Grande distribuzione

Pugliese (Conad): «Tenuta dei consumi a rischio, corsa alle scorte terminata. Puntiamo tutto sull’alimentare made in Italy»

Previsioni per l’autunno negative per il settore: già sette settimane di flessione. Nel 2021 Conad presenterà una rivoluzionaria piattaforma di e-commerce

di Giovanni Uggeri

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Previsioni per l’autunno negative per il settore: già sette settimane di flessione. Nel 2021 Conad presenterà una rivoluzionaria piattaforma di e-commerce


3' di lettura

«Sarà un autunno molto difficile». Non si nasconde Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, se gli si chiede una previsione su come sarà la ripresa dopo l’estate dei consumi e dell’economia in generale. A capo del primo gruppo della grande distribuzione italiana con un fatturato di oltre 14 miliardi (+5,9% rispetto al 2018), in costante crescita da dieci anni (dai 9,8 miliardi del 2010) e con un piano di investimenti nel triennio 2020-2022 di 1,5 miliardi, Pugliese vede troppe incertezze all’orizzonte ma anche una carta importante da giocare: il cibo made in Italy. «Le previsioni per l’autunno non sono affatto buone. Non tanto per Conad - spiega Pugliese - quanto per tutto il settore dei consumi. Se abbiamo avuto un periodo di lockdown in cui il mondo del food e della distribuzione hanno retto bene, non dobbiamo illuderci. Terminato il periodo delle scorte in casa, da giugno procediamo con un segno negativo negli acquisti da ormai 7 settimane. E il trend non sembra fermarsi. Sono dati inquietanti».

Forse ha inciso anche la mancanza del turismo di massa e dall’estero?

In parte. Ma la cosa peggiore è il clima di attesa, di incertezza che si sta creando nei confronti dell’autunno che nell’ambito dei consumi ha un effetto devastante. Si aggiunga che sembra che entro la fine dell’anno si perderanno secondo le previsioni più ottimistiche 800mila posti di lavoro e le politiche di assistenza adottate sembrano poco efficaci. E l’inizio dell’anno prossimo sarà ancora più preoccupante, anche senza ritorni del virus.

Voi però non avete sofferto particolarmente finora. Anzi…

Sì, è vero, siamo andati bene. E questo lo dobbiamo alla nostra struttura che è a contatto col territorio, che è fatta di micro-realtà e per questo è più flessibile. Così siamo stati più veloci ad adattarci alle difficoltà e ai cambiamenti. Inoltre, con questa organizzazione controlliamo con facilità che tutti i punti vendita siano in utile, che riescano a sopravvivere bene. è una nostra regola base.

E questo sarà il punto di forza sul quale conterete quando arriverà l’autunno che lei dipinge così grigio?

Questo con alcuni altri. Abbiamo una quota di prodotti con il nostro marchio che è la più alta di tutti: il 33%. Ciò significa che riusciamo ad avere prezzi contenuti e un’attenzione particolare verso i prodotti italiani sia nel segmento fresco e freschissimo sia nel dialogo con le piccole imprese dell’alimentare. Riusciamo così ad avere prezzi bassi con filiere corte. E i consumatori hanno premiato questa politica. E durante l’emergenza questa attenzione al valore del made in Italy per diversi fattori si è molto accentuata. Ora spetterebbe alla politica riuscire a promuovere di più la commercializzazione di prodotti italiani anche all’estero, unendo piccole realtà e condividendo i servizi. Ma in questa direzione ancora poco è stato fatto.

Questo riguarda più la politica, ma voi cosa avete fatto per conquistare e mantenere i clienti e aiutare il made in Italy?

L’iniziativa prezzi “bassi e fissi” ad esempio, come sostegno alle famiglie con l’ampliamento del paniere di prodotti indispensabili che hanno prezzi bloccati. O il “fresco-freschissimo” delle produzioni italiane per una maggiore cultura alimentare e una valorizzazione della filiera agroalimentare italiana. Poi nell’operazione Auchan abbiamo messo a punto la riduzione delle grandi superfici più coerenti con le attese dei consumatori.

A che punto è questa acquisizione, importante ma anche molto complessa e per alcuni aspetti problematica?

Per fine settembre tutto sarà completato. Abbiamo venduto (secondo indicazione dell’Antitrust) alcuni grandi centri, abbiamo ridimensionato gli altri, abbiamo concluso il passaggio di tutti i punti vendita (più di 260) e dei 23-24 grandi ipermercati che dai 10mila mq si sono ridotti a 4-5mila. Li abbiamo focalizzati sul food, riducendo la parte non food, con la cessione di spazi ad altri operatori. È stato un salvataggio di un gruppo che in Italia perdeva 1,5 milioni di euro al giorno. Con l’acquisizione avremmo dovuto tagliare 6mila persone che poi abbiamo ridotto a 3mila (di questi più di 2mila sono già stati ricollocati). Se non fossimo intervenuti ci sarebbero stati 18mila posti di lavoro persi. Abbiamo difeso il lavoro, non solo il posto di lavoro (Conad conta 57.500 dipendenti ndr).

Dopo Auchan ci sono altri obiettivi?

C’è il “piano Nord” che stiamo sviluppando e siamo solo all’inizio. Siamo fortissimi nel Centro e nel Sud ma al Nord meno. E ora puntiamo a crescere con forza. Milano è una piazza particolare, diversa da tutto il resto d’Italia, ed ora la nostra presenza in città inizierà a farsi sentire. Ma l’altra sfida del futuro è il digitale. Nel 2021 presenteremo una nuova rivoluzionaria piattaforma dell’e-commerce con una rete distributiva dedicata che comprenderà anche altri servizi in ottica fidelizzazione nell’ambito assicurativo, bancario e anche nei viaggi. Perché passerà anche questo inverno e dopo il periodo più duro si tornerà anche a viaggiare.

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