ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCorte di giustizia Ue

Può essere illecito il nome di un bar se richiama quello di un prodotto Dop

Il parassitismo commerciale si estende non solo ad un prodotto chiamato in maniera tale da evocare quello protetto, ma anche al nome simile di un locale

di Annarita D'Ambrosio

2' di lettura

Il parassitismo commerciale non riguarda solo le denominazioni di prodotti scelte ad hoc per evocarne altri protetti da Dop, ma può anche estendersi ai casi i cui a sfruttare questa denominazione sono dei locali. Una polemica tra il prodotto per eccellenza francese, lo champagne, e la Spagna all’origine delle conclusioni dell’Avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione europea Giovanni Pitruzzella del 29 aprile sui prodotti Dop: un parere che ha ripercussioni sul made in Italy e la tutela dei nostri prodotti a Denominazione di origine protetta, come il grana padano, il parmigiano reggiano, il prosciutto di Parma o la mozzarella di bufala campana, solo per citarne alcuni.

Assonanza tra Champagne e i tapas bar Champanillo

A sollevare la questione, come detto la Francia, il Comité interprofessionnel du vin de Champagne, l’organismo che cura gli interessi dei produttori di champagne, che alle giurisdizioni spagnole si era rivolto per impedire l'utilizzazione della parola «Champanillo» riferita, in particolare, ad alcuni «tapas bar» (tipici locali di ristorazione) in Catalogna. Respinge le accuse la Corte provinciale di Barcellona secondo la quale il termine in conflitto non era legato ad uno stesso prodotto, ma ad un servizio e non poteva dunque generare confusione.

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Il valore della pronuncia è nel chiarimento chiesto e fornito da Pitruzzella sul tipo di tutela che deve intendersi tout court, ovvero riguarda tutte le pratiche di parassitismo commerciale aventi ad oggetto indifferentemente prodotti o servizi. L'avvocato generale premette che al caso in questione è applicabile il regolamento sull'organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che la Dop «Champagne» e il nome controverso «Champanillo» presentano indubbiamente un certo grado di somiglianza visiva e fonetica, in particolare se si tiene conto del fatto che «Champán» è la traduzione in spagnolo della Dop in questione.

Illecita l’evocazione indebita del prodotto protetto

Ciò posto, l'Avvocato generale ricorda che il livello di somiglianza visiva e fonetica tra i termini in conflitto dev'essere prossimo all'identità e questo non sembra sussistere nel caso in esame.Il regolamento però è chiaro: vieta l'evocazione indebita della Dop, in ogni caso e ciò che conta per stabilire se vi sia evocazione è il fatto che il consumatore europeo mediamente avveduto sia indotto ad effettuare un'associazione mentale tra l'elemento controverso riferito al prodotto o al servizio in causa, da un lato, e il prodotto Dop, dall'altro.

Pertanto, sarà il giudice nazionale a valutare la reazione del consumatore e la presenza o meno della violazione del regolamento. Infine, l'avvocato generale osserva che la tutela contro l'evocazione prevista dal regolamento non presuppone necessariamente né una relazione di concorrenza tra i prodotti Dop e i prodotti o i servizi per i quali è utilizzato l'elemento controverso, né un rischio di confusione da parte del consumatore in relazione a questi ultimi, né l'intenzionalità delle condotte che comportano evocazione. Pertanto, la tutela della Dop non presuppone necessariamente una concorrenza sleale.

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