l’altro volto della cina

Proteste di massa a Hong Kong contro le leggi sulla sicurezza. Scontri e arresti

Nel centro arresti e scontri. La manifestazione organizzata contro l’introduzione della legge sull’inno nazionale. Preoccupazione della comunità finanziaria e degli Usa

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(REUTERS)

Nel centro arresti e scontri. La manifestazione organizzata contro l’introduzione della legge sull’inno nazionale. Preoccupazione della comunità finanziaria e degli Usa


4' di lettura

La polizia antisommossa di Hong Kong ha arrestato stamattina 24 maggio almeno 120 persone, principalmente per assemblea illegale, mentre quattro membri della squadra di collegamento della polizia sono rimasti feriti, secondo un post sulla pagina Facebook della polizia. I manifestanti sono scesi in piazza contro la legge sulla sicurezza nazionale in discussione al Congresso del popolo di Pechino. È l’autorità della città-Stato a renderlo noto dopo aver avvertito le persone di non violare il divieto di riunioni di oltre otto persone, imposte per frenare la diffusione del coronavirus. Nel corso della mattinata, invece, migliaia di persone si sono unite nelle strade del vivace quartiere dello shopping di Causeway Bay per protestare e la polizia, oltre ai gas lacrimogeni, ha usato spray al peperoncino e cannoni ad acqua per cercare di disperderle. Alcuni dimostranti a volto coperto hanno eretto in strada barricate improvvisate con cassonetti e materiali di risulta per bloccare il passaggio dei mezzi della polizia. Molti negozi e altre attività commerciali hanno chiuso.

Un anno di proteste
Purtroppo gli scontri hanno evocato le proteste antigovernative che l'anno scorso hanno potato in piazza fino a due milioni di persone. «Dobbiamo alzarci e combattere e far sapere a Pechino che non ci arrenderemo mai – ha detto Joshua Wong, uno degli attivisti più importanti della città, aggiungendo che - la legge sulla sicurezza nazionale è ancora più dannosa del disegno di legge di estradizione che ha generato i sei mesi di proteste”. La manifestazione di stamattina, la più grande da quando sono iniziati i blocchi di Covid-19, era stata organizzata contro il disegno del National Anthem Bill, volto a far rispettare anche a Hong Kong l’inno nazionale cinese della “Marcia dei Volontari”, ma la preoccupazione sulle leggi di sicurezza nazionale hanno spinto più persone a scendere in piazza. Altre proteste sono previste per la fine della settimana, quando i legislatori di Hong Kong dovranno esaminare la nuova legislazione sull’inno.

La sicurezza e l’indipendenza
Le richieste di indipendenza e libertà dei manifestanti dell'hub finanziario più importante dell’Asia sono un anatema per i leader del Partito Comunista Cinese, una linea rossa insuperabile per la città governata dalla Cina. Il nuovo quadro di sicurezza nazionale proposto sottolinea l'intenzione di Pechino di “prevenire, fermare e punire” eventuali atti di secessione, sovversione o terrorismo. La protesta - la prima da quando giovedì Pechino ha proposto le nuove leggi - rappresenta una nuova sfida per il presidente cinese Xi Jinping. La preoccupazione tra i manifestati è forte: temono, dopo il recepimento di questa legge, anche di non poter più manifestare. Molti i giovani in piazza: “Ho paura di essere arrestato, ma devo ancora uscire e protestare per il futuro di Hong Kong.” ha dichiarato un ragazzo senza rivelare il suo nome.

Le nuove regole e i mercati
Le dimostrazioni nascono dalla preoccupazione per il destino della formula “un paese, due sistemi” che ha governato Hong Kong dal ritorno dell'ex colonia britannica al dominio cinese nel 1997. L'accordo sinora ha garantito alla città ampie libertà inesistenti sulla terraferma, tra cui la stampa libera e la magistratura indipendente.
Nonostante il governo della città abbia cercato di rassicurare gli investitori stranieri già venerdì 22 maggio, la Borsa di Hong Kong ha ceduto il 5,6% (peggior risultato di giornata in 5 anni). Effetti che hanno posto quasi in secondo piano un'altra svolta epocale, annunciata dal premier Li Keqiang, nell'illustrare lo stato dell'economia nel quale ha rinunciato a fissare un target di crescita della città per il 2020. Naturalmente gli investitori sono molto preoccupati dalla potenziale perdita di autonomia dell'hub finanziario, e l’azione di polizia ha attirato le critiche dei governi stranieri, di gruppi per i diritti umani e di importanti lobby commerciali. Naturalmente la Cina respinge le accuse di “ingerenza”, affermando che le nuove leggi non danneggeranno l'autonomia di Hong Kong o gli investitori stranieri.

La linea rossa e gli Usa
Quasi 200 personaggi politici di tutto il mondo hanno affermato in una nota che le leggi proposte erano un “assalto globale all'autonomia, allo stato di diritto e alle libertà fondamentali della città”. Del resto l’ex città brittanica è sempre più una pedina nella partita tra Washington e Pechino. Il segretario di Stato Michael Pompeo ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno valutando come rispondere alle leggi cinesi sulla sicurezza nazionale, che ha definito un “braccio di ferro” per l'autonomia di Hong Kong. Le opzioni includono sanzione per i funzionari cinesi, tariffe sui beni di Hong Kong e divieto di vendite di tecnologie sensibili alla città.

Usa, possibili sanzioni se Cina impone legge
Nella serata del 24 maggio si è consolidata l’ipotesi ce gli Stati Uniti probabilmente imporranno sanzioni alla Cina se Pechino attuerà la legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Lo ha affermato Robert O'Brien, il segretario alla sicurezza nazionale di Donald Trump, in un'intervista a NBC. “E' difficile prevedere come Hong Kong possa restare un centro finanziario in Asia se la Cina assume” la guida, mette in evidenza O'Brien.

Acqua sul fuoco
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ha parlato a Pechino stamattina durante il Congresso Nazionale del Popolo mentre i manifestanti stavano sfidando la polizia di Hong Kong, ha affermato che la questione è un affare interno: “è necessario fermare i separatisti, i sostenitori dell'indipendenza e le forze esterne a sostegno di “attività violente e terroristiche. Tutto ciò non influenzerà l'alto grado di autonomia di cui gode Hong Kong, né influenzerà i diritti e le libertà dei residenti in città, né influenzerà i legittimi diritti e interessi degli investitori stranieri a Hong Kong”, ha detto Wang.
Il massimo diplomatico del governo cinese ha affermato che la proposta di legge riguarderebbe una categoria ristretta di atti e non avrebbe alcun impatto sulle libertà della città né sugli interessi delle imprese straniere.
Le proteste anti-governative dell'anno scorso hanno fatto precipitare la città nella sua più grande crisi politica negli ultimi decenni, hanno colpito l'economia e hanno posto la più grande sfida popolare al presidente Xi da quando è salito al potere nel 2012

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