Giù dal lettino

Psiche città aperta

Nella rubrica al debutto i due terapeuti si impegnano ad accogliere l'invito di James Hillman ad «aprire le finestre dei nostri studi»

di Vittorio Lingiardi e Guido Giovanardi


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1' di lettura

Ogni tanto bisogna scendere dal lettino, che qui è una sineddoche per psicoanalisi. Noi lo faremo ogni quindici giorni: metteremo i piedi per terra e accoglieremo l'invito di James Hillman ad aprire le finestre dei nostri studi. Abituati a paesaggi interiori, questa volta guarderemo “fuori”: come dal treno. La nostra attenzione fluttuerà liberamente sulle facciate delle case, percorrerà i tre piani del condominio psichico, scenderà in strada, attraverserà le zebre con i passanti, ascolterà le voci dell'anima del mondo. Saremo due terapeuti che camminano e il nostro mantra sarà: psiche città aperta. Pensiamo che là fuori ci sia molto da capire e qualcosa da dire. Proveremo a rivolgere la nostra abitudine all'ascolto alle storie che incontreremo. Parleremo di identità, trauma, generi, migrazioni, minoranze. Ci interrogheremo sulla posizione che può avere oggi la psicoterapia tra le arti e le scienze, sul suo bagaglio teorico, su come potrebbe cambiare nel contatto con nuove soggettività. Ci muoveremo dal personale al collettivo, tra territori psichici e politici, esplorando l'ambiente in cerca di radicamento che, diceva Simone Weil, è “il bisogno più importante e meno riconosciuto dell'anima umana”.

Due volte al mese troverete un nostro pensiero a partire da notizie di cronaca o di politica, da libri o semplici incontri. Eviteremo lezioni, prescrizioni o diagnosi facili. Non psicoanalizzeremo la politica, ma schiuderemo lo spazio politico della psicoanalisi coltivando il dialogo e il riconoscimento reciproco.

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