Sicilia

Punta Raisi, sfida per il rilancio. E Catania apre a nuovi soci

Con 90 milioni lo scalo di Palermo si estenderà anche nella parte occupata dai parcheggi. Fontanarossa interessa ai big del settore. In corso la nomin<span id="U2010425881100SD" style="color:#000000;">a degli advisor per la privatizzazione</span>

di Nino Amadore


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Lp scalo aeroportuale di Punta Raisi ha chiuso l’anno scorso con poco più di sette milioni di passeggeri e un incremento del 42,9 per cento

4' di lettura

Hanno molti corteggiatori e di rango. Cresce l’interesse per i due principali aeroporti siciliani che sono cresciuti parecchio e si preparano a farlo ancora: quello di Punta Raisi investendo fondi propri per la trasformazione dello scalo che avrà spazi, servizi e disegno architettonico da grande scalo internazionale; quello di Fontanarossa a Catania che grazie ai fondi incassati dalla vendita delle quote della Sac, la società di gestione, troverà ulteriori risorse per consolidare la sua vocazione internazionale. Intanto il bilancio, sul fronte dei passeggeri è più che positivo (si vedrà più avanti quanto avrà inciso l’epidemia di coronavirus sull’andamento di questi mesi): negli ultimi cinque anni hanno registrato un incremento di traffico passeggeri di oltre il 43,4 per cento. Un boom si potrebbe dire che, anche se lontano dalle performance di un altro grande aeroporto del Sud come Napoli cresciuto nello stesso periodo del 76%, ha interessato ambedue gli scali: Catania ha chiuso il 2019 a 10,223 milioni di passeggeri con una crescita sul 2015 del 43,8 per cento; Punta Raisi ha chiuso il 2019 con poco più di sette milioni di passeggeri e un incremento sul 2015 del 42,9 per cento. Rispetto al 2018 la crescita dello scalo palermitano è stata del 5,87%.

Una crescita accompagnata da investimenti e supportata da una strategia di crescita dei collegamenti e delle compagnie aeree. Numeri che non passano inosservati e che sono, insieme ad altri coefficienti ovviamente, alla base delle valutazioni di chi ambisce a entrare comprando nelle rispettive società di gestione degli scali: la Sac a Catania e la Gesap a Palermo. E mentre la privatizzazione nel primo caso, nonostante le polemiche e gli stop and go del governo regionale, è stata deliberata e sta andando avanti, nel secondo caso non è stata nemmeno valutata anzi viene esclusa categoricamente.

Palermo progetta il restyling
Rilancio in vista per l’aeroporto di Punta Raisi Falcone-Borsellino destinato, nelle intenzioni degli amministratori della Gesap, a diventare più grande (si estenderà anche nella parte oggi occupata dai parcheggi), più accogliente e a offrire ai viaggiatori nuovi servizi: «Perché l’aeroporto non può essere solo un luogo di passaggio» spiega l’amministratore delegato della società di gestione Giovanni Scalia. Programmi di sviluppo già finanziati con il piano che si chiude nel 2023 e che vale 90 milioni di investimenti. Tra gli interventi, avviati l’anno scorso, quelli che riguardano il terminal che è destinato, oltre a essere più sicuro con le opere antisismiche, a crescere in termini di spazi: alla fine il volume occupato aumenterà del 42 per cento. Una crescita di spazi che avrà impatto anche sui servizi e sulla qualità del terminal: i ristoranti, per dire, alla fine saranno 17 cui si aggiungerà un albergo e un ristorante fuori dal terminal. «Una riqualificazione globale del terminal - dice ancora Scalia - per farne una eccellenza europea. Un progetto che sarà presentato a maggio ai presidenti e amministratori delegati degli aeroporti europei (un centinaio) che si riuniranno a Palermo. Un incontro che certifica la crescita di Palermo che è tra 7 sette aeroporti cresciuti di più negli ultimi anni».

Punta Raisi si candida anche a diventare green e a emissioni zero con impianti di riutilizzo dell’acqua e uso del fotovoltaico. Davvero interessante, invece, il progetto in cantiere per la creazione di un parco a mare che sarà collegato all’aerostazione con un ponte: «Faremo - dice Scalia - un concorso internazionale di architettura perché l’opera oltre che utile vogliamo che sia bella». Fa parte della strategia di crescita anche la differenziazione dell’offerta con la creazione di un terminale per la cosiddetta aviazione generale con l’obiettivo di intercettare i voli privati e attrarre così il “turismo dei vip”: Punta Raisi, si ricorderà, è stato l’aeroporto di riferimento per i grandi del mondo arrivati in Sicilia per il Google Camp. E poi sarà data particolare attenzione al settore cargo.

La Sac verso la privatizzazione
All’aeroporto di Fontanarossa, che secondo alcuni vale almeno 700 milioni, sarebbero interessati i big del settore: dai tedeschi di Fraport ai francesi di Ardian, dagli spagnoli di Ferrovial ad Airport de Paris e poi gli italiani Benetton, F2i e recentemente Enrico Marchi, presidente del gruppo Save (aeroporto di Venezia) ha ammesso di «guardare con attenzione al dossier Catania». La strada per la privatizzazione è stata segnata sul finire del 2019 ma il cammino non è né semplice né rapido. La prima fase, in corso, è quella della nomina degli advisor: «È il corso lo studio dei legali per decidere la modalità della scelta: nel giro di un mese di dovrebbe arrivare a capire come procedere» spiega Maurizio Maglia, Cfo della Sac. Gli advisor, ha spiegato l’amministratore delegato della Sac Nico Torrisi, saranno tre: «uno finanziario e ci dirà come portare avanti questo percorso di privatizzazione che prevede due modalità e noi, d’accordo con i soci, abbiamo scelto il trade sale, più premiale e trasparente rispetto alla quotazione in Borsa. Il secondo sarà l’advisor legale che dovrà studiare tutti i paletti, non ultimi quelli che dovranno vincolare la maggioranza e quelli per cui i soci pubblici continueranno ad avere una importante voce in capitolo. Il terzo sarà l’advisor che dovrà fare il piano industriale». Secondo una prima ipotesi circolata sulla stampa locale dovrebbe andare sul mercato una quota tra il 51 e il 70% della Sac.

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