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Pubblico in Italia, privato in Svizzera: Paese che vai, debito che trovi

Il debito è una questione culturale? Diventa “pubblico” dove c’è sfiducia generalizzata nello Stato e “privato” dove al contrario la società si fonda sulla fiducia nella collettività? Lo suggerisce un recente studio di Lombard Odier sulla composizione del debito nei vari Paesi sviluppati. Con molte sorprese (e qualche conferma)

di Enrico Marro


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La sede della Lombard Odier a Ginevra

2' di lettura

Il debito è una questione culturale? Basta guardarne la composizione alle diverse latitudini d’Europa per capire che dietro al peso del debito pubblico, privato, corporate o finanziario ci sono differenti approcci culturali, legati alla storia e alla società dei singoli Paesi. A suggerirlo è una recente analisi di Lombard Odier (“Fear and loathing in global debt - An analysis of the sustainability and challenges of global debt”) che Il Sole ha potuto visionare in anteprima. Guardiamo questo grafico relativo al debito aggregato dei vari Paesi sviluppati, declinato nelle sue varie forme:

LA COMPOSIZIONE DEL DEBITO DEI PAESI SVILUPPATI

Dati in percentuale del Pil. (Fonte: Elaborazione Lombard Odier su dati Institute of International Finance)

LA COMPOSIZIONE DEL DEBITO DEI PAESI SVILUPPATI

Intanto la prima sorpresa è che (almeno stando alla tabella di Lombard Odier) l’Italia e la Grecia non sono in testa alla classifica: hanno debiti pubblici alti, ma indebitamenti privati, aziendali e finanziari tutto sommato sotto controllo. Assieme a quelli italiano e greco, svettano i debiti pubblici di Giappone, Belgio, Spagna ma anche Francia e Stati Uniti.

Del tutto differente è la composizione del debito dei Paesi Scandinavi, ma anche di Svizzera e Olanda, Stati valutati “tripla A” dalle tre principali agenzie di rating (garanzia di solidità assoluta, oggi una vera rarità).

A quelle latitudini il tessuto sociale si basa sulla fiducia nella collettività e lo si vede molto bene dalla composizione del debito: tutti questi Stati hanno un debito pubblico basso, a volte risibile (vedi il 32% del debito/Pil in Svizzera, il 36% della Norvegia o il 40% dell’Australia) ma un debito privato alto (130% del Pil in Svizzera, 116% in Danimarca, 102% in Olanda), anche per via dei tassi sottozero, che alimentano il mercato dei mutui immobiliari .

Completamente diversa è la situazione di Italia e Grecia: debito pubblico alto ma privato basso, segno di sfiducia nello Stato e della sua capacità di gestire le finanze, con l’ineviatabile corollario di accumulo di risparmio privato delle famiglie.

C’è solo un Paese che tiene sotto controllo tutti i debiti, sia pubblici che privati, sia finanziari che corporate: la Germania, «con un approccio alla gestione del debito ben noto - si legge nell’analisi della banca svizzera - che alcuni definirebbero “dogmatico”» (schuld in tedesco significa appunto sia “debito” che “colpa”, cosa improponibile alle nostre latitudini linguistiche e culturali...). Anche se ora le cose stanno cambiando anche nell’approccio della “locomotiva d’Europa”, pronta a chiudere un occhio sul debito per rilanciare l’economia cercando di evitare una recessione.

«Il Paese più indebitato è l’Irlanda - continua il report di Lombard Odier - con il Giappone che mantiene il più alto rapporto debito pubblico/Pil del mondo avanzato». La Svizzera possiede invece il più alto livello di indebitamento delle famiglie (130% del Pil) grazie alla struttura del mercato immobiliare interno, mentre le imprese francesi sono fortemente indebitate, così come le banche del Regno Unito.

Nel complesso comunque secondo l’analisi della banca svizzera il debito totale (pari al 326% del Pil) è nella media, mentre il debito pubblico - che ha raggiunto la soglia del 100% con l’ultimo pacchetto di misure di stimolo - resta gestibile in particolare grazie al sostegno delle politiche monetarie messe in atto dalle banche centrali , con gli altri settori (banche, imprese e famiglie) che appaiono relativamente in salute.

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