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Puigdemont in Belgio, cosa sta succedendo e cosa rischia ora

di Alberto Magnani


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Carles Puigdemont (foto Epa)

3' di lettura

Si complica il quadro per Carles Puigdemont, il leader catalano volato in Belgio dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza della regione e il pollice di ferro adottato da Madrid. La giudice spagnola dell’Audiencia Nacional Carmen Lamela ha emesso un mandato di arresto internazionale per Puigdemont e i quattro ministri che si trovano all’estero con lui. Puigdemont ha dichiarato che non intende sfuggire al verdetto del tribunale ma vuole essere tutelato da una «reale giustizia», accusando di parzialità quella spagnola. Il leader ha anche lanciato un appello per una lista unitaria di indipendentisti per le elezioni del 21 dicembre. Una mossa che sottintende la possibilità di candidarsi e guidare una lista autonoma.

1) Ma quindi, ora, Puigdemont è libero?
Ai sensi delle leggi Ue, i soggetti destinatari di un mandato di arresto devono essere portati davanti al giudice entro 24 ore. Il tribunale ha un lasso di tempo di 15 giorni per decidere se eseguire l'ordine di arresto, come spiegato dal ministero della giustizia belga. La decisione definitiva va formalizzata entro tre mesi e, in caso di verdetto sfavorevole, Puigdemont dovrà essere consegnato alle autorità spagnole. L’ufficio del procuratore generale in Belgio sta esaminando ora la documentazione.

2) E se il giudice decidesse per l’arresto?
A quanto è trapelato dai media spagnoli, Puigdemont avrebbe intenzione di presentare ricorso in caso di ok all’arresto del giudice belga. Paul Bekaert, il legale che sta seguendo il leader catalano all’estero, ha prospettato un appello che farebbe slittare la cattura dai 60 ai 90 giorni. Il governo locale è intervenuto sulla vicenda solo per puntualizzare che si tratta di un caso «non politico ma giudiziario»: in altre parole, il potere esecutivo non ha alcun margine di intervento e l’intera questione deve essere amministrata da Procure. In giornata il leader catalano ha dichiarato però con un tweet di essere «pronto a cooperare pienamente con la giustizia belga sul mandato di arresto europeo» emesso dalla Spagna.

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3) Ma la candidatura alle elezioni diventerebbe impossibile?
No. È stato lo stesso governo spagnolo a sottolineare che la candidatura di Puigdemont e degli altri ministri è possibile fino a che non viene inflitta una condanna definitiva. «Finché non c'è condanna definitiva, chiunque abbia i diritti civili intatti può presentarsi alle elezioni» ha fatto sapere l’esecutivo, in risposta alle contestazioni dei giorni scorsi per l’arresto di otto membri dell’ex governo catalano (due sono ancora in carcere). In ogni caso la “agibilità politica” si inserisce in un contesto di grande tensione, dove anche il fronte indipendista invocato da Puigdemont potrebbe subìre qualche incrinatura. Alcuni siti spagnoli hanno pubblicato un sondaggio che attribuisce agli indipendentisti una quota di 68 seggi, il minimo per la maggioranza in un parlamento di 138 persone. Contro al fronte per l’indipendenza si schiererebbero i partiti unionisti, ossia favorevoli all’unità nazionale: il Partito popolare di Mariano Rajoy, i socialisti e Ciudadanos, una lista di ispirazione liberale.

4) Perché Puigdemont è andato a Bruxelles?
Puigdemont ha spiegato di aver scelto Bruxelles per «internazionalizzare la questione catalana», coinvolgendo anche le autorità europee in una questione che è sempre stata considerata interna alla sola Spagna. In un primo momento si era ipotizzata una richiesta di asilo politico, poi smentita dallo stesso Puigdemont e sfociata nella situazione attuale.

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