ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla guerra in siria

Putin ed Erdogan cercano una tregua per Idlib

Russia e Turchia concordano un documento in tre punti: cessate il fuoco nella zona sotto attacco, corridoio umanitario e pattugliamenti congiunti

di Antonella Scott

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Amici o nemici? Putin ed Erdogan, giovedì insieme al Cremlino, in Siria combattono su fronti opposti

Russia e Turchia concordano un documento in tre punti: cessate il fuoco nella zona sotto attacco, corridoio umanitario e pattugliamenti congiunti


3' di lettura

Cessate il fuoco nella regione di Idlib a partire dalla mezzanotte tra il 5 e il 6 marzo; corridoio umanitario lungo l’autostrada M4 tra Latakia e Aleppo, per 6 km a nord e 6 km a sud dell’arteria che attraversa la regione; pattugliamento congiunto di russi e turchi a partire dal prossimo 15 marzo. Tre punti definiti in un documento congiunto: è questo il risultato di sei ore di colloqui, giovedì a Mosca, tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan. «Non rischiamo il nostro rapporto per Idlib», ha invitato il presidente russo prima di mettersi al lavoro.

Per l’ennesima volta Russia e Turchia, appellandosi al loro «profondo legame reciproco», cercano di trovare un punto di incontro per fermarsi sull’orlo del baratro. E di contenere un conflitto lungo nove anni: a Mosca si è ripetuto lo scenario che in ottobre aveva visto Putin ed Erdogan impegnati a cercare una via d’uscita per il nord-est della Siria, la zona curda abbandonata dagli americani e invasa dai turchi. «Spero che queste intese costituiscano una buona base per la cessazione dell’attività militare nella zona di de-escalation a Idlib, mettendo fine alla sofferenza della popolazione e alla sempre più grave crisi umanitaria», ha detto Putin al Cremlino.

Intorno a Idlib, nella Siria nord-occidentale, russi e turchi sono impegnati su fronti opposti: i primi a fianco del presidente Bashar Assad, determinato a spazzare via l’ultima roccaforte rimasta ai ribelli appoggiati a loro volta da Ankara. Uno scontro diretto tra forze turche e russe - dalle conseguenze devastanti - stava diventando ogni giorno più probabile, da quando Assad ha alzato il tiro sulla “zona de-militarizzata” definita a Sochi nel settembre 2018 (con la costituzione di una serie di “posti di osservazione” turchi), ed Erdogan è intervenuto per contrastarlo. Al prezzo già di diversi uomini, e violando - lo accusano i russi - le intese del 2018 . Ma tra Idlib e il confine siriano-turco si sta aggravando una crisi umanitaria che coinvolge tre milioni di persone: il presidente turco non vuole che vadano ad aggiungersi ai 3,6 milioni di profughi già accolti dal suo Paese. Per questo, per ottenere il sostegno dell’Europa in Siria, ha aperto loro i confini verso la Grecia.

«Lavoreremo insieme per portare aiuto ai siriani che ne hanno bisogno», ha detto Erdogan nelle dichiarazioni alla stampa seguite al confronto con Putin. Avvertendo però che la Turchia mantiene il diritto di rispondere agli attacchi del regime di Damasco. Ed è questo che metterà alla prova il documento di Mosca: dietro le strette di mano scambiate al Cremlino, il problema di fondo è che Putin concorda con Assad, determinato a riprendersi l’intero Paese, e considera terroristi le forze ribelli sostenute dai turchi. Forze con cui non è possibile alcuna intesa.

Per queste ragioni in passato gli accordi per un cessate il fuoco sono sempre falliti. Mentre gli accordi di Mosca, se rispettati, segnerebbero un punto a favore di Putin, dal momento che il «pattugliamento congiunto» lungo l’autostrada M4 affrancherebbe una presenza russa in un’area ancora sotto controllo dei ribelli siriani. E dove Erdogan vorrebbe creare una zona cuscinetto in cui reinsediare milioni di profughi.

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