Tavolo della moda

«Puntare su lavorazioni di fascia alta e ciclo completo»

La parte datoriale

di Va.Za.

Roberto Bottoli. Coordinatore del Tavolo veneto della Moda

2' di lettura

«I segnali di ripresa ci sono ma resta l’incubo di nuovi lockdown nei vari Paesi, in cui il sistema moda del Veneto esporta. L’impossibilità di fare previsioni limita l’attività produttiva e gli acquisti da parte dei distributori di merce, che andrà esposta al pubblico dopo un anno». Roberto Bottoli, coordinatore del Tavolo Veneto della Moda, l’unico in Italia a riunire le organizzazioni datoriali regionali di Confindustria, Confartigianato, Cna, Confcommercio e Confesercenti, un passato da presidente del Sistema Moda di Confindustria Treviso e Confindustria Veneto, esprime cautela per i prossimi mesi. «Gli effetti delle chiusure nel mondo hanno inciso sulle vendite globali di abbigliamento. Ne ha risentito soprattutto il comparto maschile, che produce moda formale, per la quale sono mancate le occasioni di utilizzo: le preferenze si sono spostate sullo stile sportswear», traccia il quadro. «Si sono salvate le griffe femminili di fascia alta, per le quali la domanda è sostenuta in modo determinante dal mercato cinese - aggiunge - Le vendite online hanno ulteriormente penalizzato il commercio tradizionale che dovrà adattarsi a competere con nuove forme di proposta», aggiunge. Anche in Veneto, dove il comparto moda conta 9.500 unità produttive (17,6% del totale manifatturiero regionale) e più di 7.600 aziende di distribuzione, fattura 18 miliardi, assorbe quasi 100mila addetti ed esporta per un valore di oltre 9 miliardi, secondo solo alla meccanica, la situazione è molto diversificata.

«Le imprese in filiera con grandi brand della moda femminile hanno subito contrazioni modeste, mentre i produttori più esposti sui mercati italiano, europeo, statunitense e giapponese hanno registrato cali significativi», analizza Bottoli. Il comparto artigiano, viste le difficoltà a operare con l’Est europeo e con l’Oriente, «è impegnato in una fase di reshoring, che non sappiamo se sarà momentaneo o permanente. Non è chiaro neppure quali aziende ne beneficeranno».

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Due però le questioni che la filiera deve affrontare al più presto per mantenere le sue posizioni sui mercati internazionali e cercare di sviluppare le proprie potenzialità: «Il Tavolo deve rendere più agevole il ricambio generazionale in azienda. Da tempo si fatica a trovare figure formate e qualificate da inserire in tessitura o tintoria. Servono anche esperti in stampa su tessuto e ricamatori: il nostro compito è dare impulso alla formazione, collaborando in filiera a progetti comuni», afferma Bottoli.

Serve inoltre puntare alle lavorazioni di fascia alta a ciclo completo: «È la strada che ho scelto di percorrere con il lanificio che porta il nome della mia famiglia e che conduco dal 78, l’unico a ciclo completo, dalla lana lavata al tessuto finito in Lombardia e Veneto. In una fase di caos internazionale della filiera e degli approvvigionamenti, la decisione di non spezzettare la produzione aiuta anche a mantenere le commesse sui mercati mondiali», conclude.

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