dopo la sollecitazione della Ue

Provenzano: piano Sud, nuove procedure per accelerare la spesa

di Carmine Fotina


Bruxelles all’Italia: più investimenti pubblici al Sud o rischia il taglio delle risorse Ue

3' di lettura

La lettera inviata al governo italiano da Marc Lemaitre, direttore generale della Dg Politiche regionali della Commissione europea, fa male soprattutto perché conferma che anni di piani e di riprogrammazioni hanno cambiato poco o nulla per il Sud. L’Italia continua a spendere male i fondi europei, impiegandoli di fatto come sostitutivi e non aggiuntivi rispetto agli investimenti pubblici nazionali. Ora alla prova è chiamato il governo Conte II. La possibilità di rispondere alla Commissione - che ci dà due mesi di tempo - è quasi immediata, visto che il nuovo piano Sud che sta coordinando il ministro Giuseppe Provenzano dedicherà un capitolo proprio al tema delle risorse nazionali, ed in particolare al Fondo sviluppo e coesione (Fsc).

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La Commissione ci chiede di fare i salti mortali: visto il gap accumulato, per raggiungere l’obiettivo pattuito di spesa nazionale per le regioni meridionali (0,43% del Pil medio annuo per il 2014-2020) dovremmo certificare per l’arco temporale 2017-2020 un ritmo dello 0,45% annuo. In pratica 8,1 miliardi di euro all’anno, cioè quasi 1,2 miliardo in più di quanto abbiamo fatto finora. La lettera è stata presa in seria considerazione dal ministero degli Affari europei, che si occupa dei nostri rapporti con Bruxelles. Ieri un portavoce della Commissione ha comunque ribadito che la lettera, avendo carattere informativo, non comporta un taglio o un congelamento di fondi Ue, cosa che potrebbe teoricamente scattare solo al termine dell’intero processo di verifica, cioè nel 2022.

Il ministero per il Sud lavora a un protocollo e a procedure standard per accelerare la realizzazione degli investimenti, una sorta di griglia per tipologie di interventi e livelli di amministrazioni, Comuni inclusi. Un ruolo più forte per accelerare progettazione ed esecuzione sarà svolto a livello centrale, dall’agenzia Invitalia, dalla struttura di missione Investitalia e dalla Cassa depositi e prestiti. Le amministrazioni potranno aderire o meno al protocollo, ma la loro performance sarà comunque messa alla luce del sole con un monitoraggio semestrale della spesa. Si utilizzeranno anche gli strumenti previsti dal precedente governo con la riorganizzazione Fsc inserita nel decreto crescita. «Sono chiamato a un vero e proprio salvataggio d’emergenza della politica di coesione - commenta il ministro Provenzano - . Ai primi di novembre, al suo insediamento, presenteremo il Piano alla nuova Commissaria per la politica regionale, Elisa Ferreira. Bruxelles ci inchioda giustamente alle responsabilità nazionali sul disinvestimento sul Sud, anzi mi sorprende non lo abbia fatto prima. Ma ora ci aiuti allentando vincoli incomprensibili sulle spese per investimento che invece devono essere realizzate».

Un punto critico è applicare la quota minima di spesa della Pa centrale. «La clausola per il 34% per investimenti ordinari al Sud che è ancora largamente sulla carta va attuata - aggiunge Provenzano - perché è la base per garantire l’addizionalità delle risorse europee». Fsc e Patti per il Sud sono il centro delle difficoltà, visto che viaggiano con spese inferiori al 2%. «Il Fondo va riprogrammato tagliando laddove mancano progetti e finanziando interventi su scuole, manutenzione straordinaria delle città e della viabilità secondaria e “green new deal”».

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