Investimenti

Puglia alla seconda ondata: 350 piani in attesa

In lizza anche esteri

di Vincenzo Rutigliano

2' di lettura

Anche capitali stranieri, made in Germany compresi, nel business del fotovoltaico e dell’eolico pugliese. Dopo la prima ondata poi esauritasi, la Regione ne sta vivendo una seconda con quasi 350 richieste di autorizzazioni presentate, da settembre 2019 in poi, agli uffici regionali, per nuovi impianti di potenza complessiva prevista per oltre 20.000 Mw, di cui 5.000 già concessi, ma per vecchie istanze.

Si tratta in prevalenza di impianti di grossa taglia (50-70 Mw), come per i 6 progetti di fotovoltaico (295 Mw) presentati da una multinazionale tedesca, da realizzare nel brindisino, su 300 ettari di superficie agricola. Un’altra, da sola, impegnerebbe fra Latiano e Mesagne investimenti per almeno 70 milioni. E così per altri impianti, su 80 ettari, in agro di Santeramo in Colle. E poi la provincia di Foggia con 120 istanze (superficie 10.000 ettari), soprattutto per l’eolico sui Monti Dauni, dove già si concentra l'81,92% del totale regionale per questa fonte rinnovabile, il 22% di quello nazionale. Finita la prima fase degli incentivi, ora si guarda a questi impianti come a veri e propri strumenti finanziari: i titolari firmano contratti con la quantità di energia prodotta e venduta, durata utile e rendimento certo.

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Il freno a questi investimenti milionari non è solo il consumo di suolo, soprattutto agricolo, ma anche l’impatto paesaggistico. È una doppia tenaglia su cui cercano la quadra tre diversi assessorati regionali, come l’Ambiente, l’Agricoltura e lo Sviluppo Economico, quest’ultimo competente per le autorizzazioni uniche regionali. Sinora i pochi provvedimenti emessi sono stati in gran parte sfavorevoli, specie quando si tratti di suoli agricoli, con corollario di contenziosi dinanzi al Tar contro le VIA negative. Per uscirne si punta sia al catasto energetico, che non c’è, per mappare numero e potenza degli impianti esistenti, che alla modifica del Piano Energetico Ambientale (Pear), per fissarvi nuovi paletti o per snellire quelli esistenti. A cominciare dalle localizzazioni: non più fondi agricoli, ma cave e aree dismesse, siti di interesse nazionale (Sin) inquinati e da bonificare. A questi si guarda soprattutto nel brindisino dove si contano 86 richieste, per il 90% di fotovoltaico: sono in ballo quasi 1000 ettari per impianti di 50-70 Mw. Tanto interesse si spiega con la facilità di allaccio per il dispacciamento, grazie alle grandi dorsali che passano per le centrali termoelettriche, come quelle di Cerano. «Concordo con il parere negativo sui suoli agricoli – spiega il sindaco del capoluogo messapico, Riccardo Rossi – abbiamo i siti Sin che potrebbero essere utilizzati a questo scopo e noi siamo orientati in questo senso. Serve però un confronto con la Regione che deve dare il via libera in queste aree, che abbiamo in abbondanza, qui come a Taranto». Ma le aree Sin «non bastano»,dice l’assessore regionale alle Energie Rinnovabili, Alessandro Delli Noci. E si ritorna quasi al punto di partenza.

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