open banking

Psd2, le banche dichiarano le loro intenzioni per le piattaforme con terze parti

di Pierangelo Soldavini


AP

2' di lettura

Entra nel vivo il processo che darà vita alla nuova arena competitiva per i servizi di pagamento delineata dalla direttiva Psd2. La Banca d’Italia ha accelerato chiedendo alle singole banche di anticipare le intenzioni per quanto riguarda le soluzioni scelte per mettersi in regola con le richieste della direttiva che vuole favorire l’innovazione nei pagamenti digitali, per poter offrire opzioni di scelta su misura per i consumatori. Per il 14 marzo le banche dovranno essere pronte a esporre in ambiente di collaudo le Api, le applicazioni che permetteranno alle terze parti di effettuare test sui servizi obbligatori relativi a inizializzazione dei pagamenti e richieste di informativa sul conto dei clienti, in modo da essere pronte per il 14 settembre a gestire le richieste dei nuovi soggetti pronti a entrare in campo, in particolare società fintech.

In questo ambito emerge come soluzione ampiamente condivisa per la compliance la piattaforma Cbi Globe, la soluzione di open banking collaborativa paneuropea ideata dal consorzio Cbi, promosso dall’Abi, insieme a Nexi. Con la presentazione delle soluzioni adottate dagli istituti,«prevediamo un’adesione a Cbi Globe di oltre il 65% del mercato», afferma Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio Cbi: a oggi hanno aderito alla piattaforma una decina tra i maggiori gruppi bancari nazionali, oltre a Poste Pay. «La risposta che il mondo bancario sta riservando a Cbi Globe è estremamente positiva, segno che gli intermediari operanti nel settore dei pagamenti hanno capito i vantaggi della piattaforma. Cbi Globe è la concreta dimostrazione della capacità di collaborare dell'industria bancaria italiana, evitando dispersione e frammentazione», sostiene Fratini Passi.

In questa prima fase Cbi Globe mette a disposizione le Api obbligatorie per permettere alle banche di rispettare le scadenze della Psd2 fornendo gli strumenti necessari per abilitare lo scambio di informazioni e pagamenti con le terze parti, garantendo allo stesso tempo un adeguato livello di protezione dei consumatori. E abilitando in prospettiva la creazione di servizi a valore aggiunto. Al di là della compliance obbligatoria, lo scenario collaborativo-competitivo di open banking pronto a partire apre le porte a nuovi scenari di business. «Il consorzio è da tempo al lavoro per l’individuazione e lo sviluppo di nuovi servizi, esplorando anche aree di interesse ad oggi non direttamente servite dall’industria bancaria. Solo a titolo esemplificativo sono in fase di analisi servizi di robo savings planner, realtime credit scoring per small business e utenza retail, fatture riconciliate, cash management internazionale – conclude Fratini Passi -. Senza citare tutti i servizi a valore aggiunto che potranno essere sviluppati per la Pubblica Amministrazione.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti