la provocazione

Grillo contro gli anziani: senza far votare gli over 65, 13 milioni di italiani in meno alle urne

La provocazione di Beppe Grillo di togliere il voto agli anziani, in base ai dati Istat, vedrebbe oltre 13 milioni di uomini e donne private di questo diritto, considerando come anziani gli over 65

di Andrea Gagliardi


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2' di lettura

Se la proposta di riforma costituzionale del voto ai sedicenni, lanciata nei giorni scorsi dall’ex premier Enrico Letta, porterebbe alle urne circa 1,1 milioni di persone in più, la provocazione odierna di Beppe Grillo di togliere il voto agli anziani, in base ai dati Istat, vedrebbe oltre 13 milioni di uomini e donne private di questo diritto, considerando come anziani gli over 65. Considerando che gli elettori attuali sono 49 milioni, si tratterebbe di un taglio di un quarto del corpo elettorale che calerebbe a quota 36 milioni.

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L'idea rilanciata da Grillo sul suo blog nasce dal presupposto che «una volta raggiunta una certa età, i cittadini saranno meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani, e molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche».

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«I dati dell'Istat - scrive ancora il comico genovese - dicono che nel nostro paese le persone che hanno più di 65 anni, vicine all'età della pensione, o che hanno già smesso di lavorare, sono oggi oltre 13 milioni e mezzo. La
classe più numerosa è quella di coloro che hanno tra i 65 e i 69 anni, ma ci sono anche 17.630 centenari. Sempre i dati ci dicono che gli anziani non amano particolarmente il progresso, scelgono risultati più “vicini” al loro stile di vita. Una indagine dell'Istat del 2015 rivela che dopo i 65 anni 1 persona su 5 non si interessa di politica e non ne parla mai e questa percentuale sale a circa 1 persona su 3 (il 32%) oltre i 75 anni. In ambito
Brexit la maggior parte dei giovani ha votato chiaramente per restare in Europa. Gli over 50 hanno votato il contrario, preferendo quindi un futuro che le nuove generazioni non vogliono. Questi dati dimostrano senza ombra di dubbio che le decisioni prese dalle generazioni più anziane influenzano gli interessi delle generazioni più giovani e non ancora nate».

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