carenza medici

Prove di autonomia in Sanità: la Lombardia “assume” 2mila specializzandi in corsia

Il provvedimento era stato impugnato dal Governo Gentiloni, ma ora la Consulta dà ragione alla Lombardia che per fronteggiare l’emergenza personale ricorrerà ai giovandi medici al quarto e quinto anno di specializzazione.

di Barbara Gobbi


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2' di lettura

Un’iniezione massiccia, nel segno dell’autonomia, di duemila giovani medici specializzandi al quarto e quinto anno nelle corsie degli ospedali lombardi, a costo zero per i cittadini. La decide la Regione guidata da Attilio Fontana, per fronteggiare l’emergenza personale che svuota le strutture e crea disagi nelle specialità più colpite dalla desertificazione della professione. Aree strategiche, come la pediatria, le ortopedie o le chirurgie.

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La delibera appena adottata dalla Giunta parte da lontano: dalla legge di riforma del Servizio sanitario regionale del 2015. Poi era arrivata l'impugnativa depositata dal Governo guidato dall’ex premier Paolo Gentiloni nel febbraio 2018 davanti alla Corte Costituzionale, rispetto alla quale la Regione si era costituita in giudizio conquistando l'avallo della Consulta. «Se da domani i nostri specializzandi potranno operare con progressiva autonomia nei nostri ospedali è perché non ci siamo arresi», avvisa il governatore Fontana rivendicando le ragioni dell'autonomia su cui la sua Regione è in prima linea nel braccio di ferro con il governo.

Ma cosa faranno i duemila specializzandi? «Il percorso di introduzione alla professione sarà graduale e – chiarisce l'assessore al Welfare Giulio Gallera – non andrà a discapito dell'assunzione di nuovi medici». I giovani camici bianchi infatti non vanno a pesare nella pianta organica ma continueranno a percepire la borsa di studio, arricchita ovviamente dalla polizza assicurativa. L’avvio dell'iter parte dalla decisione da parte di un tutor che un atto medico possa essere compiuto in autonomia dallo specializzando già adeguatamente formato. Da qui si passa all’indicazione da parte del tutor dell'atto medico che lo specializzando può svolgere riferendosi ad adeguate direttive e con la garanzia di un “pronto intervento” da parte del tutor se servono consulenze o affiancamenti dello specializzando. Infine, sta sempre al tutor individuare la tipologia dei casi clinici assegnabili a ogni medico in formazione, nell'ambito dell'autonomia operativa e decisionale che viene riconosciuta al giovane camice bianco.

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