la diplomazia del cremlino

Putin chiede aiuto a Trump per la Siria

di Antonella Scott


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Angela Merkel e Vladimir Putin a Sochi

3' di lettura

Il vertice con Angela Merkel, tornata in Russia dopo due anni,per riallacciare il dialogo con Berlino; al telefono con Donald Trump per mettere le basi di un possibile approccio comune in Siria. L’agenda di Vladimir Putin - che mercoledì vedrà anche il presidente turco Recep Tayyep Erdogan e il 17 maggio il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni - ritrova il presidente russo al centro dello scenario internazionale. Nell’attesa dell’incontro “faccia a faccia” con Trump, che potrebbe svolgersi a fine mese in Europa.

Il ritorno di Angela Merkel è stato una sorpresa. Il cancelliere tedesco ha incontrato Putin a Sochi, la “capitale estiva” sul mar Nero. In conferenza stampa, a fianco del presidente russo, ha ripercorso i legami che uniscono i due Paesi, mettendo l’accento sull’economia, e i fronti in cui è necessario rilanciare la collaborazione con Mosca, dalla Siria all’Ucraina. Su cui, al di là del desiderio comune di trovare soluzioni, le divergenze restano profonde. Nei mesi passati la leader tedesca aveva ripetuto che sarebbe tornata da Putin solo dopo aver visto progressi consistenti nella pacificazione del Donbass.Cosa le ha fatto cambiare idea?

«Vale sempre la pena proseguire il dialogo, altrimenti si cade nel silenzio e ci si comprende sempre meno», ha detto il cancelliere tedesco. Ma sulla crisi ucraina l’incontro non sembra aver portato novità positive, con Merkel a ripetere l’auspicio «che si possa arrivare al ritiro delle sanzioni contro la Russia, in seguito alla realizzazione degli accordi di Minsk». Che non hanno bisogno di una riedizione, ma semplicemente di essere rispettati. Su questo i due leader sono sulla stessa linea, anche se Putin non ha cercato di smussare gli angoli mentre ha ripetuto la propria opinione sulle responsabilità delle autorità ucraine, risultato «di un golpe anti-costituzionale», nella creazione del fossato che sta allontanando sempre di più le regioni separatiste di Donetsk e Luhansk dal resto dell’Ucraina, dopo l’imposizione di un blocco commerciale deciso da Kiev.

Sul fronte siriano, Putin ha invocato un’indagine indipendente sull’attacco chimico del 4 aprile contro il villaggio di Khan Sheikhoun, in seguito al quale, pochi giorni dopo, Trump ha ordinato un raid missilistico sulla base siriana di al-Shayrat.

Al centro dell’attenzione a Sochi anche i diritti umani: in seguito alle testimonianze sulle detenzioni e le torture subite, Angela Merkel ha detto di aver chiesto a Putin di usare la propria influenza per proteggere i diritti dei gai in Cecenia, e gli ha ricordato la messa al bando dei Testimoni di Geova. Ma anche in questo caso, ai giornalisti che gli parlavano della repressione delle proteste in Russia o delle accuse di interferenze da parte del Cremlino nel processo elettorale americano, Putin ha risposto rilanciando la sfida: in Russia, ha detto, nelle manifestazioni non autorizzate le forze dell’ordine si comportano in modo molto più liberale di quanto avvenga nei Paesi europei. Mentre le accuse di interferenze nell’elezione di Trump sono solo voci: «Non non interferiamo mai nella vita politica interna degli altri Paesi, e ci auguriamo che altrettanto facciano gli altri Paesi nei confronti della nostra».  

Ufficialmente Angela Merkel era a Sochi per preparare il G20 di Amburgo, il vertice del 7 e 8 luglio tra le 20 maggiori economie mondiali. In quell’occasione Putin e Trump potrebebro incontrarsi per la prima volta. Ma secondo il quotidiano russo Kommersant, che ha citato fonti diplomatiche americane e russe, l’occasione potrebbe presentarsi anche prima, a fine maggio dopo il G7 di Taormina. È possibile che Putin e Trump ne abbiano parlato al telefono, il loro terzo colloquio dal giorno dell’inaugurazione di Trump, ma il primo dopo il raid missilistico americano sulla base siriana di al-Shayrat. Accanto ad Angela Merkel, Putin ha lasciato trapelare la possibilità di iniziative congiunte russo-americane sul fronte siriano: «Senza la partecipazione degli Stati Uniti - ha detto il presidente russo - è impossibile risolvere il problema siriano in modo efficace». Secondo Jurij Ushakov, consulente di Putin per la politica estera, il piano per la Siria al centro della discussione riguarda la creazione di zone di sicurezza e lo schieramento di peacekeepers per garantire il cessate il fuoco.

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