dopo cinque mesi di tensioni

Proteste, Hong Kong va in recessione

La Governatrice Carrie Lam anticipa le comunicazioni di fine mese sulla contrazione del Pil. Forte riduzione dell’attività economica e capitali in uscita verso Singapore

di Stefano Carrer


default onloading pic
(AP Photo/Felipe Dana)

3' di lettura

La parola «recessione tecnica» è stata pronunciata dalla stessa Chief Executive di Hong Kong, Carrie Lam: l’anticipazione - rispetto ai dati ufficiali che saranno comunicati il 31 ottobre- è arrivata mercoledì nell’ormai famoso video inviato dalla sua residenza al Consiglio Legislativo, in seguito all’interruzione senza precedenti del suo discorso “live” al parlamento provocata dalle rumorose proteste dei membri dell’opposizione.

Quattro mesi di tensioni politiche e manifestazioni di piazza hanno lasciato il segno, specialmente nei settori del turismo (-40% i visitatori ad agosto) e del retail (con vendite in calo di quasi un quarto). Lam ha anche accennato al «grave danno» per l’immagine internazionale della città e alla minore attrattività per gli investitori esteri. Logico che la governatrice - a differenza di ciascuno degli ultimi tre anni - non interverrà il primo novembre a un evento allegro e mondano come il Gala della locale Camera di Commercio Italiana (ICC), tradizionale appuntamento di «Italian extravaganza» per oltre 500 persone (si farà rappresentare dal Segretario al Commercio Edward Yau Tang-wah).

Il pesante declino dell’economia delle Regione Amministrativa Speciale ha trovato un riscontro nelle ultime stime ribassate del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui solo il buon primo trimestre consentirà al Pil di chiudere l’anno con un modesto +0,3% (la precedente stima era del +2,7%). Non si tratta solo delle proteste: è chiaro che Hong Kong soffre le conseguenze delle tensioni commerciali internazionali e del rallentamento della crescita cinese. Ieri la Borsa ha invertito l’iniziale tendenza positiva dopo i dati sul Pil cinese e l’Hang Seng ha chiuso in ribasso dello 0,5%. L’Msci Hong Kong Index risulta in calo di oltre il 13% da metà luglio, a fronte di una sostanziale stabilità complessiva dei mercati azionari internazionali nel periodo.

Sempre ieri Cathay Pacific Airways ha tagliato l’outlook sulla redditività, comunicando che gli utili del secondo semestre saranno inferiori a quelli del primo, dopo il secondo calo mensile consecutivo dei passeggeri (-7,1% a settembre) e indicazioni di un «significativo» declino delle prenotazioni per il resto dell’anno. La compagnia di Hong Hong ha anche rinunciato ai piani per la sua prima emissione di debito in dollari da 22 anni, a fronte dello scarso interesse preliminare degli investitori internazionali. Con la nuova stagione in corso degli utili aziendali, emerge un numero crescente di società internazionali che attribuiscono al calo del turismo a Hong Kong un ridimensionamento dei loro profitti: da catene alberghiere come Holiday Inn e Accor a vari marchi del lusso e persino quelli delle bevande come Remy Cointreau.

Un recente report di Goldman Sachs ha segnalato trasferimenti di depositi bancari verso Singapore, mentre - secondo i dati compilati da Eurekahedge - il settore degli hedge funds di Hong Kong ha accusato il peggior deflusso di risorse dai tempi della recessione globale, con riscatti netti per circa un miliardo di dollari nel terzo trimestre.

Eppure il nuovo “Global Competitiveness Report 2019” pubblicato questo mese dal World Economic Forum ha assegnato a Hong Kong il terzo posto al mondo come luogo più favorevole per fare business, con una progressione di quattro posizioni rispetto all’anno scorso attribuita al miglioramento del sistema finanziario. Al primo posto, Singapore ha superato gli Usa: tra l’altro varie aziende internazionali stanno considerando di spostare il loro quartier generale asiatico da Hong Kong alla città-stato. Secondo un sondaggio della Icc, il 28% delle risposte di aziende italiane evidenzia che si sta pensando di aprire uffici paralleli altrove, mentre il 37% segnala un singificativo impatto negativo sul business negli ultimi mesi (specie nei settori retail, turismo, ristorazione e logistica). A un’assemblea straordinaria della Icc il 22 novembre è attesa una delegazione governativa che spiegherà le misure per il rilancio dell’economia, in particolare a sostegno delle piccole e medie imprese (cosa che ha ottenuto il supporto di 9 banche). Lam ha inoltre promesso un «piano casa», con misure per render più agevole l’acquisto e l’accesso a abitazioni, esprimendo fiducia in una prossima ripresa. Peraltro l’Fmi ipotizza un Pil a un modesto +1,5% nel 2020. Sempre che la situazione nonpegiori. L’impeto delle proteste non sembra venire meno: ieri sera una grande catena umana, domani una nuova marcia per la democrazia.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...