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Prysmian, il futuro è nei cavi per le energie rinnovabili

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Proseguire nell’integrazione di General Cable e sfruttare la domanda nel settore delle telecom. Sono tra le priorità di Prysmian a sostegno del business. Ciò detto, però, la multinazionale dei cavi guarda anche ad un altro comparto per il suo futuro sviluppo: quello dei cavi per le energie rinnovabili, siano esse l’eolico o il solare.

Il gruppo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, già è attivo nel settore e vuole sfruttarne la futura crescita. Il comparto, secondo gli esperti, dovrebbe espandersi parecchio. L’Iea stima che nel 2040 la quota mondiale di generazione da rinnovabili salirà al 40% (dall’attuale 25%). Un incremento dove il ruolo da protagonista verrà recitato proprio dall’eolico e dal solare (l’Anev rileva che gli investimenti annuali sull’energia del vento nel 2020 saranno circa 120 miliardi). Finora i progetti, soprattutto nell’eolico, si sono concentrati in Europa. Un’espansione geografica limitata che non ha consentito di parlare di un fenomeno globale. Di recente però, proprio in linea con lo scenario tracciato dall’Iea, le “wind farm” stanno espandendosi in Nord America e Far East. Di qui l’indicazione di Prysmian che si dice pronta a cogliere l’atteso incremento.

General Cable
Ma non è solo questione di energie rinnovabili. Un focus è per l’appunto l’integrazione di General Cable. Prysmian, che dal bilancio 2018 rappresenterà i numeri della neo acquisita all’interno della sua divisione per aree di business (Energy, Telecom e Projects), sottolinea che l’organizzazione conseguente al merger è già operativa. Così ad esempio, ciascuna delle aree geografiche in cui è diviso il business ha il suo ceo e le diverse figure apicali: dal Cfo al Cto fino al capo delle risorse umane. Una governance che, replicando il modello da tempo presente in Prysmian stessa, consente un’integrazione più rapida ed efficiente. In tal senso il gruppo, indicando di essere in linea sulla tabella di marcia, conferma il target delle sinergie sui costi intorno a 150 milioni al 2022. Un dato in cui circa 90 milioni sono appannaggio della semplificazione dell’organizzazione (prevista l’uscita di circa 1.000 unità di staff); altri 40 milioni arrivano dall’ottimizzazione dell’approvvigionamento e i rimanenti 20 milioni dalla razionalizzazione della base produttiva. Nell’immediato, cioè a fine 2018, le prime sinergie dovrebbero essere comprese tra 5 e 10 milioni.

Sennonché si tratta di un’integrazione di grandi dimensioni. Quindi, a maggiore ragione, il tema del rischio di esecuzione, insito in tutte le acquisizioni, assume rilevanza. Il timore, tra le altre cose, è che l’operazione possa avere un impatto negativo sulla marginalità di Prysmian. La società smorza il dubbio. Nella fase iniziale, indica l’azienda, a fronte del minore Ebitda margin della neoacquisita è scontato ci sia la riduzione dei margini. Al di là di ciò, tuttavia, Prysmian da una parte sottolinea le sinergie sui costi che controbilanciano la diluizione stessa; e, dall’altra, ricorda che con lo shopping di Draka ha già mostrato di sapere integrare con efficacia importanti realtà. Ciò detto il gruppo prevede di tornare nel medio periodo ad un Ebidta margin intorno al 10%. La dinamica descritta, peraltro, nelle intenzioni di Prysmian dovrà consentire la generazione di maggiori free cash flow. Flussi di cassa che, integrata General Cable, permetteranno di puntare ad un’altra acquisizione. Prysmian infatti, a fianco della crescita organica focalizzata sui business ad alto valore aggiunto, è convinta che l’M&A sia essenziale per sostenere l’espansione del gruppo.

La dinamica dell’attività
Fin qui alcune considerazioni sulle strategie di crescita e sull’integrazione di General Cable. Quale però l’andamento concreto del business?

Nei primi nove mesi del 2018 i ricavi sono cresciuti. Il fatturato reported (comprensivo del consolidamento della neoacquisita da inizio giugno) è salito del 24,1% mentre la crescita organica si assesta al 3,8%. L’adjusted Ebitda reported, dal canto suo, è di 577 milioni in rialzo del 5,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Riguardo, però, alla redditività operativa lorda (quella netta è in calo) la società pubblica anche il dato “full combined”. Cioè: considera General Cable per tutti i primi nove mesi del 2018 (e del 2017). In tal modo è vero che viene ricompresa una parte di attività non riconducibile alla gestione di Prysmian ma è data la possibilità al risparmiatore di effettuare un confronto omogeneo tra i due periodi.

Ebbene: l’adjusted Ebitda “fully combined” risulta in calo. Il che induce il dubbio: siamo di fronte ad una dinamica di cui preoccuparsi?

Prysmian risponde negativamente: è l’effetto di eventi non ricorrenti. Riguardo al proprio perimetro, viene indicato, si tratta essenzialmente dell’accantonamento di 70 milioni per i problemi del Western Link. Il cavo, però, è diventato operativo dal 16 ottobre scorso e c’è fiducia che il tema sia superato. Rispetto invece a General Cable il rallentamento, dice sempre Prysmian, è dovuto soprattutto al fatto che, nel periodo antecedente l’acquisizione, diversi contratti hanno subito una volontaria accelerazione nella loro finalizzazione. Il che ha poi inciso negativamente sul risultato nei trimestri successivi. Al di là di ciò però, aggiunge Prysmian, da un lato già nel terzo quarter la dinamica ha rallentato; e dall’altro, anche grazie alle sinergie previste, nel 2019 ci sarà la ripresa. Quindi, conclude il gruppo, non c’è alcuna preoccupazione su questo fronte.

IL GRUPPO PRYSMIAN IN NUMERI

IL GRUPPO PRYSMIAN IN NUMERI

I settori in crescita
Già, il fronte. Ma quali sono i settori cui la società punta maggiormente per crescere? Un focus, oltre al tradizionale impegno in comparti quali l’ “Energy project”, è sulle telecom. Si tratta della businnes unit che, sempre al 30 settembre scorso, ha dato il maggiore contributo al Mol di gruppo. Il key driver è la continua crescita del traffico dati, in particolare con gli smartphone. Un trend che, richiedendo ampiezza di banda, spinge la domanda di cavi per la trasmissione. Così non stupisce che, all’interno dei circa 250 milioni di Capex previsti nel 2018, intorno a 100 milioni siano investiti proprio sul settore telco. E nel 2019 una buona parte del capital expenditure dovrebbe rimanere appannaggio del comparto in oggetto.

Scontri commerciali
Al di là dell’andamento aziendale il risparmiatore volge lo sguardo alle tensioni sul commercio internazionale. Il recente arresto del Cfo di Huawei ha rinfocolato le preoccupazioni per l’escalation della “trade war” voluta da Washington contro Pechino. Una situazione che, è il timore, può incidere negativamente sullo sviluppo di molte aziende, compresa Prysmian. La società, pure consapevole della situazione, professa ottimismo. Certo, è l’indicazione, se la disputa sui dazi dovesse indurre una recessione globale si avrebbero dei problemi. Ma questa è un’eventualità remota che, peraltro, coinvolgerebbe l’intera economia. Riguardo, invece, al suo business il gruppo non vede problemi specifici. L’azienda ricorda che la sua base produttiva è articolata nei diversi mercati in cui sono effettuate le vendite. Quindi il tema dei dazi non sussiste. Ciò detto, però, può ulteriormente ribattersi che il protezionismo, da un lato, rischia di limitare il numero dei fornitori; e, dall’altro, contribuisce ad alzare i costi delle materie prime. Vero, dice Prysmian. E tuttavia: rispetto al primo tema l’ampiezza del portafoglio dei supplier di Prysmian, ancor più con l’acquisizione di General Cable, è tale da garantirne l’eventuale sostituzione; riguardo invece al caro-commodity, dice sempre la società, questo viene usualmente trasferito sul prezzo finale. A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive sull’intero 2018? Il gruppo, per il perimetro di Prysmian, prevede un Ebitda rettificato tra 680 e 720 milioni (erano stati 733 milioni nel 2017). Riguardo invece a General Cable il Mol rettificato sull’intero esercizio è stimato tra 175 e 190 milioni. Il debito netto, infine, dovrebbe assestarsi tra 2,3 e 2,35 miliardi.

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