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Putin e Macron, prove di dialogo all’ombra di Pietro il Grande

di Antonella Scott

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(REUTERS)


4' di lettura

La televisione russa è pronta a sottolinearlo: è raro che un presidente francese riceva un ospite nella reggia di Versailles, invece che all’Eliseo. È un segno «di rispetto e di fiducia», spiega. Il messaggio che Emmanuel Macron ha voluto mandare a Vladimir Putin, con questo invito tempestivo che ha approfittato del 300° anniversario del viaggio di Pietro il Grande in Francia per darsi la possibilità di conoscersi in una cornice che sottolineasse non le divergenze più recenti ma i legami del passato, è stato raccolto. E la storia sembra davvero aver dato una mano.

«La priorità delle priorità»

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A giudicare dalla conferenza stampa seguita ai primi colloqui, Putin e Macron si sono davvero incontrati. Ricorrendo spesso alla prima persona plurale, hanno ripetuto la necessità di dialogare a dispetto delle divergenze pur di portare a casa risultati concreti. In Siria, in Ucraina, e soprattutto nella lotta al terrorismo. «La priorità delle priorità», ha detto Macron. Da Versailles, proprio come 300 anni fa, Russia e Francia escono con un’agenda che improvvisamente si è riempita di impegni comuni.

Il presidente russo era arrivato a Versailles nel primo pomeriggio, accolto dalla Guardia Repubblicana e da Macron che, al di là dei primi scambi di sorrisi e delle strette di mano, nel proprio account di twitter ha pubblicato l’ingresso dei due leader nel Palazzo ripetendo le sue due parole chiave di questo incontro: «Dialogo e fermezza». «Sarò esigente nei miei scambi con la Russia», aveva detto sabato il presidente francese al termine del G7 di Taormina, aggiungendo però che «è indispensabile parlare con la Russia perché c’è una serie di temi internazionali che non verranno risolti senza un dialogo duro con loro».

All’insegna del pragmatismo

La terza parola chiave, ripetuta spesso da Macron a fianco di Putin, è “pragmatismo”. Che permetterà al presidente francese di impostare un nuovo lavoro sui vari teatri di crisi, dalla Siria all’Ucraina. Nel primo caso, pragmatismo e fermezza sono evidenti nelle affermazioni del presidente francese che include i rappresentanti del governo di Assad nella ricerca di una soluzione politica, e ribadisce la necessità di evitare la disgregazione del Paese, ma promette tolleranza zero nel caso «chiunque sia» riprovi a utilizzare armi chimiche: la ritorsione della Francia su questo e sul mancato rispetto dei corridoi umanitari, ha detto Macron, sarà immediata.

Ucraina: ritorno al Quartetto di Normandia

Sul fronte ucraino Macron e Putin si sono rifatti al lavoro del cosiddetto “quartetto di Normandia”, che tornerà a riunirsi nei prossimi giorni per una valutazione dettagliata della situazione, con il contributo degli osservatori dell’Osce incaricati di monitorare il cessate il fuoco. L’obiettivo è una “de-escalation” sul fronte ucraino e su quello separatista filo-russo. Quanto alle sanzioni, Putin ha chiarito che non saranno certo di aiuto nella stabilizzazione del Donbass.

«Agenti di propaganda menzognera»

Nel confronto tra i due presidenti davanti alla stampa, Macron non si è tirato indietro su nessuno dei temi più controversi. A fianco di Putin ha attaccato i due media russi - la tv Russia Today e l’agenzia Sputnik - che durante la campagna elettorale avevano diffuso false informazioni su di lui, definendoli «agenti di influenza e di propaganda menzognera» e non di informazione; spiegando di non aver riaperto la questione con il presidente russo perché gliene aveva già parlato al telefono: «E quando io dico una cosa una volta, non mi ripeto».

Da parte sua, Putin ha preferito insistere a suon di cifre sull’importanza delle relazioni economiche tra Francia e Russia. «Come sapete - aveva detto nei giorni scorsi il suo portavoce, Dmitrij Peskov - molti meccanismi di cooperazione e di interazione sono stati distorti. C’è un’evidente necessità di un coordinamento più stretto». A dispetto delle sanzioni reciproche, ha continuato Peskov, «i legami commerciali ed economici non si sono interrotti». Tra i Paesi europei, la Francia resta il primo investitore diretto in Russia: guidata da nomi come Total, Renault o Auchan, malgrado le sanzioni e la crisi economica la sua presenza nel 2016 ha superato i due miliardi di dollari, alle spalle dell’Austria. Nessuna delle numerose aziende francesi presenti in Russia se ne è andata, ha osservato Putin.

I diritti dei ceceni

Il programma della giornata prevedeva un incontro “a tu per tu”, soltanto alla presenza degli interpreti, e uno scambio insieme alle due delegazioni. Dopo la conferenza stampa, Putin e Macron hanno inaugurato insieme la mostra dedicata al viaggio di Pietro il Grande, che da Parigi tornò in patria deciso ad aprire la sua finestra sull’Europa. Più tardi, da solo, Putin ha visitato il nuovo Centro culturale e spirituale ortodosso a Branly, non lontano dalla torre Eiffel. Avrebbe dovuto inaugurarlo l’autunno scorso, ma il viaggio venne annullato dopo che François Hollande, allora presidente, si disse disponibile a incontrare Putin soltanto per parlare della guerra in Siria, nei giorni in cui Aleppo veniva bombardata dall’aviazione di Bashar Assad, sostenuta dalle forze russe.

I prossimi mesi diranno se la scommessa di Macron ha funzionato. Alla stampa il presidente francese ha detto di aver sollevato con Putin il tema dei diritti umani in Russia: e qui l’attenzione è in particolare sul dramma degli omosessuali in Cecenia, rivelato dalle testimonianze di arresti e persecuzioni. Proprio in concomitanza con l’arrivo di Putin a Roissy, l’associazione SOS Homophobie ha confermato l’arrivo in Francia del primo rifugiato ceceno, omosessuale. A fianco di Putin, Macron ha detto che non darà dettagli sui casi sollevati con il presidente russo. Che però ha promesso «la verità sulle attività delle autorità locali» in Cecenia. Su questo fronte, come su diversi altri, Putin e Macron hanno stabilito l’avvio di verifiche regolari comuni. Con la benedizione dello zar «simbolo di quella Russia che vuole aprirsi all’Europa», come ha ricordato Macron, Francia e Russia ripartono davvero da Versailles.

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