musica

Prove di resistenza: a Torino al via il festival Club To Club

Un progetto unico nel panorama italiano (include show speciali e performance site-specific realizzati in prima assoluta) che diventa, proprio nel giorno in cui il Piemonte diventa zona rossa, anche l’emblema di un sistema produttivo che, con i suoi 96 miliardi di euro generati nel 2019 e il milione e mezzo di persone che vi lavorano, è di fatto un gigante

di Michele Casella

default onloading pic
Aperto il 5 novembre,il cartellone prosegue fino a domenica 8 novembre con la partecipazione di numerosi artisti le cui installazioni sono appositamente pensate per location come Officine Grandi Riparazioni (nella foto), Teatro Carignano e Fondazione Accorsi-OmettoOGR Torino.

Un progetto unico nel panorama italiano (include show speciali e performance site-specific realizzati in prima assoluta) che diventa, proprio nel giorno in cui il Piemonte diventa zona rossa, anche l’emblema di un sistema produttivo che, con i suoi 96 miliardi di euro generati nel 2019 e il milione e mezzo di persone che vi lavorano, è di fatto un gigante


5' di lettura

Specchio dell'incertezza di questo 2020, la nuova edizione del Festival Club To Club è frutto di un'operatività in continua mutazione e instancabile adattamento, rimasto in forse fino ad oggi nell'attesa delle rinnovate direttive ministeriali. Al termine di un lavoro complesso, fatto di riunioni e tamponi molecolari, sopralluoghi e rigore amministrativo, il C0C viene confermato nella totalità dei suoi eventi nonostante l'emergenza Covid, ponendo al centro della programmazione la città di Torino anche con le limitazioni del Piemonte in zona rossa.

Si parte dunque giovedì 5 novembre con la presentazione dei nuovi show di Lorenzo Senni e Caterina Barbieri, entrambi lanciati sulle direttrici della multimedialità grazie alle rispettive collaborazioni con Daniel Sansavini e Ruben Spini. Il cartellone poi prosegue fino a domenica 8 novembre con la partecipazione di artisti come SPIME.IM e Mana, Artetetra, Bienoise, Ninos Du Brasil, le cui installazioni sono appositamente pensate per location come Officine Grandi Riparazioni, Teatro Carignano e Fondazione Accorsi-Ometto.

Loading...

Una passata edizione di un festival che ha alle spalle una storia ventennale fino a questo “evento zero” che a tutti gli effetti prova a definire un immaginario multidisciplinare in risposta al 2020.

Con i suoi 96 miliardi di euro generati nel 2019 e il milione e mezzo di persone che vi lavorano, il sistema produttivo culturale italiano è di fatto un gigante, primo in Europa per numero di imprese di settore. Eppure, ciò che la pandemia ha dimostrato è che questo gigante ha i piedi di argilla, vacillante sia per capacità meramente produttiva sia per gli ostacoli che gli operatori sono quotidianamente costretti a superare.

In un paese in cui la potenza creativa va ricondotta nei rigorosi tracciati della burocrazia e l'aspetto performativo viene annichilito dalla virulenza del Covid, esistono però delle realtà che provano ugualmente a usare l'arte per interpretare il tempo che ci è toccato in sorte, a immaginare modelli di sostenibilità che siano realmente forieri di cambiamento. L'edizione 2020 di Club To Club fa indubbiamente questo, ripartendo da zero e rinominandosi C0C (CZEROC) ma soprattutto ideando un progetto di festival che fa davvero i conti col contemporaneo.

«L'arte non si può fermare perché ci sono dei decreti - afferma il direttore artistico Sergio Ricciardone -. Ci sono gesti artistici che non si possono sostituire, è vero, ma ormai il contenuto di un festival non può più essere pensato esclusivamente negli standard della produzione classica».

Con 20 anni alle spalle e una progettualità che da sempre si confronta con gli stilemi internazionali del nuovo millennio, Club To Club ha avuto la capacità di mutare ad ogni edizione per mantenere la propria visione costantemente unica e identitaria. Fino ad arrivare a questo “evento zero” che a tutti gli effetti prova a definire un immaginario multidisciplinare in risposta al 2020.

L'edizione di quest'anno vede la partecipazione di artisti come Bienoise (nella foto) SPIME.IM e Mana, Artetetra. Ninos Du Brasil.

«Negli scorsi anni siamo stati i primi a inserire il “to” all'interno del nostro nome, divenendo “CToC” anche per mettere in risalto la città di Torino in cui lavoriamo. Poi ci hanno copiato in tanti, così abbiamo deciso di chiamarci nella maniera in cui ci identificano all'estero: C2C. Quest'anno, in occasione del ventennale, avremmo dovuto usare il C20C, ma abbiamo capito che il 2020 era compromesso e perciò abbiamo pensato un progetto specifico, un'edizione zero. Oggi, alla luce del nuovo DPCM che vede il Piemonte come zona rossa, siamo riusciti a confermare tutti i contenuti artistici e le location, per una programmazione artistica nazionale ma di respiro internazionale. Fa solo eccezione la videoinstallazione di Nationhood, che doveva aprire il festival all'interno della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e che è invece posticipata per il finale della rassegna».

C0C è dunque un unicum nel panorama italiano, che include show speciali e performance site-specific realizzati in prima assoluta e appositamente per il festival. L'approccio, per l'appunto è prettamente multimediale, ideale per l'Italia in tempo di pandemia perché permette di essere appetibile anche nella modalità di fruizione Web.

Caterina Barbieri, altro ospite. L'approccio è prettamente multimediale, ideale in questo momento perché permette di essere appetibile anche nella modalità di fruizione Web.

«Fondamentalmente, quando ci siamo noi non c'è il pubblico, dunque programmiamo i live in streaming. Al contrario, quando c'è il pubblico siamo assenti noi, come accadrà per la sonorizzazione del mercato di Porta Palazzo del collettivo Artetetra. Tutte le performance sono pensate appositamente per il festival, noi non facciamo semplicemente dj-set, ormai il lavoro che realizziamo con gli artisti ha superato le mere distinzioni di generi artistici. Non fa eccezione la soundscape nel territorio dell'Alta Langa, che sarà diffusa nella piccola borgata di Lunetta nel comune di Mombarcaro. In Piemonte, e non solo, si parla sempre di più del recupero dei borghi, così noi abbiamo immaginato questo progetto diffuso per dare vita a una colonna sonora per l'Alta Langa. Si tratta di un modo per presentare una sensibilità artistica senza quella fastidiosa inflessione retorica, staccandoci dalla singola connotazione urbana».

Nel 2020 Club To Club è però stato a un passo dalla cancellazione, vittima anch'esso di un'incertezza di fondo che permea tutto il settore creativo internazionale. Ma al pari di altre esperienze europee – prima fra tutti quella di Utrecht di Le Guess Who?, che nelle ultime ore ha dovuto ridimensionare il proprio cartellone limitandolo alla programmazione del broadcast online – C0C è ripartito dalle collaborazioni e dalle partnership.

«A questo progetto lavorano 200 persone - spiega con orgoglio Ricciardone -. In 20 anni abbiamo costruito un percorso che ci rende più solidi come associazione no profit, lavorando con partner privati che credono in quelle che facciamo. Gli operatori devono ormai ragionare in termini di innovative media company, intendendo lo streaming non come mero surrogato, ma con la consapevolezza del valore artistico che può produrre».

Il Teatro Carignano, una delle sedi di un festival alla cui lavorazione sono impegnate circa 200 persone.

Ma il tempo a disposizione delle imprese creative per restare solide è ormai agli sgoccioli, perché l'impossibilità di sbigliettare sta minando alla base le loro casse. «Ormai restano pochi mesi di sostenibilità», spiega preoccupato il direttore artistico. «La Germania e l'Inghilterra stanno provando a rispondere in maniera forte, ma non credo possa bastare. Bisogna cambiare mentalità, non possiamo pensare che i centri commerciali possono restare aperti e i musei sempre chiusi. Non possiamo piegarci alla contraddizione che le librerie saranno salvaguardate e i negozi di dischi no».

Si torna allora al discorso centrale, il periodo ineffabile che stiamo vivendo e le possibilità che dobbiamo provare a sfruttare. Per cambiare, anche attraverso la fantasia. «Per me è un momento chiaramente distopico», incalza Ricciardone. «Non potersi abbracciare, dare la mano, ma anche il dover indossare sempre una mascherina, è davvero una grande distopia. Ma la produzione artistica può andare in due direzioni: esaltando la distopia, naturalmente anche in maniera estetica ineccepibile, ribadendone l'attitudine. Oppure enfatizzando sulla possibilità di creare un luogo e un tempo felici, realizzando una lettura che vorremmo portarci nel 2021. E questo è ciò che abbiamo provato a fare. Ecco perché abbiamo voluto utilizzare un aforisma di Rodari, che interpreta il senso di utopia alla pari degli altri sensi umani come la vista, l'udito, etc».

Ma quali rimedi possono favorire una ripartenza sia in termini creativi che produttivi, in un periodo così incerto e confuso? Per il direttore di C2C non ci sono dubbi: «Se l'Italia rimane così com'è, con questo livello di burocrazia e l'incapacità di innovare le procedure, non ce la faremo mai a uscire da questa situazione. Quello che sta succedendo ci deve far capire ancora di più che l'Italia è un paese da cambiare e la burocrazia è il peggior male di questo periodo. L'emergenza della pandemia deve servire per ripensare i protocolli che possono davvero fare la differenza».

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti