ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl summit di Ginevra

Putin e Biden: «Incontro costruttivo e diretto, cercheremo la via per avvicinarci»

Il faccia a faccia tra i due presidenti a Ginevra sembra aver sbloccato alcune questioni e rinviato altre a prossime consultazioni. Il presidente russo, il primo a parlare con i giornalisti, rende omaggio all’interlocutore ma ribadisce le vecchie posizioni di Mosca su diritti umani e Navalny

di Antonella Scott

Stretta di mano tra Biden e Putin prima del summit a Ginevra

5' di lettura

Missione compiuta, a Ginevra: anche se non lo si può dire insieme. La versione dei fatti di Vladimir Putin e di Joe Biden, espressa separatamente alla stampa, tradisce le diverse priorità e le distanze che non potevano svanire in un pomeriggio. Eppure, riferendo del loro primo incontro, il presidente russo e quello americano hanno tenuto in mano un fragile filo tessuto in poche ore, determinati a proseguire il lavoro: «Abbiamo una prospettiva reale di migliorare le relazioni con la Russia», ha osservato Biden nelle proprie conclusioni.

Putin ha parlato per primo ai giornalisti - russi e stranieri - accreditati al Cremlino. Ha definito il “faccia a faccia” con Biden «costruttivo, non ostile, concreto». Ha parlato con rispetto del proprio interlocutore, scrollando le insinuazioni del passato. Ha annunciato il rapido ritorno nelle rispettive sedi dei due ambasciatori, Anatolij Antonov e John Sullivan, richiamati a Mosca e Washington nei mesi scorsi; ha citato i gruppi di lavoro incaricati di lavorare sui vari dossier, a partire da disarmo e sicurezza informatica.

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Russi e americani riprenderanno i negoziati sul controllo degli armamenti nucleari. In sintesi, ha riferito Putin, a Ginevra è stato espresso «il desiderio comune di capirsi e di cercare la strada per riavvicinare le posizioni».

«Ho fatto quello che ero venuto a fare - ha spiegato poco dopo Biden, nella sua conferenza stampa -. Primo: identificare gli ambiti di lavoro pratico che i nostri due Paesi possono svolgere per far progredire gli interessi reciproci, traendone beneficio per il mondo. Secondo: comunicare direttamente che gli Stati Uniti risponderanno alle azioni che scuotono i nostri interessi vitali o quelli dei nostri alleati. Terzo: chiarire le priorità del nostro Paese e i nostri valori, perché li ascoltasse direttamente da me». E devo dirvi, ha proseguito il presidente americano, «che il tono dell’insieme degli incontri è stato buono, positivo. Non ci sono state frizioni».

«Biden l’ha invitata alla Casa Bianca?», hanno chiesto a Putin. «Per queste cose devono esistere le condizioni», ha risposto il presidente russo. Non sembrava deluso: Putin si è detto soddisfatto dei chiarimenti di Biden a proposito della questione del “killer”, e sorrideva mentre raccontava degli accenni che il capo della Casa Bianca ha condiviso con lui sulla madre a la famiglia. «Parliamo la stessa lingua», ha spiegato. È soltanto il primo passo: il presidente russo ha parlato di un «barlume di speranza» sul rafforzamento della fiducia reciproca.

Vediamo, ha risposto a distanza Biden. Sui temi più spinosi infatti, dall’Ucraina alla repressione dell’opposizione in Russia, i punti di vista sono rimasti molto lontani. Putin lo ha chiarito subito, al termine del confronto, ansioso di prolungare il proprio momento sotto i riflettori internazionali. Il presidente russo ha dato personalmente la parola a molti più giornalisti del previsto, brillante e ironico. Ma per nulla disposto a compromessi.

«Come posso non parlare di Navalny?»

Putin è tornato all’attacco degli Stati Uniti quando ha rilanciato le accuse su interferenze e cyberattacchi, o quando ha ripetuto le sue risposte standard sul destino di Navalny («aveva infranto la legge ed è tornato in Russia consapevole di quello che sarebbe successo»), sull’impasse in cui sono finiti (per colpa dell’Ucraina, secondo Putin) gli accordi di Minsk per il Donbass o sull’imprevedibilità delle azioni russe sul palcoscenico internazionale: «Forse è prevedibile quello che hanno fatto gli Usa ritirandosi dai trattati sulla difesa spaziale?».

Anche Biden, rispondendo ai giornalisti, ha parlato di Navalny. «Gli ho detto, “come posso essere il presidente degli Stati Uniti d’America e non parlare di violazioni di diritti umani?”. Ecco perché manifestiamo preoccupazione per casi come quello di Navalny». Se il leader dell’opposizione dovesse morire in prigione, ha detto Biden a Putin, «le conseguenze sarebbero devastanti per la Russia».

Il tempo dirà se l’incontro di Ginevra potrà cambiare le cose. «Signor presidente - ha detto Putin dopo le prime strette di mano -, la ringrazio per aver preso l’iniziativa di incontrarci oggi. I rapporti tra Russia e Stati Uniti hanno visto accumularsi diversi problemi, tanto che è necessario intervenire ai massimi livelli. Spero che il nostro incontro sia produttivo». «Come ho detto fuori - gli ha risposto il presidente americano - è meglio incontrarsi faccia a faccia per cercare di definire i campi in cui condividiamo degli interessi. Cooperando. E dove non è così, definire relazioni prevedibili e razionali». Poi Biden ha aggiunto, probabilmente sapendo bene di scegliere le parole giuste: «Tra due grandi potenze». Il riconoscimento di una parità geopolitica Russia-Stati Uniti: è questa l’offerta che Biden spera di vedere accolta con concessioni russe.

A sorpresa, una dichiarazione congiunta

La missione da compiere era spezzare il circolo vizioso che negli ultimi anni ha creato tra Mosca e l’Occidente una catena senza fine di aggressioni, ostilità, violazioni di impegni presi e norme internazionali, incomprensioni, sanzioni e controsanzioni. Ma gli incontri, in formato ristretto e allargato, sono durati meno del previsto, in tutto tre ore e mezza. Non erano previste cene, conferenze stampa congiunte, documenti: le aspettative non erano per niente alte.

Eppure, quando già i due leader stavano decollando verso casa, Casa Bianca e Cremlino hanno diffuso una dichiarazione comune: «Riaffermiamo il principio che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta. Abbiamo dimostrato che anche in momenti di tensione, siamo in grado di compiere progressi verso il comune obiettivo di assicurare prevedibilità nell’ambito strategico, riducendo il rischi di conflitti armati e la minaccia di una guerra nucleare». Il summit di Ginevra lascia qualcosa dietro di sé.

I temi in agenda

La scelta di Ginevra come sede del summit doveva essere di buon auspicio, almeno sul fronte della non proliferazione nucleare. È qui che nel 1985 Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov si incontrarono per la prima volta, mettendo le basi per i grandi accordi tra Stati Uniti e Unione Sovietica sul disarmo.

A Villa La Grange Putin e Biden hanno iniziato a parlarsi con a fianco due uomini che si conoscono bene, i capi delle due diplomazie: il ministro degli Esteri Serghej Lavrov e il segretario di Stato americano Antony Blinken. A questo formato ristretto è seguito il confronto nel formato allargato alle delegazioni. Per la parte americana, a Biden e Blinken si sono uniti il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan; Victoria Nuland, sottosegretario di Stato per gli Affari politici; l’ambasciatore a Mosca, John Sullivan; Eric Green e Stergos Kaloudis, esperti di Russia presso il Consiglio di Sicurezza nazionale. Per la parte russa si è aggiunto Jurij Ushakov, consigliere di Putin per la politica estera; Serghej Ryabkov, vice di Lavrov; il generale Valerij Gherasimov, capo di stato maggiore; Dmitrij Kozak, numero due nell’amministrazione presidenziale, con in mano il dossier Ucraina; Aleksandr Lavrentev, rappresentante speciale per la Siria; il portavoce Dmitrij Peskov e Anatolij Antonov, ambasciatore a Washington.

Nell’elenco presentato alla vigilia dal consigliere Ushakov, i temi in agenda erano: stato e prospettive di sviluppo delle relazioni bilaterali; stabilità strategica, norme di comportamento nella sicurezza informatica e lotta ai crimini informatici. In seguito questioni bilaterali, anche sul fronte economico; le sfide comuni legate al cambiamento climatico, all’Artico, la lotta al coronavirus.

Per dessert, aveva scherzato Ushakov, era prevista l’analisi di tutti i problemi internazionali in cui Russia e Stati Uniti potrebbero aiutarsi a vicenda: il nodo del programma nucleare iraniano; la minaccia talebana sull’Afghanistan; la ricostruzione in Siria, il Medio Oriente. La Corea del Nord, il Nagorno-Karabakh. E naturalmente l’Ucraina, il fronte da cui il recente degrado russo-americano ha avuto inizio.

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