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Puglia, Emiliano: così è passato dalla paura di perdere alla vittoria ampia

Il vento è cambiato nelle ultime settimane, con la discesa in campo decisa di molti esponenti del centrosinistra che in passato avevano criticato Emiliano

di Domenico Palmiotti

Puglia, Emiliano: Primavera continua, vinto con gioco di squadra

Il vento è cambiato nelle ultime settimane, con la discesa in campo decisa di molti esponenti del centrosinistra che in passato avevano criticato Emiliano


5' di lettura

Più che le analisi e i dati elettorali, due elementi, che possono sembrare marginali o di colore ma che in realtà sembrano non esserlo, fotografano l’esito delle regionali pugliesi con la larga riconferma di Michele Emiliano, governatore uscente.

Paura di perdere

Il primo è l’ammissione dello stesso Emiliano: ho avuto paura di perdere. Un’ammissione senza reticenze e giri di parole. Il secondo è un gesto del ministro Francesco Boccia che, accanto ad Emiliano, rispondendo a chi dalla folla lo salutava, ha portato la mano alla testa e col pollice si è strisciato la fronte. Gesto che equivale a dire “l’abbiamo scampata”.

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In questi due elementi sta probabilmente il succo di una battaglia, di una sfida che sembrava prima terribile, poi, a campagna elettorale avviata, persa per Emiliano e infine ribaltata contro ogni previsione. Da 15 anni all’opposizione, il centrodestra in Puglia stavolta fiutava aria di vittoria. Un vento nazionale favorevole, la grinta di chi voleva tornare a contare dopo un così lungo periodo di assenza dalla stanza dei bottoni e soprattutto l’unità (seppure faticosa e sofferta) di una coalizione che in tante altre occasioni era scesa in pista divisa, sembravano le carte a favore del centrodestra.

Lega fredda su Fitto

Certo, la Lega non voleva Raffaele Fitto. Era apparso chiaro sotto Natale, quando Matteo Salvini era venuto a Bari, con i suoi allarmati per la ridiscesa in campo proprio di quel Fitto da cui si erano via via distaccati. Questa posizione la Lega ha mantenuto per alcuni mesi, sino a dover arretrare, poi, davanti all’accordo nazionale che assegnava a Fratelli d’Italia la designazione del candidato presidente in Puglia con Giorgia Meloni che aveva puntato le sue chance su Fitto. E anche in queste settimane è indicativo che la coalizione, schierando i big, abbia fatto una sola manifestazione unitaria a Bari con il candidato presidente.

Sul fronte opposto, invece, se Emiliano poteva contare sul sostegno di quanti, dal centrodestra, si sono nel tempo avvicinati a lui (attrazione che gli è valsa l’accusa di mercanteggiamento della politica, con riferimento alle diverse nomine fatte), nonché sull’appoggio di diversi sindaci pugliesi e sul fatto di rivendicare una continuità con i precedenti dieci anni di centro sinistra (presidente Nichi Vendola), aveva però due incognite: le candidature di M5S e di Italia Viva. Lo impensierivano soprattutto i pentastellati.

Non a caso Emiliano ha dichiarato più volte che lui e i suoi combattevano soli contro tutti. E prima della presentazione delle liste, hanno cercato, con un pressing martellante, di portare l’M5S dalla propria parte. Non riuscendoci però, perchè i vertici M5S, da Luigi Di Maio a Vito Crimi, hanno sempre difeso il valore delle scelte dei territori. A ciò si aggiunga che i sondaggi premiavano comunque il centrodestra. L’ultima foto del 16 settembre vedeva infatti Fitto in un range percentuale compreso tra il 39,5 e il 43,5 per cento, Emiliano tra il 36 e il 40 e la grillina Antonella Laricchia tra il 14 e il 18. Affluenza alle urne, stimata tra il 48 e il 52 per cento.

Lo scenario mutato

Questo, dunque, il clima del pre voto. Ma già prima di quella foto del 16 settembre, il vento era cambiato e non gonfiava più le vele del centrodestra. Sì, negli incontri Emiliano appariva sotto tono, senza il piglio guerriero che ne fa un tratto distintivo, mentre Fitto tranquillo e fiducioso di farcela, e quindi questo sembrava confermare le previsioni, ma in realtà la situazione si stava modificando. E non solo perché il sindaco di Bari, Antonio Decaro, rieletto un anno fa al primo turno con un botto di consensi, si era buttato anima e corpo nella battaglia per Michele, ma perché tutto un mondo di sinistra che non aveva lesinato critiche ad Emiliano, ha deciso di soccorrerlo. Da Nichi Vendola, 15 anni fa succeduto proprio a Fitto, a Michele Laforgia, punto di riferimento nella sinistra a Bari, senza trascurare Franco Cassano e Beppe Vacca.

In sostanza, un pezzo di sinistra che ha contestato anche duramente Emiliano, alla fine si è schierato con lui non tanto, hanno dichiarato, per non riconsegnare la Puglia a Fitto quanto per non consegnarla al duo Meloni-Salvini. Perchè in diversi evidenziavano proprio questo: se Fitto avesse vinto, non avrebbe potuto fare il “monarca” come 15 anni fa avendo due forze di coalizione cui dover dare conto.

Centro sinistra ricompattato

Il centrosinistra, alla fine, si è stretto attorno ad Emiliano che lo ha ammesso dichiarando che «in tanti hanno dato una mano e questa è la vittoria di tutti, non del singolo». Tranne Brindisi, Emiliano ha vinto ovunque, dove con un margine più ampio (Bari, 51,38 contro il 33,69 di Fitto), dove più stretto, ma vittoria chiara è, col 46,8 per cento contro il 39 del suo principale competitor.

E quelle che per il governatore riconfermato sembravano incognite, alla fine si sono rivelati flop clamorosi. Soprattutto l’M5S, fermo al 10 per cento dopo aver conosciuto oltre il 40 per cento alle politiche del 2018 e il 26 per cento alle europee del 2019. Senza storia Italia Viva. Ma anche la Lega ha un bottino scarno: non è prima nel centrodestra, posto che è invece di FdI, e passa dal 25,2 delle europee al 9,5. Nel centrosinistra primo è il Pd, che migliora rispetto alle europee nonostante le liste a sostegno di Emiliano.

Ci si chiede quanto abbia pesato il disgiunto, ovvero la possibilità per un elettore pugliese di votare un candidato consigliere di uno schieramento e un candidato presidente del fronte avverso. Il Pd, negli ultimi giorni, più che insistere sull’appello al disgiunto, inizialmente rivolto soprattutto all’M5S, ha rivendicato un voto utile e Fitto afferma che «c’è stato lo spostamento del voto, rispetto alle previsioni, verso la coalizione di centrosinistra. Più che un disgiunto, un voto vero e proprio». Fitto ha anche parlato di «amministrazione della Regione in prima persona in pista con un utilizzo almeno discutibile della gestione stessa della Regione sino all’ultimo momento possibile».

E giorni fa c’era stato clamore sul fatto che Emiliano firmasse a Taranto 200 contratti di assunzione nei servizi della sanità.

Il futuro in Puglia

«Siamo apartitici ma non apolitici, nel senso che rivendichiamo una buona politica per l’industria e per lo sviluppo» commenta Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia. «Ci auguriamo adesso uno scatto, non i soliti balletti o il gioco delle poltrone, Emiliano faccia presto scelte chiare su sanità e agricoltura, settori dove la Regione non ha brillato» chiede Fontana, che raccomanda attenzione anche sulle risorse del Recovery Fund. «C’è una sintonia tra Bari e Roma - sostiene Fontana - e la Puglia ha un gap di infrastrutture da recuperare. Penso anzitutto alle ferrovie e alla linea adriatica. Ma valorizziamo anche il grande potenziale dei porti di Taranto e Bari».

Per Fontana, «la gestione di Emiliano non è esente da ombre, tutt’altro, ma la gestione del Covid è stata fatta bene. La misura del titolo II, di cui abbiamo chiesto il rifinanziamento, ha mobilitato complessivamente un miliardo e la Regione, col 30 per cento a fondo perduto, ha sostenuto il circolante delle aziende in una fase di grandi difficoltà».

Circa i due protagonisti principali della contesa, Emiliano non chiude a M5S. C’è un post voto infatti. E quando gli viene chiesto se riproporrà ai pentastellati di entrare in giunta come cinque anni fa, risponde: «Può darsi, io sono capatosta». Risponde Laricchia: confronto sui temi sì, ma non ci sono le condizioni per un accordo. Mentre Fitto si consola affermando: «Ho le spalle larghe, sono caduto e mi sono rialzato tante volte».

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