verso le elezioni regionali

Puglia, doppia preferenza affondata da 2mila emendamenti. Stasera un decreto del governo

Nonostante la diffida del premier Giuseppe Conte, il Consiglio regionale dopo cinque ore non riesce a trovare un accordo. Il caso in Consiglio dei ministri. Emiliano: «Mi assumo la responsabilità politica di quanto avvenuto»

di Manuela Perrone

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Il governatore della Puglia, Michele Emiliano

Nonostante la diffida del premier Giuseppe Conte, il Consiglio regionale dopo cinque ore non riesce a trovare un accordo. Il caso in Consiglio dei ministri. Emiliano: «Mi assumo la responsabilità politica di quanto avvenuto»


3' di lettura

La modifica della legge elettorale in Puglia per introdurre la doppia preferenza di genere e adeguare il sistema ai princìpi costituzionali e alle norme della legge 20/2016 è stata sepolta da 2mila emendamenti (di cui 1.946 da Fratelli d’Italia) e da oltre cinque ore di discussione in Consiglio regionale. Vane: nella notte del 28 luglio, quando scadeva il termine fissato dal governo per adeguarsi, i consiglieri hanno alzato bandiera bianca e il presidente Mario Loizzo ha dovuto prendere atto della mancanza del numero legale, «causa le numerose assenze tra i banchi della maggioranza».

In arrivo un decreto legge del governo

Nella diffida firmata dal premier (di origini pugliesi) Giuseppe Conte, datata 23 luglio, si alludeva esplicitamente all’esercizio dei poteri sostitutivi in caso di inottemperanza. Decorso il termine del 28 luglio - recitava l’atto - «si fa riserva di adottare ogni ulteriore atto di cui il governo ha facoltà secondo legge». E infatti, come confermano fonti dell’esecutivo, già al Consiglio dei ministri di mercoledì 29 luglio, convocato alle ore 20 soprattutto per approvare la delibera di proroga dello stato di emergenza al 15 ottobre, approderà un decreto legge che riguarderà non soltanto la Puglia guidata dal governatore dem Michele Emiliano (che andrà al voto il 20 e 21 settembre), ma anche le altre due regioni ordinarie rimaste inadempienti : Calabria e Piemonte. Saranno invece escluse dal decreto le regioni inadempienti ma a statuto speciale Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

Il mea culpa di Emiliano

«Mi assumo la responsabilità politica di non essere riuscito a convincere la maggioranza in Consiglio ad approvare la doppia preferenza di genere, che è un punto essenziale del nostro programma», è il mea culpa su Facebook del governatore Emiliano. «Ieri in quell’aula ho provato gli stessi sentimenti di sdegno che oggi tante pugliesi e tanti pugliesi stanno esprimedo. Ho già contattato il governo per informarlo di quanto accaduto e dando il mio pieno consenso all’emissione di un provvedimento che introduca la doppia preferenza. La battaglia continua».

Fitto (Fdi): «È stata la maggioranza ad abbandonare l’aula»

Il candidato governatore del centrodestra Raffaele Fitto, esponente di Fratelli d’Italia, sostiene che gli oltre 2mila emendamenti delle opposizioni non siano stati presentati per ostruzionismo, «ma con il chiaro obiettivo di votare solo ed esclusivamente il testo della Giunta e niente altro». Per protesta, insomma, contro le proposte di modifica della maggioranza che a suo dire «nulla hanno a che fare con la parità di genere». L’interruzione del Consiglio regionale, secondo Fitto, non è dovuta alla mole enorme di emendamenti targati Fdi, disponibile a ritirarli, ma alla deflagrazione della maggioranza dopo l’approvazione con voto segreto del cosiddetto “emendamento Lopalco” che di fatto esclude la possibilità di candidatura del virologo vicinissimo a Emiliano. «Sono loro ad aver fatto venir meno il numero legale», conclude Fitto, che chiede a Loizzo di riconvocare subito il Consiglio per varare la legge elettorale che era stata approvata all’unanimità della Giunta.

Le associazioni: «Vicenda penosa»

Comunque sia andata, la resistenza mostrata dalla Puglia, che conta appena 5 donne su 50 consiglieri totali, lascia l’amaro in bocca alle tante associazioni nazionali e locali che si battono da anni per la modifica del sistema elettorale. La Liguria di Giovanni Toti, per dire, è riuscita ad adeguarsi dopo la prima informativa del ministro Boccia (Pd), supportato dalla ministra renziana delle Pari opportunità, Elena Bonetti. Martedì 28, proprio durante la discussione in Consiglio, Boccia ha incontrato online le presidenti di Rete per la Parità e DonneinQuota, Donatella Martini e Rosanna Oliva. Unanimi nel definire «penosa» la vicenda pugliese.

«Un autogol per le regioni»

«Noi andremo avanti anche se si dovesse prospettare un ricorso alla Corte costituzionale», afferma Oliva. «I consiglieri pugliesi non hanno neanche considerato che questo tentativo di mantenere la politica in mani maschili costituisce un autogol, perché finisce per rafforzare le polemiche e le perplessità provocate in questa fase di pandemia in merito alle competenze regionali e a quella sulla sanità».

La “prima volta” del potere sostitutivo

Secondo le due associazioni, non deve comunque venire meno la fiducia nelle istituzioni democratiche ad adeguarsi ai princìpi costituzionali e alle leggi nazionali in materia di rappresentanza paritaria. «Con la diffida - spiegano Martini e Oliva - abbiamo avuto il primo esempio nella storia repubblicana in cui il governo eserciterà nei confronti di alcune regioni il proprio potere sostitutivo. Questione da tempo all’attenzione della dottrina, che proprio in questi giorni è stata approfondita dalla costituzionalista Tania Groppi che ha esposto i motivi a favore di tale possibilità». Sempre che il Consiglio dei ministri provveda davvero.

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