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Puglia, cinque secoli di musica nella Valle d’Itria

A Martina Franca parte il Festival dell’omonima valle. Inaugurazione il 19 luglio affidata a “Le joueur” (“Il Giocatore”) di Sergej Prokofiev

di Domenico Palmiotti

3' di lettura

Cinque opere per altrettanti secoli, dal 1600 al 1900. Affidata alla direzione artistica di Sebastian F. Schwarz, sovrintendente e direttore artistico del Regio di Torino, e alla direzione musicale di Fabio Luisi, uno dei più importanti direttori d'orchestra italiani, la 48esima edizione del Festival della Valle d'Itria (dal 19 luglio al 6 agosto a Martina Franca, in provincia di Taranto), propone un vero e proprio viaggio nella musica confermando la sua impostazione di fondo: portare in scena antiche, rare o nuovissime partiture. Da molti anni, ormai, il Festival della Valle d'Itria é un riferimento internazionale con un pubblico che arriva da vari Paesi, oltrechè uno degli eventi più prestigiosi della Puglia in estate. «Il Festival della Valle d'Itria quest'anno è un percorso storico che attraversa tutti i cinque secoli dell'opera. Abbiamo cinque rappresentanti, uno per ogni secolo» spiega Schwarz, che rimarrà in carica per un triennio ed ha raccolto il testimone del Festival da Alberto Triola che, dopo 12 anni, ha lasciato per concentrarsi sul ruolo di sovrintendente della Toscanini di Parma.

La rarità dell'edizione in francese

L'inaugurazione del 19 luglio è affidata alla nuova produzione di “Le joueur” (“Il Giocatore”) di Sergej Prokofiev (repliche il 24 e 30 luglio e 6 agosto) con l'orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari diretta da Jan Latham Koenig. Per la prima volta al Festival della Valle d'Itria va in scena un'opera di un compositore russo. A Martina Franca l'opera sarà eseguita non nella “tradizionale” versione del libretto in russo ma nella più rara, in francese, di Paul Spaak, che è stata quella del debutto assoluto del titolo nel 1929 al Théâtre Royale de la Monnaie di Bruxelles. Di Prokofiev, che ha curato anche il libretto tratto dall'omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, quest'opera è considerata la sua prima, importante partitura per il teatro musicale, la cui stesura è cominciata nel 1915.

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Un'opera di Bellini per l'800

Per gli altri secoli, l'opera del Seicento è “Il Xerse” (1655), di Francesco Cavalli, che sarà in scena al Teatro Verdi di Martina Franca il 25, il 29 e il 31 luglio. Il titolo del Settecento è invece “La scuola de' gelosi” (1778), di Antonio Salieri, che sarà eseguita il 27 luglio a Palazzo Ducale in forma di concerto. Per l'Ottocento è stato scelto uno dei lavori più rari del catalogo di Vincenzo Bellini, “Beatrice di Tenda”. Michele Spotti dirigerà l'orchestra del Petruzzelli. La chiusura del Festival è affidata ad una prima mondiale assoluta: “Opera italiana” di Nicola Campogrande, composta nel 2010 su libretto di Elio e Piero Bodrato, che andrà in scena per la prima volta al Palazzo Ducale il 3 e il 5 agosto. “Il tratto distintivo e indentitario del Festival della Valle d'Itria rimane quello di rappresentare le opere inedite alla scoperta della bella musica” afferma Franco Punzi, presidente della Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca. Il Festival, infatti, si deve anche all'iniziativa dell'ex sovrintendente del Teatro alla Scala ed ex presidente Rai, nonché fondatore con Giorgio Strehler del Piccolo Teatro. Grassi, scomparso nel 1981, nacque a Milano da una famiglia che veniva da Martina Franca.

“Opera italiana”, la vita del Paese dal ‘60 ad oggi

Per Schwarz, “Opera italiana”, commissionata nel 2010 a Campogrande dal comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia, “racconta la vita degli italiani dagli anni ‘60 sino ad oggi. Una cosa importante è ricordare al pubblico che la lirica racconta la vita in tutte le sue sfaccettature, dagli aspetti storici, personaggi storici ed anche inventati o mitologici, fino alla vita della gente normale oggi”. Il bilancio dell'edizione 2021 del Festival è racchiuso in 2.085 minuti di musica offerti in 20 serate consecutive di cui 11 tutte esaurite. La 48esima edizione proporrà 5 titoli d'opera, 3 film e 7 concerti per 20 giorni di spettacolo.

Iniziativa comune tra Museo Taranto e Festival

Sino al 5 agosto il MarTa, il Museo archeologico nazionale di Taranto (importante riferimento per la storia e la civiltà della Magna Grecia) propone un viaggio nella musica delle origini. Visite guidate dedicate al tema della musica permetteranno di scoprire antichi strumenti musicali esposti al MarTa tra cui cimbali, crotali, arpe, lire, cetre, il tympanon e l'aulòs, ed i suoni del passato. Saranno richiamati alla memoria dei visitatori attraverso la riproduzione di file video ed audio appositamente studiati dalla “Casa Museo Spada” di Lecce che nella sua collezione permanente ha oltre mille antichi strumenti musicali. Eva Degl'Innocenti, direttrice del MarTa (che quest'anno ha vinto di nuovo, consecutivamente, il TripAdvisor Traverlers' Choice Award per la categoria “Attrazioni del mondo”), dichiara che «gli strumenti conservati in particolar modo nella settima sala del MarTa, ma anche quelli riprodotti sulle antiche ceramiche di età greca e romana nelle sale ottava, tredicesima e ventiduesima, raccontano la particolare diffusione di strumenti musicali a percussione, a vibrazione, a corde che in età antica accompagnavano le civiltà dell'epoca in rituali, banchetti, simposi, eventi, cortei dionisiaci e occasioni pubbliche».

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