GIOVANI E DESIGN/1

Prove pratiche di futuro: i progettisti under 40 s'interrogano sulle chiavi della nuova creatività

Scommettere su emozione e funzionalità e trovare l'equilibrio tra manifatture artigianali a chilometro zero e cultura digitale.

di Sara Deganello

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La sedia antropomorfa Nalgona, in vimine colombiano.

Scommettere su emozione e funzionalità e trovare l'equilibrio tra manifatture artigianali a chilometro zero e cultura digitale.


4' di lettura

Dobbiamo ricordare che, oltre a soddisfare le esigenze funzionali, il design ha una connessione molto forte con le emozioni e la psiche. Piuttosto che considerarlo un mezzo tecnologico per combattere il virus, sembra che il vero valore del design, in questo momento, risieda nella sua capacità di dare sollievo fisico ed emotivo. Trasportando l'immaginazione in un luogo e in un tempo diversi». Chris Wolston , 32 anni, collaborazioni con Fendi, Dior, Phillip Lim, e uno studio che si divide tra Brooklyn, New York, e Medellín, Colombia, si è trovato a riflettere sul significato che i suoi lavori hanno assunto al tempo del Covid, come le sedie antropomorfe Nalgona, in vimine colombiano: pezzi di design, allo stesso tempo «capaci di fornire una forma di evasione». Racconta il designer: «Il loro umorismo giocoso e spensierato trasporta le persone in uno spazio diverso, così necessario in questi tempi». Escapismo pur nella presenza: l'ambiente domestico è tornato pragmaticamente al centro, conferma Wolston: «Tutti sono stati forzati a rimanere nelle proprie case, e ci si è concentrati maggiormente sullo spazio abitativo: un luogo di rifugio, una migliorata comfort zone, separata dalla follia della pandemia globale». Il designer è stato bloccato dal lockdown a metà marzo negli Usa. È potuto tornare in Colombia solo da poco. Ha reinventato il funzionamento dello studio, che si basa sul lavoro degli artigiani, per fare in modo che tutti potessero continuare a produrre da casa. Così sono nati gli specchi esposti alla galleria Triode di Parigi come il Tangerine Dream Mirror o, continua, «una nuova collezione in vimini e la Handy Handle, una serie di tappeti di palma intrecciata che, con altri lavori, sarà in mostra virtualmente alla galleria The Future Perfect».

Il designer Chris Wolston, 32 anni.

Tangerine Dream Mirror (12.000 $, pezzo unico, con possibilità di variazioni su commissione, progettato da Chris Wolston.

Questi mesi, per molti designer, sono stati duri. In termini di fatturato, di necessità di far funzionare gli studi, di esperienze personali. Per david/nicolas , studio di design di Beirut, fondato nel 2011 da David Raffoul e Nicolas Moussallem, trentaduenni, è stato durissimo: ad agosto hanno perso il loro ufficio nell'esplosione che ha dilaniato la capitale libanese. «È il momento più difficile, quello in cui le priorità cambiano. È un trauma per il lavoro oltre che per la nostra vita. Oggi cerchiamo soprattutto la bellezza intorno a noi e di creare qualcosa di positivo da questa esplosione». «Il nostro lavoro è sempre stato il risultato del contesto in cui viviamo», spiegano. «Ora i consumatori sono alla ricerca di comfort e praticità, soprattutto dopo essere dovuti rimanere così tanto tempo in casa. La Collezione Verso per Pierre Frey è un ottimo esempio della nostra riflessione post-Covid, che implica un nuovo modo di vivere in una casa, intorno al divano». Il design del futuro per loro è storytelling, comfort, funzionalità. E il lusso? «È relativo a persone diverse in momenti diversi, per esempio oggi in Libano è considerato un lusso avere ancora un lavoro. Il Covid ci ha mostrato che anche uscire è un lusso. È diventato un concetto non più universale, ma contestuale: questa è la cosa più interessante da tenere in considerazione per il futuro».

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David Raffoul e Nicolas Moussallem, trentaduenni, fondatori dello studio di design di Beirut david/nicolas.

Una poltrona-libreria della Collezione Verso, per PIERRE FREY (7.187 €), di david/nicolas.

«Le concezioni sul lusso sono cambiate molto negli ultimi anni. Eppure a volte, in tempi di crisi o incerti, si tende a tornare a ciò che già si conosce. In questo ambito dovremo invece continuare a spingere verso visioni contemporanee o alternative e originali. E sperare che sia le grandi sia le piccole aziende sopravvivano: puntare sulla diversità, nel design, è importante»: Bethan Laura Wood , nata nel 1983, con studio a Londra, sa di che cosa parla. Ha appena presentato a Milano il Wisteria Chandelier e il Tutti Frutti Melon Mirror alla galleria Nilufar, i vasi e le ciotole Colourdisc, collezione Cassina I Contemporanei in collaborazione con Venini, e ancora, alla Venice Glass Week di settembre, il suo Chain per WonderGlass, in vetro colato, un'esplorazione architettonica del trasparente materiale. È un altro, tuttavia, il pezzo che l'ha fatta riflettere di più in questo periodo. Si tratta dell'Epidemic Jukebox: «Stranamente l'anno scorso», racconta, «prima che il Covid arrivasse, ho realizzato questo progetto per The Wellcome Collection, con Kin Design. Mi è stato chiesto di disegnare la parte centrale di un “jukebox epidemico” che esplora le canzoni e la musica prodotte durante un'epidemia o in risposta a essa, dall'Aids all'Ebola. Come facevo a sapere che sarebbe stato così rilevante quest'anno? È la dimostrazione di quanto sia importante il “non essenziale” o “non viable” (per usare le parole, purtroppo, a volte utilizzate per descrivere i lavori artistici durante il Covid) per noi, in quanto esseri umani. Ci permette di elaborare ed esprimere idee e informazioni. Il che è un processo questo sì essenziale per superare questo tipo di esperienze e riprendersi». Secondo Wood, il design del domani è «interessante, spaventoso, pieno di speranza, sconosciuto! È un'arte così connessa alla nostra quotidianità e ai sistemi più ampi in cui viviamo e consumiamo, che il suo futuro rifletterà i cambiamenti in atto e, allo stesso tempo, li influenzerà».

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