La giornata

Prove generali d’intervento Bce, i mercati ora ci credono

Milano recupera l’1,51% dopo l’apertura di Olli Rehn a mosse «significative e d’impatto» dell’Eurotower a settembre. Euro di nuovo sotto 1,11

di Maximilian Cellino


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Giornata intensa per le borse globali (qui quella di Madrid), ormai in attesa dei nuovi stimoli Bce (Epa)

3' di lettura

Le Banche centrali, con le loro politiche monetarie nuovamente espansive, tornano a occupare il centro del palcoscenico dei mercati dopo alcune settimane durante le quali erano finite dietro le quinte, lasciando spazio a temi più preoccupanti per gli investitori quali il duello su commercio, dazi e cambi fra Usa-Cina e i crescenti rischi di recessione (per non parlare, in chiave italiana, della crisi di Governo). E lo fanno in grande stile, soprattutto con riguardo alla Banca centrale europea e all’intervista concessa al Wall Street Journal da Olli Rehn.

Il Governatore della Banca di Finlandia (uno dei papabili successori alla poltrona di Mario Draghi, prima che la scelta ricadesse su Christine Lagarde) ha abbandonato la tradizionale prudenza per la quale è conosciuto fra gli addetti ai lavori per avvertire i mercati che il pacchetto di stimoli in preparazione a Francoforte per settembre sarà «significativo e d’impatto». In altre parole, un bazooka in versione super. Parole che hanno rilanciato negli investitori le attese (oltre che per il già deciso nuovo round di aste di rifinanziamento T-Ltro) anche per un taglio dei tassi di interesse nell’Eurozona e una riattivazione del piano di riacquisti di titoli pubblici e privati fin da subito. E che non hanno certo tardato a farsi sentire sui listini finanziari.

Il fatto che fra gli analisti si azzardi l’ipotesi di un nuovo quantitative easing da almeno 500 miliardi di euro aiuta infatti a spiegare la ripresa delle Borse europee, che hanno chiuso tutte con guadagni superiori al punto percentuale. Milano, in progresso dell’1,51% ieri, è riuscita a raddrizzare il bilancio di una settimana vissuta all’insegna dell’altalena, come si addice ai periodi in cui i volumi si fanno piuttosto rarefatti. L’ipotesi di un taglio del tasso dei depositi di almeno 10 punti base rispetto all’attuale 0,40% è invece sufficiente a giustificare l’indebolimento dell’euro, tornato a testare i minimi dal maggio 2017 sotto quota 1,11 dollari.

Ieri però gli acquisti si sono di nuovo fatti vedere anche a Wall Street, pur in presenza di dati largamente deludenti sulla fiducia dei consumatori Usa (l’indice calcolato dall’Università del Michigan è sceso in agosto a 92,1 punti, registrando il livello più basso dall’inizio del 2019) e soprattutto in mancanza di novità significative sul versante della politica monetaria. I mercati conservano in questo campo attese piuttosto aggressive (un taglio della Federal Reserve già nella riunione in programma a metà settembre, di 25 o addirittura 50 punti base, fino a un livello di 1,50-1,75% che viene comunque dato quasi per certo a fine anno), ma puntano già le antenne sulla consueta testimonianza che il presidente Fed, James Bullard, terrà durante il simposio di Jackson Hole venerdì prossimo, 23 agosto.

Diverso invece l’atteggiamento tenuto dagli investitori nei confronti del mondo obbligazionario, che è stato ieri penalizzato contrariamente a quanto in genere ci si possa aspettare quando le Banche centrali confermano e anzi premono l’acceleratore su mosse espansive di politica monetaria. In ogni parte del globo i rendimenti dei titoli di Stato sono tornati infatti a salire, a partire dai Bund tedeschi (quasi due centesimi in più a -0,69%) per finire ai Treasury Usa (1,57%), toccando naturalmente anche i BTp che si sono attestati all’1,41% per uno spread Italia-Germania a 210 punti base.

Oltre alle comprensibili prese di beneficio, per spiegare un movimento simile c’è chi collega l’inversione di tendenza sui tassi a un altro possibile evento di rilievo anticipato ieri dalla stampa. È stato infatti Der Spiegel a riportare alla ribalta le voci che si erano già diffuse in precedenza a proposito di un possibile cambiamento di atteggiamento sulla politica fiscale da parte del governo tedesco (si veda l’articolo a pagina 12), pronto a derogare alle le proprie regole ferree sul bilancio e tornare a spendere, creando debito per contrastare un’eventuale recessione in arrivo.

L’idea di appesantire i conti pubblici evidentemente non piace mai a chi investe in bond, neanche quando si parla di finanze ritenute lo specchio della solidità come quelle tedesche. Sembra invece che possa andare nella direzione giusta per chi punta sulle azioni, al punto che diversi operatori attribuiscono invece l’accelerazione pomeridiana delle Borse proprio alle anticipazioni del settimanale. Una Germania che torna ad aprire il portafoglio della spesa sul sarebbe davvero la carta in grado di sparigliare sul tavolo da gioco dei mercati.

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