SPAGNA, LA QUESTIONE CATALOGNA

Puigdemont: «Accetto le elezioni, non sono qui per chiedere asilo»

dal nostro corrispondente Beda Romano

Carles Puidgemont (Agf)

3' di lettura

BRUXELLES – Il leader catalano Carles Puigdemont ha chiesto oggi qui a Bruxelles in una gremita conferenza stampa un «giudizio giusto» da parte della magistratura spagnola. Si è detto poi pronto ad accettare nuove elezioni. L'uomo politico è stato accusato di sedizione e ribellione dopo che ha annunciato l'indipendenza della Catalogna e si è rifiutato di accettare l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione spagnola che prevede la sospensione dell'autonomia di una regione in casi di violazione della legge.

«Siamo qui non per chiedere asilo politico – ha spiegato Carles Puigdemont nella sede dell'Associazione della stampa estera nella capitale belga – ma per poter agire in modo libero e sicuro. Siamo qui alla ricerca di garanzie (…) Il governo centrale sta dimostrando un desiderio di vendetta, non di giustizia nei confronti degli indipendentisti catalani (…) Vogliamo essere sicuri di poter godere di un processo giudiziario che sia giusto e indipendente».

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Il leader catalano ha respinto il sospetto che fosse qui per stringere nuovi legami con gli autonomisti fiamminghi, e ha smentito qualsiasi desiderio di chiedere asilo politico in Belgio. Anzi, ha spiegato di non essere in Belgio, ma a Bruxelles, la capitale dell'Europa. L'arrivo di Carles Puigdemont, accompagnato da altri cinque ministri del governo catalano, ha colto di sorpresa l'establishment comunitario, che in queste settimane si è ben guardato di avere legami con gli indipendentisti catalani.

A seguito della scelta del Parlamento catalano di dichiarare l'indipendenza, sulla scia del referendum del 1° ottobre scorso, il governo spagnolo ha optato per l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione che permette a Madrid di prendere il controllo di una regione del paese, abolendo la sua autonomia. Su questo fronte, il leader catalano ha ammesso che il processo di indipendenza deve essere «rallentato» perché l'obiettivo della regione è di «evitare la violenza».

La conferenza stampa di Carles Puigdemont questo pomeriggio qui nella capitale belga è parsa ai più confusa e incerta. D'altro canto, la rapida decisione del governo Rajoy di indire nuove elezioni in Catalogna a brevissimo termine, entro otto settimane appena, ha probabilmente messo in crisi l'establishment indipendentista, costretto a questo punto a fare campagna elettorale piuttosto che a gestire la nuova e presunta indipendenza della regione.

Al premier Mariano Rajoy «faccio una domanda semplice – ha detto il leader catalano durante una conferenza stampa organizzata in tutta fretta -: è pronto egli a rispettare il risultato delle prossime elezioni in Catalogna?». Ha poi aggiunto: «A una domanda semplice, chiedo una risposta semplice. Io sono pronto a rispettare i risultati del prossimo voto». Alla specifica domanda della stampa su quanto tempo intenda rimanere a Bruxelles, l'uomo poilitico non ha dato alcuna risposta.

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Secondo fonti di stampa, il leader ed ex presidente della catalogna, almeno secondo le autorità spagnole, è arrivato a Bruxelles tra domenica e lunedì con un aereo da Marsiglia, dove era giunto in auto da Barcellona. La delegazione catalana è partita dalla sede dell'Associazione della stampa estera con alcuni taxi che l'attendevano nel parcheggio sotterraneo del palazzo nel centro del qurtiere comunitario della capitale belga, a due passi dalla Commissione e dal Consiglio.

Intanto da Madrid, la Corte costituzionale ha sospeso la dichiarazione di indipendenza proclamata dal Parlamento catalano venerdì, dando ragione a un ricorso del governo Rajoy che sempre la settimana scorsa aveva chiesto e ottenuto dal Parlamento nazionale di applicare l'articolo 155. Sempre la Corte costituzionale ha deciso di convocare Carme Forcadell, la presidente del Parlamento catalano, rea di aver pronunciato ufficialmente la dichiarazione d'indipendenza.

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