Opinioni

Pubblico e privato insieme per la sostenibilità

di Domenico De Bartolomeo


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(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Mai come negli ultimi tempi si è dibattuto sulla necessità di rilanciare gli investimenti, pubblici e privati, per sostenere la crescita economica.

L’intervento di Franco Bassanini sulle pagine di questo giornale individua, in maniera chiara ed efficace, alcuni possibili strumenti in grado di conseguire concretamente tale obiettivo, rispondendo, al tempo stesso, ai fabbisogni della collettività.

Fabbisogni che, dopo anni di mancati investimenti, coinvolgono sempre più i servizi primari connessi alla salute, all’istruzione e all’edilizia sociale. Le cosiddette “infrastrutture sociali” che, se di qualità, possono offrire benefici ai singoli e alla collettività con ricadute positive in termini di sostenibilità, sia ambientale sia sociale, e di crescita economica.

Un possibile contributo alla realizzazione di tali interventi può derivare dal coinvolgimento di capitali privati, attraverso operazioni di partenariato pubblico privato che, se ben costruite, possono garantire la realizzazione delle opere senza incidere sul debito pubblico.

Al riguardo, è opportuno ribadire che la fattibilità di un’operazione di partenariato pubblico privato non si esaurisce con la definizione delle disponibilità finanziarie, ma vede nel tema dell’allocazione dei rischi l’elemento centrale.

D’altra parte, come insegna la letteratura, nella tradizionale definizione di Nevitt (1987), l’allocazione dei rischi deve seguire la logica secondo cui il rischio va affidato alla parte che è maggiormente in grado di controllarlo. Pertanto, è nella configurazione della matrice dei rischi che viene effettivamente definita la fattibilità dell’operazione.

Detto ciò, resta indispensabile il coinvolgimento della finanza “paziente”, ovvero di investitori istituzionali non speculativi, come gli enti gestori del risparmio previdenziale, dotati di ingenti risorse finanziare e interessati a investimenti di lungo periodo poco rischiosi.

La strada delineata da Bassanini appare condivisibile.

Occorrerà certamente intervenire sui vincoli di portafoglio dei soggetti investitori, affinché possano più liberamente investire le loro risorse nelle infrastrutture sociali e, soprattutto, occorrerà prevedere una garanzia sovrana, come avviene nei Piani Juncker e InvestEU, che possa effettivamente ridurre la rischiosità delle operazioni, rendendole maggiormente appetibili da parte degli investitori, rispetto a investimenti alternativi poco rischiosi ma poco remunerativi.

Qualche riflessione aggiuntiva merita l’individuazione di una struttura, come Investitalia, che possa occuparsi della validazione dei progetti garantibili. Da quello che sappiano la Struttura, istituita quasi un anno fa con la legge di bilancio 2019, non è ancora pienamente operativa e rischia di essere sottodimensionata rispetto a tale ambizioso progetto.

Inoltre, Investitalia è uno dei 7 soggetti, insieme a Strategia Italia, Struttura per la Progettazione, Italia Infrastrutture Spa, Dipe, Cdp, Invitalia, che compongono il complesso sistema della governance infrastrutturale del nostro Paese.

È quella che l’Ance ha definito l’«idra a 7 teste» con competenze spesso sovrapposte che rischia di rappresentare un elemento di rallentamento del processo realizzativo delle infrastrutture e rende necessario un coordinamento centrale, una Cabina di regia, in modo da evitare sovrapposizioni di competenze e conflitti di potere.

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