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Prototipazione funzionale: la stampa 3D “made in Italy” varca nuovi orizzonti

Parla Alessio Lorusso, giovane e visionario fondatore della startup barese Roboze

di Gianni Rusconi

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Parla Alessio Lorusso, giovane e visionario fondatore della startup barese Roboze


4' di lettura

«Lo skateboard realizzato la scorsa estate interamente con stampanti 3D? La più banale delle possibili applicazioni, ma utile per far capire dove si può arrivare con questa tecnologia e far comprendere il grande valore dell'additive manufacturing per la produzione di parti funzionali”. Alessio Lorusso, giovane e visionario fondatore della startup barese Roboze (è stato inserito fra gli under 30 nella classifica 2018 di Forbes nella categoria “industry”), dà l'idea di essere un imprenditore pragmatico e non incline a inutili svolazzi. E questo perché l'attività dell'azienda che guida dal 2013 è quella di progettare e costruire macchine destinate ad ambienti industriali di vario genere, lavorando al fianco di imprese di tutto il mondo per l'ingegnerizzazione di materiali ad alte prestazioni (la fibra di carbonio o il nylon, per fare un esempio) da impiegare nei processi di stampa. L'aver realizzato da zero un oggetto di largo consumo con un pezzo monoscocca, utilizzando una miscela di polimeri e composti termoplastici (Carbon PA, Peek, Flex e polipropilene), è quindi stato un esercizio di innovazione perfettamente riuscito, e lo dimostra il fatto che il prodotto è stato testato e validato con successo dallo skater professionista Fabiano Lauciello.

Le applicazioni per l'industria
Ma se quella degli accessori per il tempo libero (scarpe sportive, scarponi, attrezzi di piccolo taglio) è uno sbocco di mercato possbile e, come dice Lorusso, “una nicchia dove c'è sempre maggiore richiesta di customizzazione”, l'ambito di intervento principale di Roboze rimane in ogni caso un altro. Quello industriale. L'azienda è infatti attiva in settori come la difesa, l'aerospazio, l'automotive e il motorsport, la moda, la robotica o l'oil&gas con un approccio che, come spiega Lorusso al Sole24ore, non cambia: “non facciamo prototipazione in modo tradizionale e ci siamo da subito focalizzati sulla ricerca della migliore combinazione possibile dei super polimeri per raggiungere un livello di precisione e versatilità nella stampa tale da poter produrre manufatti che sostituiscono i metalli anche nelle condizioni di esercizio più estreme, in presenza di altissime temperature e di agenti corrosivi, abrasivi e usuranti”. L'accordo siglato con Solvay, un colosso mondiale nel settore dei polimeri avanzati, va per l'appunto nella direzione di accelerare l'adozione di soluzioni di stampa 3D ad alte prestazioni per la produzione di parti on demand nei settori più estremi.

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Le novità: ecco il termoplastico più performante al mondo
Nello stesso solco vanno naturalmente anche le nuove soluzioni che Roboze è pronta a portare sul mercato, dopo averle presentate nel corso dell'ultima edizione di Formnext, la principale fiera europea dedicata all'additive manufacturing (tenutasi a Francoforte sul Meno lo scorso novembre). Parliamo nel dettaglio di una macchina, la Argo 350, in grado di aumentare sensibilmente le possibili applicazioni in ambito industriale sfruttando un piano di lavoro di 350x300x300 mm e di un sistema integrato, l'Heat Treatment Process, che va a coprire tutte le fasi necessarie (dalle operazioni pre-stampa fino al post processing termico) per la produzione di prototipi funzionali e componenti finiti con materiali compositi e super polimeri ad alte temperature. La vera chicca di Roboze, invece, si chiama Extem Amhh811f Filament, un materiale che si presenta con l'etichetta di termoplastico termicamente più performante al mondo e sarà disponibile (grazie alla collaborazione con Sabic, società saudita attiva nel settore dei polimeri industriali) in esclusiva solo su sistemi dell'azienda barese.

Il nuovo paradigma esce dalle case
La filosofia dell'azienda pugliese, che nasce da forti competenze in campo meccatronico e si appoggia a un variegato team di talenti (chimici, scienziati, ingegneri), rappresenta per alcuni aspetti un cambio di paradigma sostanziale, una sorta di nuova frontiera, rispetto al concetto di stampa 3D che abbiamo iniziato a conoscere anni fa, quando si credeva (erroneamente) che la manifattura additiva potesse diventare una moda diffusa nel mondo consumer e quindi dentro le case. Roboze lavora invece sulla prototipazione funzionale (intesa come evoluzione di quella rapida) per arrivare alla produzione di pezzi finiti unici o in piccoli lotti e di componenti di serie da assemblare in velivoli, automobili, impianti e macchinari di vario genere. “Anche nel caso di prodotti di test – aggiunge Lorusso -, il prototipo è rispondente alle reali condizioni di utilizzo e diventa il primo pezzo della produzione su scala industriale”.

Un'opportunità anche per le Pmi
Alle spalle di questa filosofia c'è un costante investimento in ricerca e sviluppo per l'ingegneria dei materiali e le nuove tecnologie. Il fiore all'occhiello della società si chiama “Beltless System”, una soluzione brevettata che permette di raggiungere livelli di precisione fino a 25 micron su sistemi di stampa 3D a filamento, cui fa pendant un estrusore meccanico di produzione italiana in grado di gestire materiali ad alta viscosità come il Peek (polietere etere chetone, un polimero termoplastico), senza minimamente inficiare sulla qualità di stampa finale. “Partiamo dall'applicazione finale – conclude il founder di Roboze - per stampare in 3D un pezzo che rispetti in toto le funzionalità dell'oggetto prodotto in modo tradizionale, puntando sulle prestazioni e sulla qualità dei materiali da una parte e sull'ottimizzazione dei costi e dei tempi di lavorazione dall'altra”. Con una certezza, che suona come un appello rivolto a molte Pmi italiane: “la manifattura additiva e on demand in ambito industriale è una tecnologia di svolta anche per le piccole e medie imprese, non solo per le grandi. Siamo convinti che per proporre soluzioni a favore della digitalizzazione delle imprese produttive, in Italia come su scala internazionale, sia necessario valorizzare gli investimenti attraverso un approccio collaborativo tra aziende, e quindi persone e competenze, appartenenti a settori differenti”.

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