decreto legge

Puglia e doppia preferenza, il governo nomina commissaria la prefetta di Bari

Consiglio dei ministri convocato ad hoc dopo l’ultimatum del premier. L’articolo 120 della Costituzione leva per esercitare il potere sostitutivo

di Manuela Perrone

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Consiglio dei ministri convocato ad hoc dopo l’ultimatum del premier. L’articolo 120 della Costituzione leva per esercitare il potere sostitutivo


4' di lettura

«Il prefetto di Bari è nominato commissario straordinario allo scopo di provvedere agli adempimenti» necessari all’adeguamento del sistema elettorale della Puglia alla legge 20/2016 e ai princìpi di parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive: recita così l’articolo 1, comma 3, del decreto legge Boccia-Bonetti approvato al Consiglio dei ministri di venerdì 31 luglio e firmato subito in serata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il nome del commissario prescelto è quello della prefetta di Bari, Antonella Bellomo.

Il buco nell’acqua del Consiglio regionale

L’«intervento sostitutivo» del governo è dovuto al fallimento del Consiglio regionale convocato martedì scorso per approvare la proposta di legge varata all’unanimità dalla Giunta di Michele Emiliano, partito in salita tra ostruzionismo dell’opposizione (quasi 2mila emendamenti presentati da Fdi) e blitz ai voti segreti, e infine sospeso per l’assenza del numero legale. Con Emiliano che si assumeva la «responsabilità politica» del buco nell’acqua e il candidato governatore del centrodestra, Raffaele Fitto, che addossava la colpa alle crepe nella maggioranza.

L’ultimo pressing di Conte

Giovedì sera il premier Giuseppe Conte, che nella diffida del 23 luglio aveva dato tempo fino al 28 luglio alla “sua” Regione per adeguarsi, aveva tentato un ultimo pressing, anticipando che «il governo, forte anche dei pareri giuridici acquisiti, andrà sino in fondo». Le interlocuzioni tra la maggioranza di centrosinistra e il centrodestra sono proseguite invano: il Consiglio dei ministri è stato convocato alle 16, con lo stesso Emiliano presente almeno per una parte della riunione.

La doppia preferenza

Il decreto è autoapplicativo: stabilisce che il mancato recepimento nella legislazione regionale dei principi fondamentali fissati dall’articolo 4 della legge 165/2004, come modificata dalla legge 20/2016, «integra la fattispecie di mancato rispetto di norme di cui all’articolo 120 della Costituzione e, contestualmente, costituisce presupposto per l’assunzione delle misure sostituive ivi contemplate». Poi «al fine di assicurare il pieno esercizio dei diritti politici e l’unità giuridica della Repubblica», introduce in Puglia (unica ancora inadempiente tra le Regioni che andranno al voto il 20 e il 21 settembre, dopo che anche la Liguria di Giovanni Toti si è adeguata) la doppia preferenza di genere, ovvero che ciascun elettore possa esprimere due voti di preferenza, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso dall’altro. Il provvedimento affida dunque al commissario straordinario gli adempimenti conseguenti per l’attuazione del decreto, ma anche la «ricognizione delle disposizioni regionali incompatibili» con la legge nazionale.

La «tutela giuridica dell’unità della Repubblica»

È la prima volta nella storia d’Italia che il governo esercita i poteri sostitutivi. Il principio richiamato dal Dl, proposto dal ministro dem per gli Affari regionali, Francesco Boccia, e dalla ministra Iv delle Pari opportunità, Elena Bonetti, è quello della «tutela giuridica dell’unità della Repubblica» in vista delle tornate elettorali imminenti. Il rispetto del criterio di necessità e urgenza ha fatto sì che il testo limiti la propria validità alla sola Puglia e non anche alle altre due Regioni inottemperanti a statuto ordinario: Calabria e Piemonte. Tra quelle che l’esecutivo aveva sollecitato ad adeguarsi ci sono anche altre due Regioni a statuto speciale: Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

Conte: «Scritta nuova pagina nella storia dei diritti»

La decisione è stata comunque sofferta, come dimostrano le polemiche e i veleni a livello locale - a Cdm in corso, il candidato di Italia Viva alla presidenza della Regione, Ivan Scalfarotto, ha accusato Emiliano di «disastro» - e i riflessi a livello nazionale in seno al governo. Boccia avrebbe preferito evitare l’indicazione di un commissario proprio per evitare di mettere in difficoltà il governatore Pd, ma in particolare la ministra renziana (e pugliese) Teresa Bellanova ha insistito, insieme a Bonetti. E alla fine il commissariamento, nonostante le resistenze di natura politica, è stata la soluzione tecnica ritenuta più corretta. Con il premier che ha esultato su Facebook: «Oggi abbiamo scritto una nuova pagina nella storia dei diritti politici e, in particolare dei diritti delle donne. Per il governo l’empowerment femminile è un imperativo morale, politico e giuridico. Non siamo disposti a consentire ulteriori discriminazioni a carico delle donne».

La soddisfazione di Boccia e Bonetti

«Un atto dovuto alle cittadine pugliesi, una lotta che ho raccolto dalla tenacia di tante donne, a partire da Teresa Bellanova», ha commentato subito Bonetti. «Affermiamo così che la parità di genere è un principio da tutelare in tutto il Paese in maniera uniforme, perché in maniera uniforme va tutelato il diritto alle pari opportunità». «La doppia preferenza - ha sottolineato Boccia - appartiene a quella categoria di diritti universali nei quali questo governo e questa maggioranza si rispecchiano. Incrementare la presenza femminile nelle istituzioni non è una battaglia ideologica ma un dovere morale e civile di una democrazia matura che guarda al futuro con serietà e speranza». È stato Boccia a ringraziare l’impegno delle associazioni, di Laura Boldrini e dell’intergruppo per i diritti delle donne. Di tutti coloro che da anni «hanno incalzato le istituzioni per il raggiungimento di questo risultato».

Il leader del centrodestra: «Pericoloso precedente»

Di tutt’altro tenore le reazioni nel centrodestra. «In Puglia si sta giocando con le istituzioni, piegandole ad interessi di una parte politica - dicono in una nota Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. «Per responsabilità del presidente uscente, il Consiglio dei ministri si è preso la responsabilità di scrivere un provvedimento che rischia di compromettere il libero esercizio del voto in Puglia e rappresenta una gravissima ingerenza politico-elettorale. Il rischio evidente è quello di creare un precedente pericolosissimo e un incidente istituzionale finalizzato a far saltare le elezioni». D’altronde era stato proprio Fitto, già nei giorni scorsi, a evocare possibili ricorsi.

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