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Prototypes for Humanity ha scelto le 100 migliori innovazioni realizzate in 450 Università

Un successo il progetto Prototypes for Humanity lanciato negli Emirati arabi uniti

di Laura La Posta

Tutti i protagonisti di Prototypes for Humanity 2022 al termine della premiazione al Duba international financial centre; al centro la presidente della giuria, Sua Altezza Sheikha Latifa bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum

16' di lettura

Il mondo visto dai giovani innovatori è un crogiolo di problemi insostenibili, esternalità negative e inefficienze evitabili, che però possono essere alleviati con un uso non convenzionale e integrato di tutte le tecnologie a disposizione, anche se create per altri scopi. Il pianeta è visto come un ambiente naturale compromesso, mortificato dal proliferare di plastica negli oceani e dall’inquinamento e schiaffeggiato da eventi climatici estremi a cui bisogna sopravvivere senza potervi porre rimedio, creando oggetti multiuso salvavita in caso di alluvioni o incendi.
Gli esseri umani sono considerati con disincanto, con tutti i loro limiti (di salute, di dipendenza da droghe, di disabilità) e la tendenza a scatenare guerre, ma le tecnologie 3D, 4D e cyborg (cybernetic organism), gli apparecchi biomedicali hi-tech e le nuove frontiere della chimica e della farmaceutica possono alleviare le loro sofferenze o quelle causate ad altre persone.
Questo è lo scenario che si ottiene quando si selezionano i cento migliori progetti di innovazione e ricerca fra le eccellenze accademiche di tutto il mondo, realizzati dai più brillanti studenti e PhD e dai loro professori.

I protagonisti di Prototypes for Humanity

A realizzare il sogno di leggere nella mente dei giovanissimi ricercatori e scienziati più cool è il progetto Prototypes for Humanity, realizzato a Dubai, negli Emirati arabi uniti, sotto il patronato di Sua Altezza Sheikha Latifa bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum (principessa della famiglia reale, presidente dell’Autorità per la cultura e le arti e membro del Consiglio di Dubai). Il progetto può contare sulla partnership e il ruolo propulsivo di attori chiave della regione, come il Dubai international financial centre, il principale hub finanziario per il Medio Oriente, l’Africa e l’Asia meridionale, la Dubai Culture & Arts Authority , ente dedicato alla cultura, alle arti, al patrimonio e alla letteratura nell’Emirato, A.R.M. Holding, società di investimento privata focalizzata su investimenti d’impatto sociale e Art Dubai Group, una partnership pubblico-privato che gestisce gli eventi culturali di maggior successo della regione. Forti le capacità attrattive, organizzative ed economiche, quindi, di un progetto che offre a tutti i partecipanti ospitalità e accesso a un networking di alto livello con il mondo accademico e aziendale, contatti con gli investitori, formazione imprenditoriale e un premio di 100mila dollari in totale per i migliori progetti in quattro ambiti: ambiente, salute, società e corporate solutions.

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L’edizione 2022 al Dubai International financial centre

Non è un caso, dunque, che l’evento di Dubai sia diventato anche una grande piattaforma internazionale dedicata a selezionare le soluzioni più innovative e concrete ideate da universitari in tutto il mondo per affrontare le sfide più urgenti dell’ambiente, della salute e della società, mettendo in contatto mondo accademico, governi e aziende con le migliori startup e con i talenti emergenti.
La premiazione si è svolta a Dubai, alla presenza di tutti questi soggetti, più venture capitalist ed esponenti del Dubai International financial centre (sede dell’evento). Forte l'interesse anche da parte degli investitori per i cento progetti esposti e presentati da giovani e docenti università prestigiose come Stanford, Mit, Oxford, Cambridge, Harvard, Columbia, ETH di Zurigo, Tsinghua, fra le altre, e per l'Italia Naba (Nuova accademia di belle arti), Università degli studi di Roma Tre e Università di Trento. L’edizione 2022 ha avuto il record di università candidate da 25 nazioni africane e da altri Paesi economicamente emergenti fra cui India, Brasile, Indonesia, Messico, Turchia, che spiccavano per originalità e pragmatismo.

La presidente della giuria, Sua Altezza Sheikha Latifa bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum, in visita all'esposizione, accompagnata da Tadeu Baldani Caravieri

Il concept spiegato da Tadeu Baldani Caravieri

«Le 450 Università di questa edizione hanno a loro volta collaborato con più di 90 istituzioni scientifiche e creative internazionali, facendo di Prototypes for Humanity il più grande programma al mondo dedicato al talento accademico attraverso discipline diverse, alla ricerca di idee, progetti e innovazioni all’avanguardia che abbiano il potere di cambiare il mondo e di affrontare con un impatto positivo e concreto le sfide critiche del futuro, in particolare sociali e ambientali, che oggi riguardano tutti noi», ha dichiarato al Sole 24 Ore il direttore e fondatore del progetto, Tadeau Baldani Caravieri.
Il giudizio di Baldani Caravieri, cresciuto in una famiglia di origini italiane e sposato con un’italiana, è particolarmente rilevante, al pari del suo apporto per il successo della manifestazione, vista la sua grande esperienza sui fronti dell’innovazione e degli investimenti. Infatti, prima del Global Grad Show, evento predecessore di quello attuale di cui era al pari direttore, questo brillante brasiliano che vive a Dubai già lavorava in ambito Mergers & Acquisitions e supportava le startup nella loro crescita e nel fundraising. Anche adesso è un investitore con un portafoglio di partecipazioni in aziende hi-tech ad alto potenziale di crescita.
«Il Global Grad Show era nato nel 2015 come mostra incentrata sul design di innovazione – ha spiegato -. Con questa sua nuova identità, Prototypes for Humanity intende consolidare il suo obiettivo di diventare un catalizzatore di soluzioni concrete, di impatto tangibile, attraverso la ricerca. Il suo programma si è evoluto negli anni e oggi questa sua prima edizione si presenta come una piattaforma multidisciplinare e collaborativa ideata per creare alleanze strategiche e mettere in contatto governi e aziende pubbliche e private con le migliori startup, i talenti emergenti e le soluzioni più innovative nel settore dell'ambiente, della salute, della società e delle corporate solutions».
Nelle giornate della manifestazione, il pubblico e gli investitori hanno potuto apprezzare in profondità i migliori cento progetti selezionati per questa edizione 2022, partecipare ai talk e conoscere i quattro vincitori finali decretati dalla giuria, composta da figure chiave del governo, del settore privato, delle agenzie di sviluppo umanitario e da importanti esponenti del settore finanziario e creativo: la presidente, Sua Altezza Sheikha Latifa bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum, la ministra del cambiamento climatico e dell’ambiente degli Eau, Mariam bint Mohammed Saeed Hareb Almheir, il Ceo del Difc, Arif Amiri, il capo dell’innovazione dell’Unicef, Kristoffer Gandrup-Marino, il fondatore e Ceo della società di consulenza di design industriale Hodges & Drake, Chris Drake, l’amministratore delegato di A.R.M. Holding, Mohammad Saeed Al-Shehhi.
«L’obiettivo era anche sensibilizzare su problemi globali, ispirare soluzioni concrete e avviare nuove collaborazioni tra università, imprese grandi e piccole, settore pubblico e privato – ha raccontato Baldani Caravieri - I progetti di quest’anno presentavano infatti soluzioni concrete e rapidamente utilizzabili per alleviare problemi urgenti e tangibili, quali il cambiamento climatico e gli eventi estremi che ne sono il risultato, la sicurezza alimentare, la scarsità d’acqua. Non sono mancate, inoltre, ipotesi di ricerca e attuazione di progetti per intervenire sul futuro a lungo termine, ad esempio sul fronte del carbon storage (il sequestro di anidride carbonica) che può produrre energia associabile a sistemi di accumulo efficienti».

Il ricercatore iraniano di Cambridge Mohammad (Omid) Saghafifar ha presentato il progetto “Carbon Capture Battery”, selezionato tra i vincitori

Carbon storage con batterie nel primo progetto vincitore

Alla fine, il premio di 25mila dollari ciascuno è andato a quattro progetti originali ed eterogenei, che hanno nella diversity dei talenti che li hanno espressi il loro punto di forza. Particolarmente rilevante, ai fini della sua finanziabilità, il progetto vincitore della categoria Corporate solutions: “Carbon Capture Battery”, presentato dalle università di Cambridge (in Gran Bretagna) e di Calgary (in Canada).
Si tratta di una soluzione per rimuovere l’anidride carbonica dall'atmosfera, grazie a una sostanza assorbente in fase di brevetto, generando al contempo energia da accumulare in una batteria altamente efficiente, in grado di immetterla nella rete elettrica quando il prezzo è più elevato e rendendo l'intero processo redditizio. La soluzione è stata presentata da due ricercatori iraniani, Mohammad (Omid) Saghafifar e Seyed Mojtaba Hashemi, il primo in attesa della cittadinanza britannica e il secondo nato in Canada.
«Ci siamo conosciuti in ambito accademico – ha raccontato Saghafifar, che dopo il PhD è diventato ricercatore associato a Cambridge –: uno stava lavorando alla carbon capture, che può alleviare il riscaldamento globale eliminando dall’atmosfera un gas clima-alterante, l'altro stava sviluppando una batteria altamente efficiente. Le due soluzioni erano complementari e le abbiamo integrate in un unico sistema che, catturando carbonio, produce anche calore ed energia, accumulabile e rivendibile con immediato beneficio economico». E l’anidride carbonica catturata dove finisce? Sottoterra, come per tutte le altre soluzioni di carbon storage allo studio, ad esempio in pozzi di petrolio, miniere o giacimenti di metano esauriti.
«Questo progetto ci ha colpito fin dalla selezione – ha spiegato Carlo Rizzo, editor di Prototypes for Humanity, che ha curato la complessa macchina del bando, della sua promozione anche in aree svantaggiate, della selezione dei candidati -. La Carbon capture battery è una soluzione ambiziosa a un grande problema: l'eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera, generato dall'inquinamento e dalle attività umane e non sufficientemente assorbibile da parte degli alberi tramite la fotosintesi clorofilliana. Sistemi di carbon storage sono in fase di sperimentazione in tutto il mondo, ma sono ancora troppo costosi e quindi la ricerca non sta avanzando in modo veloce. Invece questo progetto di Cambridge e Calgary rende il processo redditizio, perché l'energia prodotta nel processo di sequestro del carbonio e accumulata nelle batterie ad alta performance può essere poi immessa nella rete elettrica e venduta, restituendo redditività al processo».
Una soluzione indubbiamente brillante, in un settore, quello della carbon storage, finanziato da big mondiali come Bill Gates. «Abbiamo partecipato al suo bando che attribuisce finanziamenti cospicui e speriamo di superarlo, spinti anche dal successo ottenuto in Prototypes for Humanity», ha raccontato Omid Saghafifar, che ha scelto la Gran Bretagna come seconda patria viste le porte in faccia sbattute dagli Stati Uniti, a causa delle tensioni Iran-Usa. Meglio così: resterà in Europa lo sviluppo di questa soluzione, che sarà ingegnerizzata da Remedium, la società creata dal giovane ricercatore (che ne è anche Chief technology officer).

La ricercatrice turca Merve Kalan ha presentato il progetto “Aerostat”, selezionato tra i vincitori

Gli altri tre progetti vincitori ad alta creatività e tecnologia

Il tema dell’energia pulita emerge anche dal premio vinto nella categoria Società, andato alla Kwame Nkrumah University of Science and Technology del Ghana per il progetto “AkoFresh”. Si tratta di un centro di stoccaggio del raccolto agricolo, refrigerato grazie all'energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici sul tetto. Il sistema è completato da un compressore, da un’unità di condensazione e da un evaporatore, il tutto a zero emissioni di gas serra. La soluzione può essere strategica in particolare nelle aree off-grid, cioè non collegate alla rete elettrica (si pensi ad esempio a zone remote dell’Africa).
Se i depositi dei raccolti agricoli sono refrigerati, si riducono drasticamente le perdite di materie prime post raccolto. L’attuale spreco di cibo pre-mercato, in Africa, è stimato intorno al 30-50%; preservare queste risorse può indubbiamente creare valore aggiunto agli agricoltori, anche perché aumenta la shelf-life dei prodotti agricoli da 5 a 21 giorni e dà più tempo per venderli al prezzo giusto. I giovani premiati si chiamano Mathias Charles Yabe, Dhruvika Sosa e Arina Machine.
In ambito Salute, il premio è andato alla Nanyang Technological University di Singapore per il progetto “FormaCyte device”, che si presenta come una nuova frontiera per la gestione del diabete di tipo 1. L'ingegnere biomedico Nam Tran ha ideato un piccolo impianto da applicare sottopelle, che permette il controllo costante della glicemia e l'erogazione ottimale di insulina, riducendo la necessità di immunosoppressori. Il device incapsula cellule cellule secernenti insulina dentro una membrana semipermeabile che automaticamente rileva il livello di glucosio nel sangue e rilascia insulina nella giusta quantità. Il sistema migliora anche l'accesso all’ossigeno delle cellule circostanti, con benefici per l’organismo.
Nella categoria Ambiente ha invece vinto Merve Kalan, dell’Università turca Middle East Technical University, con il progetto “Aerostat”. La soluzione proposta consiste in un piccolo aerostato a elio per il rilevamento precoce degli incendi nei boschi. In presenza di fumo, rilevato dai sensori, il sistema si attiva: gonfia un pallone all’interno, che fuoriesce dal dispositivo e lo solleva in alto, oltre le cime degli alberi, in modo tale da segnalare il luogo preciso dell'incendio, anche di notte grazie alla vernice fosforescente al buio. Piccoli pannelli solari sulla superficie del dispositivo, appena più grande di un idrante, fanno da backup alle batterie interne.
Questa soluzione della designer industriale turca consente di intervenire precocemente in caso di incendio e di identificare in modo chiaro l’area di innesco, prima che le fiamme si espandano. «L’obiettivo è contrastare la piaga degli incendi, che ormai sono diventati catastrofici in diverse aree del pianeta, per le prolungate siccità acuite dai cambiamenti climatici in atto», ha acutamente rilevato la giovane inventrice.

Carlo Rizzo e Tadeu Baldani Caravieri, rispettivamente curatore e direttore-fondatore di Prototypes for Humanity

La diversity dei partecipanti leva di successo

Fin qui i progetti vincitori. «Ma ciascuno dei cento progetti presentati a Prototypes for Humanity è degno di interesse e ha elevati profili di finanziabilità – ha osservato Carlo Rizzo -. Non a caso, molti candidati sono stati invitati a partecipare dopo aver vinto bandi o concorsi nel loro Paese. Due persone del nostro team cercano progetti validi in tutto il mondo e questo è fondamentale per garantire la diversity della manifestazione e che le soluzioni proposte abbiano un vero impatto sociale e rispondano a problemi autentici che emergono in tutto il pianeta e non siano solo il frutto di attività di marketing delle università più attrezzate sulla comunicazione esterna».

La laureanda in ingegneria Diana Zagarella ha presentato il progetto “Olivair”

I progetti italiani presentati a Dubai: Olivair

Anche i tre progetti italiani presentati a Dubai si sono messi in luce per pragmatismo e originalità. “Olivair” è un drone impiegabile in agricoltura, presentato da Diana Zagarella dell’Università degli studi di Roma Tre, prima ancora della sua laurea, e già diventato startup strutturata in modo professionale, con un team d’eccellenza. Si tratta di un drone elettrico che rivoluziona la raccolta delle olive, facendole cadere nelle reti grazie al vento prodotto dalle eliche, in modo programmato, senza sprechi nell’attesa della maturazione o del vento, anche su terreni scoscesi non raggiungibili dall'uomo o dove non è redditizio pagare lavoratori per la raccolta.
«Attualmente gli strumenti più utilizzati per la raccolta delle olive sono gli scuotitori: si tratta di trattori con un braccio meccanico che aggancia il tronco dell'albero e scuotendolo determina la caduta delle olive – ha spiegato Diana Zagarella, la cui famiglia possiede da generazioni un uliveto in Calabria -. Questo strumento presenta però numerose limitazioni: non agisce nelle zone pendenti (35% delle zone coltivate), è estremamente lento e danneggia la pianta. Inoltre, l’impiego di carburante risulta molto inquinante per l’ambiente. Olivair è un’idea che nasce dall'osservazione della natura. L’arrivo di venti forti determina la caduta di parecchie olive così, per non sprecare parte del raccolto, è necessario procedere tempestivamente al recupero della restante parte. Allora mi sono chiesta: e se il vento si trasformasse da problema a soluzione? E se il produttore potesse controllare il vento? Il nostro drone Olivair, semplicemente volando sopra gli alberi, permette di raccoglie in qualsiasi zona, tre volte più velocemente degli scuotitori e senza danneggiare la pianta. Inoltre, trattandosi di un drone elettrico, non produce inquinamento. Da un punto di vista puramente economico, la velocità di raccolta ed il recupero delle zone scoscese permettono di stimare un aumento dei profitti per i produttori di circa il 30%».
Il gruppo di Olivair nasce dal percorso di formazione Dock3, organizzato dall’Università di Roma Tre. Durante il percorso accademico, i componenti del team, Diana Zagarella, Dario Marroccu e Giacomo Longaroni hanno potuto verificare la reale necessità di un prodotto simile sul mercato, intervistando una trentina di 30 olivicoltori. Nel team è poi entrato anche Alberto Zagarella, analista finanziario e fratello di Diana, il quale si è occupato della revisione del business plan e della validazione del mercato.
Il gruppo è stato seguito sin dal principio da Umberto Iemma, professore ordinario di costruzioni aeronautiche presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi Roma Tre, presente a Dubai. «Ho subito appoggiato il progetto, revisionandone gli aspetti tecnici, quali lo sviluppo concettuale, la fase di sperimentazione sul campo e l’analisi del rischio, necessaria a rendere conforme il progetto alle normative vigenti - ha raccontato -. È davvero un piacere insegnare a studenti con un così elevato spirito d’iniziativa e aiutarli a capire nel concreto l’importanza dei calcoli matematici che sono alla base della meccanica applicata e dell’aeronautica».
Alla fase di test hanno contribuito Alessandro Lidozzi, professore associato di macchine e azionamenti elettrici e Jacopo Serafini, ricercatore di meccanica del volo. Un dream team, quindi, che già sta attirando l’interesse degli investitori. Intanto, proseguono i lavori nella startup, che ha coperto la sua idea progettuale con una richiesta di brevetto. Ora via libera alla progettazione del drone e ai test sperimentali per calcolare la quantità di olive cadute rispetto al tempo di azione dell’elica.

Il team del progetto “Paladino”, composto da Michele Grisafi, Bruno Crispo e Luca Degani

Il progetto di Trento sulla cybersecurity

Anche gli altri due progetti italiani presentati a Dubai hanno un forte potenziale di mercato. “Paladino” è un sistema informatico in grado di difendere dagli attacchi informatici gli ambienti complessi con una moltitudine di piccoli device, come ad esempio gli impianti produttivi 4.0 densi di sensori smart che rilevano e trasmettono dati.
«Il mondo dell’industria è cambiato, grazie alla Industrial Internet of Things (IIoT): un insieme di piccoli dispositivi integrati nell’ecosistema di un impianto produttivo che consentono di migliorare sensibilmente l’efficacia dei processi e di potenziarne il controllo - ha spiegato a Dubai Michele Grisafi, studente PhD in Cybersecurity dell’Università di Trento e amministratore delegato della startup che vende il sistema “Paladino” -. Questi vantaggi hanno portato alla rivoluzione industriale che porta il nome di Industria 4.0. Lo stesso paradigma dell’Operational technology (OT) è ormai usato in molti altri contesti. Così ora possiamo trovare una moltitudine di dispositivi OT nelle infrastrutture critiche di vari settori: dall’industria energetica al contesto sanitario.Sebbene questi dispositivi siano ormai di estrema importanza ed abbiano un impiego quasi ubiquo, la loro protezione viene però troppo spesso trascurata. I motivi di questa lacuna sono principalmente due: non esiste una buona consapevolezza dei rischi relativi ai cybercriminali e la sicurezza richiede tradizionalmente ingenti costi di ristrutturazione dell'infrastruttura. La nostra startup Security Embedded nasce con l’obiettivo di fornire soluzioni informatiche in grado di porre rimedio all’attuale situazione».
Infatti, gli ambienti caratterizzati da questo modello di informatica diffusa hanno molti potenziali punti di accesso da parte di intrusi e sono pertanto difficili da difendere da cyberattacchi. Il sistema co-progettato da Michele Grisafi è basato su un software Tee (Trusted security environment) che va installato su ogni microcontroller e funge da scudo contro eventuali attacchi. La startup Security embedded può contare anche su Luca Degani (Chief technology officer) e su un advisor d’eccellenza: il professor Bruno Crispo, docente del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento.

Il professor Luca Ferreccio della Naba (Nuova accademia di Belle arti di Milano) ha illustrato il progetto “Crisàlys”

La Naba di Milano in vetrina a Dubai

Infine, l’ultimo progetto italiano presentato a Prototypes for humanity è “Crisàlys”, uno smalto per unghie che funge da rilevatore delle cosiddette droghe dello stupro, presentato dalla Naba, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Come funziona? Basta applicare lo smalto e mettere un dito con nonchalance nel drink offerto: a contatto con la droga, lo smalto cambia colore, rivelandone la presenza. Una soluzione molto utile per evitare violenze: infatti queste droghe (Ghb, Gbl e Bd) sono commercializzate come liquidi inodori e insapori e possono essere facilmente versati in ogni bevanda, causando nella vittima la perdita del senso della realtà, l’allentamento delle inibizioni e l’assenza di memoria di quanto accaduto mentre i suoi effetti si dispiegavano.
Il progetto è stato proposto da quattro studentesse della Naba: Marta Bartesaghi, Gaia D’Ettore, Alessia Radaelli, Jeannette Rubino. A Dubai era presente il loro professore, Luca Ferreccio, senior lecturer della Graphic design area di Naba, che ne ha spiegato la valenza non solo sociale, ma anche in chiave di sostenibilità. «Il reagente che cambia colore è stato creato negli Usa, ma il progetto lo ha implementato, migliorato, trasformato in brand e “vestito” sotto forma di uno smalto cool, in una confezione ecosostenibile che può essere riutilizzata come porta-dischetti struccanti, in ottica di economia circolare – ha spiegato -. La boccetta è ricaricabile, seguendo i criteri delle 3R (ridurre il packaging, riutilizzare, riciclare). Lo smalto è trasparente, genderless, pratico da portare con sé grazie a un pratico moschettone da appendere a una borsa o a una cintura. Un brillante esercizio di creazione di un brand, di design e di packaging, quindi, in linea con lo spirito e il corso di studi alla Naba».

Il ricercatore-manager polacco Maciej Głowacki ha presentato il progetto “Sygnis”

Una selezione degli altri progetti selezionati

Fin qui i vincitori e gli italiani in gara a Prototypes for Humanity. Ma in verità anche gli altri 93 progetti in esposizione a Dubai sono particolarmente rilevanti. Alcuni spiccano per originalità e sono degni di menzione. Ad esempio, la sedia a zattera per le famiglie che vivono in zone alluvionali: “Noah”, proposta da studenti di De La Salle-College of Saint Benilde nelle Filippine, è una sedia galleggiante leggera che si apre e si trasforma in un guscio con kit di pronto soccorso e pagaia a bordo, per salvare vite umane in caso di inondazione. Di rilievo anche una barriera galleggiante per evitare che i rifiuti di plastica nei fiumi entrino negli oceani: “Trashboom” è stata presentata dalla Bergische Universität Wuppertal in Germania.
Molto utile, e già sperimentato sul campo, nella guerra in Ucraina, il laccio emostatico stampato in 3D che interrompe l’afflusso di sangue a un arto ferito. “Sygnis”, proposto dalla Academy of fine arts di Varsavia in Polonia, è un prodotto facile da creare e assemblare, progettato per arrestare immediatamente il flusso sanguigno da una ferita o da una lesione, riducendo significativamente il rischio di morte in situazioni di emergenza.
Il suo creatore, Maciej Głowacki, già lavora in una grande società e ha messo in open source il progetto, per i fini umanitari perseguiti. «Ogni laccio creato costa solo 5 dollari, rispetto ai 35 di un laccio emostatico classico, ma soprattutto è immediatamente fruibile, senza aver bisogno di velcro o di un Omnitape difficilmente reperibili su un campo di battaglia – ha spiegato Glowacki -. Abbiamo spedito in Ucraina diversi kit per realizzarli, con semplici istruzioni, e siamo fieri di poter dire che hanno già salvato diverse vite umane. Purtroppo, però, la richiesta in Ucraina è in aumento e questo è un triste segnale, riguardo allo svolgimento della guerra. Supporteremo l’Ucraina in ogni modo, per difenderla dall’aggressione russa».
Anche altri progetti hanno una forte valenza sociale. Ne è un esempio il sistema finanziario data-based per i piccoli proprietari rurali senza conti bancari “Pollen”, presentato dalla Copperbelt University dello Zambia, che consente agli agricoltori di effettuare transazioni finanziarie fornendo un ecosistema per i pagamenti e microprestiti a prezzi accessibili su un sistema blockchain. “Survive”, del National Institute of Design Haryana, in India, consiste invece in dispositivi a basso costo per la lavanda gastrica che richiedono una formazione minima e tempi minimi di attivazione, per affrontare i casi di auto-avvelenamento tra gli agricoltori, tra i quali c’è un allarmante tasso di suicidi in diverse comunità rurali.
È un test Covid-19 ultra accurato e a basso costo “Curial”, proposto dall’Università di Oxford, che ha riferito di test di screening clinicamente testati e con intelligenza artificiale per ridurre le diagnosi errate di Covid-19 a meno dell’1%, producendo risultati 10 volte più veloci degli attuali test Pcr.
È invece un test di gravidanza accessibile per non vedenti “Apt” del Massachusetts Institute of Technology: si tratta di un kit di test approvato dalla Fda che utilizza la tecnologia delle vibrazioni per offrire alle donne non vedenti una maggiore privacy e indipendenza durante il test.
Curio”, del Dubai Institute of design and innovation, rappresenta un dispositivo tecnologico che migliora l’esperienza di apprendimento degli ipovedenti. “Defi”, del Technion – Israel Institute of Technology, vuole essere un’economica e accessibile alternativa al defibrillatore tradizionale: si tratta infatti di un dispositivo facile da trasportare per intervenire prontamente in caso di arresto cardiaco. “Thermowear”, della Zhejiang University in Cina, rende i tutori ortopedici intelligenti, grazie a sensori avanzati, e più adattabili integrando strutture elettroniche e metamateriali con materiali termoplastici.
Interessante anche l’idea alla base di “GoRolloe”, della London South Bank University: si tratta di accessori per ruote di bicicletta che filtrano l’aria, utilizzando il movimento e l’energia del ciclista, e riducendo così l’inquinamento atmosferico.

Una fabbrica di startup a impatto sociale

Oltre ai contatti con gli investitori, ai workshop formativi e al networking tra professori e tra ricercatori (senza parlare del premio economico in palio), a tutti i partecipanti è stata offerta anche la possibilità di partecipare all'Entrepreneurship programme, un’iniziativa di online training dedicata agli inventori che intendono portare sul mercato i loro progetti. Non solo: i progetti presentati in questa prima edizione di Prototypes for Humanity, più quelli delle edizioni passate del suo predecessore Global Grad Show, costituiscono un database di oltre mille innovazioni di grande interesse. Un archivio online sempre aggiornato di brillanti startup o possibili imprese a impatto sociale, utile agli investitori interessati al finanziamento di aziende nell’ambito dell’impact investing. Ed è proprio questa l’ambizione della manifestazione di Dubai.
«Prototypes for Humanity è un'occasione per mettere a fuoco i problemi delle comunità locali, dell’umanità e del pianeta in generale, ma anche per avere una panoramica su quelle che sono ad oggi le potenziali soluzioni più interessanti proposte da giovani menti brillanti di tutto il mondo che lavorano quotidianamente su questi temi – ha spiegato al Sole 24 Ore il direttore e fondatore del progetto, Tadeau Baldani Caravieri -. Il prossimo passo sarà continuare la conversazione tra pubblico e privato, università e venture capitalist, ricercatori e finanziatori per tutto l’anno e non solo nei giorni della manifestazione. Vogliamo aiutare i giovani a realizzare i loro progetti e a trasformarli in prodotti, con l’aiuto di consulenti e investitori. Se vinceremo anche questa sfida, allora Prototypes for Humanity avrà una valenza strategica sull’ecosistema mondiale delle startup a impatto sociale. E se c’è un luogo al mondo dove si può realizzare questo proposito è Dubai, sono gli Emirati arabi uniti, autenticamente interessati all’innovazione e in fase di costruzione del futuro, non solo per il loro Paese ma per il pianeta».
Studenti, ricercatori e docenti universitari possono monitorare la pubblicazione del bando 2023 online: la corsa alla prossima edizione di Prototypes for Humanity è già cominciata.

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