le sentenze della cassazione

Pulizie in condominio, l’alloggio gratis non significa assunzione

di Enrico Bronzo


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2' di lettura

Il contratto di appalto per le pulizie del condominio nelle ore pomeridiane e anche l'uso gratuito dell'alloggio non fanno scattare la presunzione del rapporto di lavoro subordinato. Così la prima sentenza dell’anno della Corte di cassazione, sezione lavoro.

I fatti
Un’addetta al pulizia rivendicava che il proprio rapporto avesse carattere subordinato per il periodo 1993-2004 ottenendo in primo grado 24mila euro di versamenti contributivi per il periodo 1998-2004. Il condomino riusciva a ribaltare in appello la sentenza del Tribunale e la vicenda è arrivata quindi in Cassazione su ricorso dell’addetta alle pulizie.

Corte di cassazione – Sentenza 1/2018

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in Cassazione la Corte, negando l’esistenza del rappoto di lavoro subordinato, ha ricordato anzitutto che il contratto d'appalto e il contratto d'opera si differenziano per il fatto che nel primo l'esecuzione dell'opera commissionata avviene mediante una organizzazione di media o grande impresa cui l'obbligato è preposto, mentre nel secondo con il prevalente lavoro di quest'ultimo, pur se coadiuvato da componenti della sua famiglia o da qualche collaboratore, secondo il modulo organizzativo della piccola impresa. Quindi la ricorrente non aveva espresso ragioni valide relativamente all'assunto dell'impossibilità di ravvisare il contratto d'appalto in capo alla stessa, non essendo un’imprenditrice e nulla vietando, invece, che le sue prestazioni, durante il periodo 1993-1998, siano state rese più precisamente correttamente nell'ambito del contratto tipizzato dell'articolo 2222, ossia da persona che si obbliga a compiere verso un corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio o senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.
Respinte quindi, di conseguenza, le pretese della ricorrente all’inquadramento come lavoratore dipendente, perché per la Cassazione non conta la concessione dell’alloggio gratuito ma il reale rapporto di subordinazione e l’assoggettamento al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro che, allo stato dei fatti, non era stato dimostrato.

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