L’intervento

Proteine alternative, crescono gli investimenti nel food tech

I sostituti della carne rappresentano un settore promettente, che negli ultimi anni sta attirando un notevole interesse e investimenti da parte di fondi di Venture Capital

di Edoardo Gava*

(REUTERS)

4' di lettura

Le proteine di origine animale sono tra gli alimenti più apprezzati dai consumatori, al punto che, nel 2020, sono state consumate 574 milioni di tonnellate di carne, frutti di mare, latticini e uova, ovvero quasi 75 chili di questi alimenti a persona. Inoltre, il consumo è in continuo aumento, soprattutto nei mercati emergenti. Tuttavia, le preoccupazioni sui costi ambientali dell’allevamento degli animali (contestate dalle principali associazioni del settore, ndr), su come vengono trattati e sugli effetti del consumo di una tale quantità di proteine sulla salute umana si stanno sviluppando ancora più rapidamente.

Ecco perché le proteine alternative sono passate dall’essere un prodotto di nicchia a un fenomeno mainstream in pochi anni. Le carni a base vegetale sono sempre più comuni nei ristoranti fast-food di tutto il mondo, e le bevande vegetali che imitano il latte sono un pilastro in diverse diete. Alternative basate su microrganismi sono disponibili da decenni, e i ristoranti di Singapore e Israele servono già carne generata da cellule animali, o cell-based. Infatti, i clienti saranno presto in grado di cucinare nove su dieci delle ricette più popolari del mondo con proteine alternative a basso costo, specialmente quelle che richiedono carni meno strutturate come il manzo macinato. Tuttavia, quello a cui stiamo assistendo ora è solo l’inizio del “cambiamento proteico”.

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IL CONFRONTO
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Entro il 2035, quando le proteine alternative avranno raggiunto la piena parità di sapore, consistenza e prezzo con le proteine animali convenzionali, rappresenteranno probabilmente il 10-11% di tutta la carne, i frutti di mare, le uova e i latticini consumati nel mondo. Con una spinta da parte delle autorità e dei progressi tecnologici, la percentuale potrebbe salire addirittura fino al 22%.

Il mercato globale delle proteine alternative è stato approssimativamente valutato da McKinsey a quota 2,2 miliardi di dollari nel 2019 (una frazione del mercato globale della carne pari a 1,7 trilioni di dollari). Un’altra ricerca di BCG invece prevede che questo mercato raggiungerà i 290 miliardi di dollari entro il 2035, poiché i consumatori guideranno una crescita senza precedenti nel consumo di alternative a base di piante, microrganismi e cellule animali. BCG prevede anche che il consumo di proteine alternative crescerà dagli attuali 13 milioni di tonnellate all’anno a 97 milioni di tonnellate entro il 2035, arrivando a costituire l’11% del mercato globale delle proteine, anche considerando uno scenario molto conservativo.

Una più rapida innovazione tecnologica e il pieno supporto normativo potrebbero accelerare la crescita del mercato, con una crescita annuale del 14% dal 2020 al 2035. A questo ritmo, l’Europa e il Nord America raggiungerebbero il “peak meat” entro il 2025, quando il consumo di proteine animali potrebbe iniziare a diminuire.

Per sostenere la “trasformazione delle proteine” occorre effettuare una quantità significativa di investimenti lungo tutta la catena del valore. La maggior parte dei finanziamenti è attualmente diretta verso aziende che gestiscono tutta la filiera, permettendo loro di mantenere il controllo della qualità mentre sperimentano nuove tecnologie. Tuttavia, con l’evoluzione del business, emergeranno due tipi di strategie di investimento. La prima è a livello tecnologico: un’azienda che risolve una specifica sfida tecnologica (come l’aromatizzazione) diventerà quasi certamente l’azienda di riferimento per quella specifica fase lungo la catena del valore, e altre aziende potranno adottare la nuova tecnologia nei loro processi.

La seconda strategia è a livello di piattaforma, in cui società ben finanziate costruiscono piattaforme industriali generiche e capital intensive per servire interi mercati (come l'estrusione). In questo caso le aziende non adottano una tecnologia specifica ma si legano direttamente al fornitore per una logica di costo.

Le proteine alternative rappresentano un settore in rapida crescita che ha portato diversi livelli di innovazione nel settore alimentare; inoltre, ci si aspetta ancora di più nel medio/lungo termine. Il settore ha anche di conseguenza attirato, negli ultimi anni, interesse e investimenti da parte della comunità del Venture Capital: nel 2020 il valore degli investimenti ha superato i 3,5 miliardi di euro e il 2021 è proiettato verso il raggiungimento dei 4,5 miliardi di euro ( dati Dealroom, aprile 2021).

Dato lo stadio ancora “acerbo” delle tecnologie e i capitali richiesti per la ricerca e sviluppo delle aziende nel settore, il volume del mercato privato supera di gran lunga quello delle società quotate. Si prevede, di conseguenza, che nei prossimi anni le opportunità legate al mercato regolamentato aumenteranno considerevolmente, in quanto molte di queste aziende private dovranno quotarsi. I verticali sono classificati principalmente nei seguenti raggruppamenti: carne e pesce a base vegetale, carne e pesce “creati o coltivati” (in laboratorio) con cellule animali, uova e “latticini” vegetali, alimenti a base di insetti. Secondo Dealroom, i maggiori investimenti privati finora sono stati nella carne vegetale (2,1 miliardi di euro), nei “finti latticini” e nelle “uova vegetali” (1,7 miliardi di euro) e negli insetti per il consumo animale (589 milioni di euro, dati Dealroom, aprile 2021).

Gli alimenti a base di proteine alternative a base vegetale hanno beneficiato finora di un chiaro vantaggio competitivo come first mover nel mercato, e in termini di velocità di commercializzazione, costo del prodotto e aspetti normativi, mentre i prodotti “coltivati” in laboratorio hanno un maggiore potenziale a lungo termine che potrebbe alla fine rivaleggiare con le opzioni a base vegetale, ma con notevoli sfide tecnologiche da superare prima di allora.

Le proteine alternative hanno vantaggi evidenti: minori emissioni di CO2, minori problematiche a livello etico e ambientale legate agli allevamenti intensivi, con la capacità di garantire allo stesso tempo pasti saporiti, nutrienti e salutari. I consumatori sentono che stanno contribuendo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu, mentre gli investitori focalizzati sulle tematiche Esg possono trarre profitto dall’espansione di una nuova importante industria.

Nel progresso verso l'adozione delle proteine alternative, le aziende alimentari storiche e le start-up perfezioneranno e scaleranno la produzione per rendere questi prodotti alternativi più gustosi e meno costosi. Le proteine alternative saranno richieste dai consumatori, vista la recente e crescente attenzione sulla sostenibilità. Gli investitori più ambiziosi e visionari possono aiutare a finanziare la transizione e partecipare a ogni fase del processo. Beneficiando di una potenziale industria da 290 miliardi di dollari, e lavorando insieme per creare un sistema alimentare più sostenibile, ma anche gustoso.

* Contributor “The Society Magazine - Decrypting Tomorrow”, Milano Investment Partners Sgr


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