oltre l’emergenza

Provenzano: «Il Mezzogiorno ha l’occasione di recuperare il divario»

Il ministro per il Sud replica agli economisti che lamentano poca attenzione al Meridione nei piani del dopo Covid

di Vera Viola

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(IMAGOECONOMICA)

Il ministro per il Sud replica agli economisti che lamentano poca attenzione al Meridione nei piani del dopo Covid


3' di lettura

«Il Piano di potenziamento delle strutture sanitarie è destinato per il 40% a rafforzare quelle del Sud», ma questo è solo uno dei provvedimenti adottati. La “Fase 3” può essere un’occasione per il Mezzogiorno per recuperare il grave divario storico. È quanto sostiene il ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, intervenuto al Forum on line, promosso da Fondazione Banco di Napoli, dedicato a “La ripresa del Sud dopo l'emergenza: risorse e opportunità”.

Provenzano aggiunge: «Ho fatto argine a qualsiasi ipotesi di sospensione del 34% . Ho dovuto evitare un errore che si era sempre verificato: che le misure anticongiunturali venissero finanziate con risorse destinate al Mezzogiorno». «Non credo che la pandemia sia stato il cigno nero, ma ha amplificato dinamiche che erano presenti – aggi unge il ministro – Se torneremo alla situazione pre-Covid, a quel modello di sviluppo che ha prodotto divari sociali e territoriali, faremo fatica a rialzarci. Ciò vale per il Sud e per il Nord. La crisi ha colpito sia il Centro Nord e le aree piu sviluppate del Paese, che il Sud. L'impatto sanitario al Sud è stato minore, ma quello economico più forte poichè si è abbattuto su preesistenti fragilità strutturali».
Gli economisti: il Sud dimenticato?
Enrica Morlicchio, docente di processi economici e del lavoro della Federico II incalza: «Nel piano Colao non c'è il Mezzogiorno. Il terzo settore e le fondazioni di comunità vanno tenute in maggiore considerazione per l'importante ruolo che hanno dimostrato di poter svolgere». «Siamo tutti sotto la stessa tempesta, ma non tutti sulla stessa barca. Questa crisi ha mostrato la barca a secco, con le falle, le fratture. Ora sarebbe grave non riparare le falle così visibili – dice Francesco Izzo, docente di Strategie di impresa dell'Università della Campania Vanvitelli – Nella fase 2 l’epidemia ha colpito più duramente il Sud, i servizi, le donne, il lavoro irregolare e ha reso evidente il gup nel Paese».

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Provenzano: <Il Sud c’è già nel piano del Governo>
I programmi ci sono e ne è partita l'attuazione. «C’è il reddito di emergenza, anche se è da migliorare. Il rafforzamento del bonus per i lavoratori autonomi incide particolarmente al Sud, dove le partite Iva sono numerose. Stiamo favorendo l'accesso alla digitalizzazione del Paese, soprattutto nelle aree bianche. Nel Decreto Rilancio c'è un pezzo di Piano Sud, quello che prevede il credito di imposta su ricerca e sviluppo. Del resto – spiega – è proprio la Commissione Ue che ci chiede più coesione territoriale. In questa ottica stiamo lavorando sull’ipotesi di adottare fiscalità di vantaggio nelle regioni meridionali».

Innovazione e sostenibilità
Gabriella Colucci, ad di Biorterra Bioscence, azienda di biotecnologie per la cosmesi e per l’agricoltura segnala una frattura tra mondo della ricerca e della innovazione e quello della grande imprese. «Non sono i soldi che mancano, ma le idee e le soluzioni ai problemi – dice l'imprenditrice – sarebbe utile che l'industria spiegasse a chi si occupa di ricerca e di innovazione quali problemi riscontra e di cosa ha bisogno».
Mentre un appello accorato viene dal terzo settore. Gianni Maraviglia, della coop La Paranza che gestisce le “Catacombe di San Gennaro” : «È fondamentale il sostegno pubblico – precisa – non solo con fondi. Il terzo settore si è rivelato un elemento di ricchezza culturale per l’Italia. Al Sud può essere anche motore di sviluppo poiché ha dimostrato di poter creare occupazione e migliorare la vita. Il terzo settore – conclude – va sostenuto».

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