Interventi

Proteggere il pianeta per prevenire future pandemie

di Riccardo Bonadeo

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(AFP)


3' di lettura


Nelle ultime settimane siamo stati posti di fronte a una sfida sanitaria e sociale senza precedenti. Una sfida che ci ha costretti a cambiare radicalmente il nostro stile di vita e a riflettere sia su quanto siamo fragili sia sull’impatto che abbiamo sul pianeta che abitiamo. L’unico che abbiamo a disposizione.
Con l’avvicinarsi – sperando che davvero così sia - della tanto sospirata piena ripartenza, dobbiamo far tesoro della lezione che la pandemia ci ha impartito per cercare di sfruttare questa consapevolezza e concentrarla su un’altra questione epocale, temporaneamente accantonata eppure così tanto interconnessa all’emergenza che stiamo vivendo: il cambiamento climatico.
Il Covid-19 ci ha messi di fronte all’importanza, finora sottovalutata, della salute, intesa sia come condizione del singolo, sia come vero asset collettivo. Negli ultimi anni il pianeta ci sta mandando dei segnali chiari, i fenomeni meteorologici estremi, aggravati dal cambiamento climatico, hanno causato mezzo milione di vittime nel mondo negli ultimi 20 anni e le stime sono cupe anche per i decenni a venire. L’innalzamento delle temperature, i materiali plastici nei mari, l’inquinamento atmosferico hanno ripercussioni reali sulla nostra salute. Pertanto, proprio in questo momento così difficile, sarebbe un grave errore non cogliere l’occasione per una riflessione più ampia sul nostro rapporto con la natura, intesa anche come dimensione connessa a doppio filo con la salute pubblica.
Non a caso, già a inizio anno – prima dell’esplosione della pandemia – l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva riservato all’emergenza climatica il primo posto nella classifica delle maggiori sfide per la salute nel nuovo decennio.
Anche i nostri mari e oceani influiscono enormemente sulle nostre vite, tutto ciò che li danneggia finisce per nuocere alla nostra salute.
Per questo One Ocean Foundation rinnova il proprio appello affinché le aziende, le associazioni, la comunità scientifica e la cittadinanza trovino nel rispetto per il pianeta e nella sua tutela una vocazione condivisa. Così come in piena pandemia abbiamo imparato a rispettarci gli uni con gli altri - indossando mascherine e guanti e rispettando la distanza sociale - dobbiamo imparare a rispettare il pianeta.
Se è vero che il virus ci ha colti impreparati, per l’emergenza ambientale e climatica abbiamo ancora la possibilità di reagire.
Abbiamo ancora la possibilità per fare interrogare ciascuno di noi, individui e aziende, su come poter fare concretamente la sua parte. Occuparsi della salute del nostro ecosistema è fondamentale dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico se si considera quanto le risorse naturali siano importantissime per lo sviluppo di molte imprese.
Le aziende hanno oggi l’opportunità, e la responsabilità, di ripensare i propri modelli produttivi per seguire un’idea sostenibile di profitto, innalzare ancora l’asticella degli standard ambientali, facendo oggi quel passo in più che ci consenta di non ritrovarci due passi indietro domani.
Alcune di queste realtà hanno già compreso la gravità di questa emergenza ambientale, e l’urgenza con la quale siamo chiamati ad agire, e si sono attivate per costruire un mondo post-Covid che sia migliore attraverso strategie di produzione innovative e sostenibili. Ma c’è ancora tanto da fare.
Sviluppo economico e sostenibilità ambientale rappresentano un binomio che non può più rimanere astratto e che è necessario si traduca in impegni concreti.
Perché proprio dalla protezione dell’ambiente passa anche la prevenzione di ulteriori incubi pandemici futuri, come quello che stiamo vivendo e che nessuno di noi vorrebbe rivivere mai più.

Vicepresidente di One Ocean Foundation

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