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Puntare su asset sicuri per un portafoglio antishock

di Gaia Giorgio Fedi


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3' di lettura

Le incognite geopolitiche dominano ormai da tempo le analisi sull’andamento dei mercati e sono diventate un elemento di cui è indispensabile tenere conto, al pari dei fattori macroeconomici, per chi voglia costruire un portafoglio sicuro e a prova di crisi. «Quando ho iniziato la mia carriera nella finanza il rischio politico non era molto considerato, ma dopo la crisi dei debiti sovrani la gente ha scoperto la sua importanza, perché investire è un'attività che coinvolge tutto ciò che accade in una società», osserva Koen Van de Maele, Global Head of Investment Solutions di Candriam. Negli ultimi tempi a impensierire gli investitori sono stati soprattutto tre fronti di rischio: la guerra commerciale Usa-Cina; la Brexit, su cui pende la spada di Damocle di una possibile bocciatura dell'accordo da parte del parlamento britannico; la situazione italiana, con uno spread lievitato parecchio negli ultimi mesi.

L’Italia e l’Unione europea

«Sull’Italia siamo un po’ preoccupati: non tanto sul breve periodo, in cui ritengo di cui ancora sostegno per l'euro, quanto sul medio», ammette Van de Maele. «Sappiamo che ogni unione monetaria richiederebbe un’unione bancaria e una qualche forma di unione fiscale e questo purtroppo non è il caso. E l’Italia sconta un gap di produttività e competitività che in un’unione monetaria dovrebbe portare a una discesa dei salari nominali, un fattore in grado di erodere il sostegno a favore dell’euro», argomenta l’esperto. E aggiunge che la domanda da porsi, nel medio termine, è «se l'Italia rimarrà nell'euro e nell’Eurozona».

Lo spread resta pure un fattore da monitorare. È pur vero che in media il debito italiano ha scadenze lunghe, quindi anche nel caso in cui raggiungesse i 400 punti eventuali effetti negativi non sarebbero immediati. «È possibile un’ulteriore fiammata dello spread se ci dovesse essere una crisi, ma non sarebbe uno scenario drammatico: le conseguenze sarebbero nefaste però se dopo la fiammata i livelli si mantenessero alti per un lungo periodo di tempo», spiega Van de Maele.

Altri fattori di rischio

Il secondo aspetto di cui tenere conto sono gli sviluppi sulla Brexit, dove di recente è stato raggiunto un accordo con la Ue. L’intesa dev’essere ratificata dal parlamento britannico, un passaggio che non è scontato anche se lo scenario base di Candriam prevede un voto favorevole. E, in ogni caso, «le possibilità di una Hard brexit restano contenute. Anche in caso di voto negativo del parlamento, che porterebbe a nuove elezioni, un’estensione del periodo transitorio appare probabile», sostiene Van de Maele.

Il terzo fronte di rischio è rappresentato dalle guerre commerciali. Ai margini del G20 Usa e Cina hanno deciso a favore di una tregua sui dazi, che prevede una prosecuzione dei colloqui e lo stop a tariffe aggiuntive. Ma un accordo vero e proprio non c’è ancora. E va considerato che «Donald Trump considera il commercio globale come un gioco a somma zero. Un ragionamento che potrebbe portare a far perdere tutti, deprimendo la crescita globale», aggiunge Van De Maele.

Come costruire un portafoglio sicuro

«La prima cosa che raccomando a chi vuole un portafoglio sicuro è di gestire le aspettative», afferma l’esperto. I rendimenti dei bond sono ancora troppo bassi per sperare in ritorni stellari e se si vuole qualcosa che renda di più occorre puntare sull’obbligazionario emergente, che è volatile, o sulle azioni, che lo sono ancora di più. Chi vuole un portafoglio sicuro dovrà puntare su asset sicuri, come Treasury o Bund, che in caso di crisi dovrebbero apprezzarsi. E poi è importante la diversificazione. Attenzione però a diversificare in valute: «Se si investe in azioni non è un grande problema, ma sulle obbligazioni di valute diverse il profilo di rischio è assai diverso», ammonisce Van de Maele. Il suggerimento dell’esperto è di allocare una piccola porzione del portafoglio su bond emergenti in euro e bond societari. In un’ottica di lungo periodo, anche su azioni dei Paesi emergenti, che ora sono poco rappresentate nei portafogli degli investitori e sono volatili, ma in futuro dovrebbero essere premiate: «Nel lungo periodo, la crescita economica arriverà soprattutto dagli emergenti». L’esperto aggiunge che per proteggersi dall’eventuale escalation delle guerre commerciali è bene evitare i titoli di grandi multinazionali (come i produttori di auto), mentre per proteggersi dall'ipotesi di una Hard Brexit è meglio stare lontani dai titoli di società britanniche attive sul mercato domestico. Chi teme nel medio periodo un inasprimento dei rapporti tra Italia e Ue dovrebbe soprattutto stare lontano soprattutto dalle banche italiane e dell'Eurozona, nonché dai titoli di Stato italiani.

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