intervista a tommaso dragotto

«Punto sul green e porto in Borsa la mia Sicily by Car»

L'imprenditore del settore autonoleggio proiettato oltre la pandemia: «Fare presto con i vaccini e riaprire»

di Nino Amadore

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Tommaso Dragotto, 83 anni, è al vertice della Sicily by car azienda di autonoleggio che ha fondato nel 1963

4' di lettura

la quotazione in Borsa, il potenziamento green del parco auto, la speranza che il vaccino possa riportare tutto alla normalità dopo che l’epidemia da Covid ha di fatto bruciato la stagione 2020 . La perdita, fin qui, è stata secca ma Tommaso Dragotto, 83 anni, presidente della Sicily by Car, da lui fondata nel 1963,e che dal 1997 opera sotto il marchio Auto Europa, è un instancabile ottimista. In suo aiuto la saggezza popolare siciliana: tiene in cassaforte il libro con i 300 proverbi che gli lasciato la nonna materna. Un punto di riferimento, dice. Sin da quando ha cominciato: «Noleggiavo le macchine per uscire con le ragazze ma le macchine erano in pessime condizioni - racconta –.  Spesso rimanevo a piedi perché le auto erano malmesse. E così ho capito che c’era un mercato».

L’imprenditore cui l’Università di Palermo ha conferito, a ottobre dell’anno scorso, la laurea honoris causa in Scienze Economico aziendali, ci riceve in una saletta all’interno di Villa Lampedusa, la Villa che fu del Principe Tomasi di Lampedusa e quindi conosciuta come la Vila del Gattopardo: l’immobile appartiene a Giuseppe e Francesco Dragotto, figli di Tommaso. Qui ha sede la Fondazione Dragotto creata dall’imprenditore palermitano. «I miei figli mi hanno concesso l’usufrutto per 30 anni - dice Tommaso Dragotto – e la stiamo ristrutturando con un investimento di un paio di milioni . Ho grandi progetti: portare Villa Lampedusa agli albori e poi fare eventi, matrimoni ma soprattutto un museo nei piani nobili della Villa. La cultura è alla base di tutto».

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La cultura è fondamentale anche sul fronte imprenditoriale: con la cultura, direi, si mangia.
Con la cultura di mangia ma serve anche una cultura imprenditoriale. Lo dico sempre al mio amico Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo. Non ci sono punti di riferimento ecco perché penso sia opportuno invitare gli imprenditori in Ateneo che possano raccontare, dare degli esempi. Certo, se guardiamo al Nord c’è una bella differenza di imprese ma in Sicilia ci sono anche belle aziende, medie, con 30-40 milioni di fatturato. Occorre portare ai ragazzi un esempio di chi ha fatto qualcosa di bello nella vita.

Lei insiste molto sulla bellezza.
E certo. Per cominciare viviamo in una terra meravigliosa, ricca di storia. Noi dovremmo valorizzare questa bellezza ma purtroppo non è così. I dati dell’anno scorso, non il 2020 che per me è un anno che non conta: ho compiuto 83 anni ma ne segno sempre 82. I dati 2019 dicono che Veneto 75 milioni di presenze, Emilia Romagna 40 milioni, la Toscana 30 milioni e noi 15 milioni di presenze. Ma non c’è niente da fare: sono molto amareggiato

Ma perché secondo lei è così
Non voglio insegnare niente a nessuno ma sono gli uomini che fanno le cose e non il contrario . Siamo di fronte a uno sfascio interno, uno sfascio culturale: tu sei laureato in lingue e vai a fare l’assessore al turismo. Per carità c’è un’affinità, lo studio delle lingue, ma se non conosci la Sicilia e le problematiche non riesci a fare quello che è necessario.

C’è un gap di competenze, lei dice.
Sì, incredibile. Per esempio l’assessore regionale al Turismo, Messina, incapace totale. La Sicilia è in movimento sempre per fortuna con un po’ di imprenditori, pochi per la verità, che cercano di fare qualcosa ma quel poco che si fa non viene valorizzato. Non ci sono gli esempi. Leoluca Orlando docet.

Ma lei non è andato sempre d’accordo con Orlando.
Ci sono stati alti e bassi nei nostri rapporti. Leoluca Orlando è una persona di grande cultura e esperienza. Uomo di grande levatura e grande conoscenza. Adesso Palermo è completamente allo stremo, io non so se il prossimo sindaco della città riuscirà a risolvere tutti i problemi che ci sono.Ho comprato cinque pagine di giornale per denunciare lo stato in cui versa la città. Vanno scelti migliori, anche tra i nomi indicati dai partiti.

Parliamo un attimo dell’azienda. Avete investito nel settore dell’elettrico. Ma la regione è attrezzata adeguatamente?
L’elettrico ha un futuro davanti e la tecnologia ha fatto passi da gigante. Ma noi abbiamo problemi, per esempio, con il Comune di Palermo e ci siamo rivolti all’Antitrust sia italiano che europeo. L’Antitrust italiana è stata pesantissima: non ci sono colonnine elettriche, non fa i bandi e quando fa i bandi sono discutibili. In tutto il mondo ci sono colonnine per le ricariche delle auto elettriche solo a Palermo no. A Catania 40, a Messina 10, a Siracusa 10. A Palermo ce ne sono due ma le usano solo per le vetture elettriche del car sharing dell’Amat.

Voi quante auto elettriche avete?
Ne abbiamo 200 su un totale di 10mila mezzi che prima della Covid erano 19mila. Abbiamo in programma di perfezionare il sistema dell’elettrico in tutta Italia.

Parliamo di futuro. Immagino che l’anno scorso abbiate perso parecchio.
Nel 2020 abbiamo perso abbastanza soldi.  Prima del Covid fatturavamo 120 milioni e nel 2020 ne abbiamo fatturati 60: abbiamo avuto 9 milioni di perdite. Contiamo di recuperare tutto tra il 2021 e il 2022. Oggi abbiamo 241 dipendenti diretti ma prima del Covid eravamo 271 (tra stagionali e contratti a tempo determinato) poi ci sono i mandatari: in totale 600 persone.

Secondo lei come andrà? Cosa si aspetta?
In matematica esiste nel calcolo delle probabilità se i vaccini funzionano dovremmo riaprire parzialmente sicuramente altrimenti l’Italia crolla. Se fossi Mario Draghi riaprirei mettendo in conto i contagi e purtroppo anche i morti. A me intanto andrebbe bene se si riaprisse da maggio a ottobre.

La vedo ottimista.
Lo sono. Lo devo essere. Intanto abbiamo anche aperto il cantiere per quotare in Borsa l’azienda: penso che per il 2023 ci si possa riuscire.

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