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Russia e Ucraina: accordo per il cessate il fuoco. Riparte il dialogo

Russia e Ucraina sono arrivate a un accordo per il «cessate il fuoco» nelle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk entro il 2019. L’intesa è frutto dei negoziati che si sono svolti il 9 dicembre, a Parigi, fra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky

di Antonella Scott

Ucraina-Russia, Putin arriva a Parigi per l'incontro con Zelensky

Russia e Ucraina sono arrivate a un accordo per il «cessate il fuoco» nelle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk entro il 2019. L’intesa è frutto dei negoziati che si sono svolti il 9 dicembre, a Parigi, fra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky


4' di lettura

Si sono stretti la mano, ma non ci sono immagini a dimostrarlo. Non si sono scambiati sorrisi. E al termine della conferenza stampa, ormai dopo la mezzanotte di lunedì a Parigi, Vladimir Putin ha ringraziato Emmanuel Macron e Angela Merkel, ma non Volodymyr Zelenskiy. Al primo incontro tra i presidenti di Russia e Ucraina, era prevedibile che non sarebbe stato possibile risolvere in poche ore le questioni di fondo che da cinque anni dividono i due Paesi, a causa del conflitto nel Donbass dove le regioni di Donetsk e Luhansk restano per metà in mano ai separatisti filorussi.

C’era però la speranza che Zelenskiy e Putin - che si erano già sentiti quattro volte al telefono negli ultimi mesi - avessero intenzione di stabilire quell’intesa che nella storia rende possibili i grandi passi verso la pace. Qualche passo nel pomeriggio e nella notte a Parigi c’è stato, ma certo non di grande portata: russi e ucraini hanno concordato di completare entro fine anno lo scambio dei prigionieri rimasti, tutti in cambio di tutti, di mantenere il cessate il fuoco e di far arretrare in altre tre zone le truppe, lungo la Linea di controllo.

Misure per stabilizzare la situazione, non di più, per ora. Il vero progresso verrà con un accordo sullo svolgimento di elezioni a Donetsk e Luhansk, sulla restituzione all’Ucraina del controllo ai confini, sull’autonomia della regione. Per questo, l’unico appiglio offerto dal summit di Parigi è l’impegno a lavorarci. Per ritrovarsi a Berlino, tra quattro mesi.

La posta in gioco era altissima, così come le responsabilità che pesano sulle spalle di ciascuno dei quattro protagonisti del vertice. L’obiettivo era far rivivere attraverso gli Accordi di Minsk i negoziati di pace per il Donbass: dove una guerra iniziata nel 2014 è costata la vita a più di 13mila persone, mentre su entrambi i lati della Linea di controllo gli abitanti vivono tuttora il dramma di un’esistenza congelata in un conflitto irrisolto, anche se relativamente a bassa intensità.

La giornata voluta da Macron per provare a riavvicinare la Russia all’Europa, percorso che non può che passare attraverso l’Ucraina, era iniziata con una serie di incontri bilaterali. Poi nella sala Murat dell’Eliseo i quattro leader si sono seduti attorno a un tavolo, spalleggiati da nutrite delegazioni. Fin qui il programma è stato rispettato. Poi, prima della conferenza stampa a quattro voci, Putin e Zelenskiy hanno anticipato il momento più atteso, il loro incontro a tu per tu: a tempo indeterminato, aveva fatto sapere il Cremlino. Sarebbero stati loro due a decidere quanto stare insieme. Di questo incontro, poco è trapelato.

IL DONBASS DIVISO

(*) Più della metà delle famiglie che vivono vicino alla linea di contatto non hanno accesso ad assistenza medica<br/>(Fonte: Ocha, United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs)

IL DONBASS DIVISO

Il Quartetto di Normandia - dal nome dato nel giugno 2014 al primo incontro tra i leader di Francia, Germania, Russia e Ucraina - non si riuniva dal 2016. Da allora due presidenti su quattro sono cambiati. François Hollande ha lasciato il posto a Macron, e Petro Poroshenko a Zelenskiy, eletto la primavera scorsa - e confermato con il successo del suo partito, Servitore del popolo, alle elezioni parlamentari di luglio - con l’obiettivo di voltare pagina a Kiev su diversi fronti: la lotta alla corruzione, il rilancio dell’economia. La normalizzazione dell’Est del Paese, attraverso trattative dirette con Mosca.

E questo potrebbe fare la differenza rispetto agli incontri degli anni scorsi: l’arrivo di Zelenskiy sulla scena è sembrato avviare un clima nuovo. Lui e Putin hanno deciso di parlarsi, primo passo per sperare che dietro le misure distensive approvate finora - scambio di prigionieri, arretramento delle truppe dalla Linea di controllo, cessate il fuoco temporaneo - ci sia la volontà comune di trovare finalmente una soluzione.

Ma tutto dipende da quanto ciascuno dei due è disposto a concedere, che prezzo intende pagare per andare incontro all’avversario: i piani di confronto sono due. Il primo sono le misure concrete per risolvere la crisi nell’Ucraina orientale, l’accordo sulla sequenza dei passi che condurranno a elezioni locali nelle due province, alla concessione di uno status speciale autonomo, alla restituzione a Kiev del controllo sul confine orientale.

Il secondo è la normalizzazione dei rapporti bilaterali, un percorso di riavvicinamento molto più ampio che riguarda anche il fronte del negoziato sul gas. Qui il tempo stringe, perché alla fine di dicembre scadono gli accordi sul transito del gas ucraino verso l’Europa raggiunti dieci anni fa dallo stesso Putin e da Yulia Tymoshenko, allora premier ucraina. Dopo l’annessione della Crimea alla Federazione Russa e lo scoppio del conflitto nel Donbass, l’Ucraina ha interrotto le forniture dirette di gas naturale russo, risolvendosi di acquistarlo da altri Paesi della Ue. E tuttavia, attraverso il suo territorio continua a passare buona parte del gas diretto agli europei. Contribuendo in modo sostanziale a sostenere il bilancio dello Stato.

A Parigi, insieme a Putin, erano presenti i grandi nomi dell’energia russa: nel confronto tra interessi economici e territoriali, l’auspicio è che gli uni o gli altri facciano da leva per rendere più facile nel tempo una normalizzazione più ampia.

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