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Putin ordina la revisione di tutte le strutture a rischio nell’Artico

L’oligarca Potanin (Norilsk Nickel) si farà carico di miliardi di danni e sanzioni per il disastro ambientale provocato in Siberia

di Antonella Scott

Disastro ambientale nell'Artico, Putin furioso: stato emergenza

L’oligarca Potanin (Norilsk Nickel) si farà carico di miliardi di danni e sanzioni per il disastro ambientale provocato in Siberia


3' di lettura

Tra i pochi oligarchi della prima ora, dell’epoca di Boris Eltsin, sopravvissuti in quella di Vladimir Putin, Vladimir Potanin non è certo uno sprovveduto. Eppure anche a lui, che è al comando del primo produttore mondiale di nickel e palladio, è toccato apparire in tv, impacciato mentre il presidente russo gli chiedeva conto di quanto è avvenuto in Siberia, nella “sua” Norilsk. La fuoriuscita di 21mila tonnellate di combustibile, finite nei corsi d’acqua vicini a causa del danneggiamento di una cisterna nella centrale termo-elettrica TEZ-3, viene giudicato uno dei più gravi disastri ambientali nella storia dell’Artico russo. Il guaio è che potrebbe essere un campanello d’allarme per un’emergenza ancora più grande.

Sarà Norilsk Nickel, la compagnia mineraria di Potanin a cui appartengono gli impianti, a farsi carico dei danni, stimati in miliardi e miliardi di rubli. Già si parla di una “Exxon Valdez” russa: per la compagnia americana il disastro del 1989 al largo dell’Alaska ebbe un costo di 2,5 miliardi di dollari.

Miliardi e miliardi

«La compagnia è pronta a coprire le spese per la gestione dei danni , è naturalmente giusto», ha osservato Putin in videocollegamento dalla sua residenza presso Mosca mentre Potanin lo ascoltava dalla tundra, il fiume inquinato alle sue spalle. A quanto ammonteranno le spese per la liquidazione dell’incidente?, gli chiede Putin. «Penso miliardi di rubli, molti soldi - risponde Potanin, sulla difensiva -: Non ho idea di quanto saranno le sanzioni. Ma le spese credo 10 miliardi e più. Ma sa, io qui parlo non come uomo d’affari ma come persona che si preoccupa. Quello che sarà necessario, lo pagheremo. Non dovrete spendere un rublo del bilancio pubblico». La fortuna personale di Potanin, secondo Forbes, è pari a 26 miliardi di dollari.

Il costo di una cisterna

«Miliardi, dice - Putin è sarcastico -. E quanto costa più o meno una cisterna, che ora dovrete cambiare?». «Qualche centinaio di milioni», calcola Potanin, ma il presidente russo non è d’accordo: «Una cisterna, un reservoir di quelli che contengono il carburante, costa molto meno, ma davvero molto meno. Se l’aveste sostituita a tempo debito, se non ci fosse stato questo danno all’ambiente, ora la compagnia non dovrebbe sobbarcarsi queste spese».

Qualcuno invoca la nazionalizzazione di Norilsk Nickel e alla Duma di Mosca un deputato ha subito chiesto di cacciare Potanin: che tuttavia sembrerebbe in grado di sopravvivere anche a questo. La priorità è rimediare al danno, ha infatti commentato il portavoce di Putin Dmitrij Peskov, mentre il titolo di Norilsk Nickel riprendeva subito quota in Borsa. Putin ha ordinato a tutte le strutture competenti di prendere il controllo della situazione a Norilsk per individuare le ragioni dell’incidente e i responsabili, e valutare l’entità del danno. Ma come ha lasciato intendere lo stesso Peskov, per affrontare una minaccia tanto grave lo Stato ha bisogno di tutti, a partire dai grandi imprenditori.

Un campanello d’allarme

Potrebbero infatti volerci decenni, denuncia Greenpeace Russia, per riportare l’ecosistema siberiano colpito alle condizioni originarie. Mentre 15mila tonnellate di combustibile si diffondono colorando di rosso vivo il fiume Ambarnaja, e altre 6.000 impregnano il terreno, i soccorritori avvertono che le operazioni di contenimento e recupero sono terribilmente ostacolate dalla natura del luogo, tundra priva di strade e infrastrutture, fiumi non navigabili.

Ed è in questo ambiente che le autorità russe ora dovranno affrontare un compito proibitivo, poiché si teme che le ragioni del cedimento della cisterna abbiano a che fare con lo stato del permafrost su cui sono costruite città, infrastrutture, oleodotti. Il cambiamento climatico mette in discussione la tenuta del terreno: venerdì la Procura Generale ha ordinato la revisione di tutto quanto sia costruito sul permafrost, e ritenuto a rischio. Ma la terra ghiacciata - finora in modo permanente - ricopre più della metà del territorio della Federazione russa.

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