diritti umani in russia

Putin firma la «legge dello schiaffo» sulle violenze domestiche

di Antonella Scott


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Solidarietà alle donne russe: una manifestazione di appoggio a Ginevra, davanti alla missione russa all’Onu

2' di lettura

La “legge dello schiaffo” ha il via libera di Vladimir Putin: il presidente russo ha firmato ieri la depenalizzazione di alcune forme di violenza domestica, se commesse da parenti stretti e se compiute per la prima volta. Rientreranno nella stessa legge federale sulle violenze fisiche, messe sullo stesso piano di altre forme di aggressione. Verranno classificate come illeciti amministrativi, e non più reati, le percosse rivolte dai genitori sui figli, dai mariti sulle mogli, se avranno provocato”soltanto” dolore, e non un danno fisico o ferite. Un confine ben difficile da definire, da provare, da affidare a una querela che ora sarà richiesta da parte della vittima: soprattutto pensando ad abusi e violenze su bambini. Si tornerà inoltre nell’ambito penale nel caso in cui verrà messa in pericolo la salute della vittima, o nel caso in cui la violenza si ripeta nel giro di un anno.

Le penali
Così, nella contabilità della nuova legge, l’illecito amministrativo compiuto la prima volta comporterà una multa fino a 30mila rubli (474 euro), detenzione da 10 a 15 giorni (in passato la pena detentiva, applicata raramente, era di due anni) oppure da 60 a 120 ore di servizio sociale. Se la depenalizzazione è stata criticata da tante ong, così come da associazioni di donne o in difesa dell’infanzia, gli autori della proposta di legge l’hanno giustificata affermando che una legislazione troppo severa sugli abusi domestici rappresenta un’arbitraria interferenza dello Stato nella vita privata.

È la stessa posizione di Putin, che pur dicendosi contrario all’idea di genitori che percuotono i figli, ritiene che le autorità non debbano interferire senza giustificazione negli affari di famiglia: «Non possiamo esagerare - aveva detto il presidente russo durante una conferenza stampa il mese scorso -, alla fine si distruggono le famiglie. Immischiarsi è inaccettabile». Appoggiata dalla Chiesa ortodossa, la proposta di legge era stata approvata a larghissima maggioranza dalle due Camere del Parlamento russo, Duma e Consiglio della Federazione, tra il 27 gennaio e il 1° febbraio. Nel corso del dibattito il presidente della Duma, Vjaceslav Volodin, aveva precisato che i deputati si erano fatti guidare dalla preoccupazione di proteggere le famiglie e dai sondaggi d’opinione, secondo cui la maggioranza dei russi sarebbe favorevole a un approccio più moderato verso questo tipo di conflitti, pur condannando la violenza fisica.

I numeri degli abusi domestici
Secondo stime del ministero degli Interni, ogni giorno 40 donne russe, ogni anno 14mila muoiono per mano dei mariti, o dei partner. Seicentomila sono i casi di abusi domestici violenti registrati ogni anno. Violenze che la nuova legge farà apparire ancora più “normali” di quanto non siano. «Il passaggio di questa legge - aveva detto nelle scorse settimane Yulia Gorbunova, di Human Rights Watch - sarà un gigantesco passo indietro per la Russia, in cui già le vittime delle violenze domestiche incontrano ostacoli enormi per avere aiuto dalla giustizia. La legge sulle violenze domestiche ridurrà le sanzioni per chi commette gli abusi, e metterà ancora più a rischio la vita delle vittime».

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