ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùl’intervista

Provenzano: «Proroga in manovra per gli sgravi sul lavoro al Sud»

Il ministro Giuseppe Provenzano: decontribuzione del 30% al via oggi fino a dicembre, negoziato con la Ue e poi in legge di bilancio estensione dal 2021. Recovery Plan: «Al Mezzogiorno solo progetti aggiuntivi. I programmi del ciclo 2021-27 saranno semplificati»

di Carmine Fotina

default onloading pic
(Ansa)

Il ministro Giuseppe Provenzano: decontribuzione del 30% al via oggi fino a dicembre, negoziato con la Ue e poi in legge di bilancio estensione dal 2021. Recovery Plan: «Al Mezzogiorno solo progetti aggiuntivi. I programmi del ciclo 2021-27 saranno semplificati»


5' di lettura

Il ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, deve innanzitutto difendersi dalle critiche piovute sulla misura speciale per il taglio del costo del lavoro al Sud. Il tutto mentre tra Recovery Plan e nuova programmazione 2021-27 si impongono scelte decise per dimostrare che stavolta l’Italia sa spendere oltre che ricevere.

Ministro, ha senso impiegare quasi 5 miliardi annui su provvedimenti straordinari a carattere territoriale come la decontribuzione del 30%?
È una misura straordinaria per una situazione straordinaria. Da un lato, serve a tamponare il rischio di collasso occupazionale per questi mesi, dall’altro a moltiplicare l’impatto occupazionale degli investimenti dall’anno prossimo per evitare una crescita senza occupazione. In più avrà effetti indiretti quale emersione dal lavoro nero e attrazione investimenti di rientro da precedenti delocalizzazioni.

Prorogherete la misura nella legge di bilancio?
Lo sgravio, la riduzione del carico contributivo del 30%, è operativo dal 1° ottobre fino al 31 dicembre. Abbiamo inviato la notifica alla Commissione concordandola con i loro uffici, attendiamo la risposta ufficiale ma è una sostanziale presa d’atto, in piena compatibilità con il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato. Nel frattempo abbiamo impostato il negoziato con la Commissione per la proroga fino al 2029, con intensità dell’aiuto decrescente dal 2025. Abbiamo avuto già segnali positivi e inseriremo la proroga nella legge di bilancio. Insomma, non si tratta di un bonus a tempo e su questo siamo d’accordo con Confindustria: la misura ha senso se sarà strutturale, è una battaglia che stiamo facendo e che deve vederci tutti uniti.

Le contestano che in passato interventi simili non hanno prodotto effetti. Che è solo un ennesimo bonus.
Conosco l’obiezione. Ma siamo in una situazione del tutto diversa, a differenza del passato non si tratta di una misura alternativa agli investimenti ma che a questi si affianca, come tassello di una più ampia strategia. Intendo investimenti pubblici, per i quali come detto sono in arrivo risorse senza precedenti, e investimenti privati che abbiamo già iniziato a sostenere e che, mi lasci dire, sono il contrario dei bonus.

Misure che rafforzerete con la manovra?
Innanzitutto ricordo che abbiamo messo in campo un credito di imposta rafforzato per la ricerca e sviluppo, abbiamo istituito un Fondo per la crescita dimensionale delle imprese, che ha già iniziato la fase di scouting, abbiamo attivato una linea di investimenti specifica all’interno del Fond o nazionale innovazione. E poi c’è il credito di imposta per gli investimenti, una misura che lo scorso anno è costata 675 milioni, e che rifinanzieremo con la prossima legge di bilancio.

Ci saranno altre novità nella legge di bilancio?
Puntiamo anche sulla decontribuzione al 100% per il lavoro femminile, in questo caso non sullo stock delle lavoratrici ma sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Ma mi faccia dire che tutte queste misure vanno inquadrate in quell’intervento di contesto più generale che è il Piano Sud 2030, che per le donne punta a un nuovo welfare. Abbiamo presentato il Piano poco prima dell’emergenza Covid, ora è richiamato nelle linee guida del nostro Piano di ripresa e resilienza e da allora non siamo stati fermi, il 2 ottobre ad esempio sarà pubblicato il decreto di ripartizione del Fondo da 300 milioni per le infrastrutture sociali nel Sud, a partire da scuole e asili, dopo l’accordo con i Comuni.

Ministro, non vede il rischio che i fondi del Recovery Plan vadano a finanziare progetti per il Sud già pronti, inseriti nell’ordinaria programmazione comunitaria?
È un rischio che abbiamo evitato perché ho concordato con il ministro degli Affari europei Amendola che tra i criteri di accesso dei progetti al Recovery Plan ci sia una doppia aggiuntività, sia rispetto alle politiche ordinarie di investimento che deve fare lo Stato sia rispetto ai fondi di coesione. Va coordinata in tal senso una mole enorme di risorse. Il Recovery Fund in termini di sovvenzioni vale a livello nazionale 64 miliardi, più 10 miliardi del programma React-Eu. Poi, per il Mezzogiorno dai fondi strutturali 2021-2027, incluso il cofinanziamento nazionale, sono in arrivo 52 miliardi. Infine sempre per il 2021-27 al Sud andrà l’80% dei 73 miliardi del Fondo sviluppo e coesione.

Per il Recovery Plan ha parlato di una quota minima del 34% al Sud. Ma quel vincolo di legge vale solo per le risorse ordinarie in conto capitale, mentre in questo caso parliamo di risorse aggiuntive cioè straordinarie.
A maggior ragione il riequilibrio territoriale vale per le risorse aggiuntive, ed è tra le priorità del Recovery Plan. La Commissione peraltro ci dice che i progetti vanno valutati sulla base del fabbisogno di investimento che in alcuni settori è anche superiore a quel 34%, ad esempio nelle infrastrutture sia fisiche sia sociali.

Ad ogni modo forse il problema non è la mole di risorse. A fine agosto avevamo una spesa del ciclo 2014-2020 ferma al 37,4% per i fondi Ue e addirittura al 5,2% per il Fondo sviluppo e coesione.
Grazie agli 11 miliardi di fondi europei impegnati per l’emergenza abbiamo recuperato tempi e credibilità. Ma il tema della governance è cruciale, sono d’accordo. Vedremo nel dettaglio la proposta del premier sulla gestione centralizzata del Recovery Fund. È opportuno avere una cabina di regia a Palazzo Chigi su questa partita, credo però che il compito che abbiamo è anche dare regole di ingaggio chiare alle numerose strutture che agiscono sugli investimenti per evitare sovrapposizioni, da Investitalia a Invitalia alla stessa Agenzia per la Coesione, e poi coinvolgere Cdp e altri centri di competenza nazionale. Insieme a questo, per la politica di coesione ritengo decisivo un progetto di rigenerazione amministrativa negli enti locali reclutando nuove professionalità, anche con fondi Ue, per migliorare l’attuazione degli investimenti e su questo rilancerò una norma cui avevo già lavorato con la ministra per la Pa Dadone per il decreto semplificazioni. Detto questo, sui fondi 2021-2027 è determinante anche una buona programmazione.

Siamo in ritardo anche questa volta?
No, chiuderemo l’Accordo di partenariato in tempo, entro dicembre. La prossima settimana c’è un incontro con tutti i ministeri che gestiscono i fondi Ue e quella successiva con la Conferenza delle Regioni. La mia proposta è una semplificazione secca, per concentrare risorse e evitare la polverizzazione degli interventi. Alle Regioni proporrò un unico programma plurifondo e ai ministeri programmi con un numero di interventi di gran lunga ridotti rispetto al passato.

È significativo che da lei, ministro del Sud, siciliano, siano arrivate le maggiori perplessità sul progetto del Ponte sullo Stretto all’esame del governo. Non trova?
Non ho mai espresso un pregiudizio ideologico, ne discuteremo. Ho detto che il progetto a mio avviso è incompatibile con i tempi di spesa del Recovery Fund leggendo le carte della Commissione, che oltretutto non privilegia grandi progetti infrastrutturali ma sostenibilità, innovazione, inclusione sociale. Il mio impegno, visto che ci sono in gioco risorse della politica di coesione, in questi mesi è stato quello di monitorare per accelerare le opere già finanziate, come l’Alta velocità Napoli-Bari o la Messina-Catania-Palermo su cui c’è un rimpallo di responsabilità che deve finire. E per realizzare quell’Alta velocità non dobbiamo aspettare il Ponte.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti