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Putin-Parolin: «Tra noi dialogo basato sulla fiducia»

di Carlo Marroni

(Reuters)

2' di lettura

Le parole ufficiali segnalano un clima molto positivo, ma c’è molto di più di questo dietro l’incontro di ieri a Sochi tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. Un incontro che suggella la visita di quattro giorni a Mosca del capo del governo di Papa Francesco, preparata con cura e destinata a produrre frutti in futuro. Non subito, naturalmente, come avviene nella diplomazia di vecchia scuola, da cui provengono Parolin e il ministro degli Esteri russo, Serghej Lavrov.

Il Vaticano e il Cremlino dialogano stretti dall’elezione di Bergoglio sui temi della pace globale (Siria in testa, ma anche l’Ucraina nonostante gli oppositori dicano il contrario), della tutela dei cristiani in Medio Oriente e del dialogo tra cattolici e ortodossi, visto lo strettissimo legame tra il Patriarcato e il potere politico. «Apprezziamo il dialogo costruttivo e basato sulla fiducia tra la Santa Sede e la Russia - ha detto Putin -, gli accordi raggiunti durante i miei contatti con Papa Francesco vengono attuati costantemente e siamo molto contenti che il dialogo tra le Chiese continui».

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I «valori umani universali» sono alla base dei rapporti tra Russia e Vaticano nonché tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa russa, come conferma l’esposizione a Mosca e Pietroburgo delle reliquie di San Nicola di Bari, che ha attirato milioni di pellegrini.

Parole che vanno oltre il protocollo, e ancora di più per Parolin: «Per quanto riguarda le nostre relazioni bilaterali siamo molto contenti, soddisfatti del modo in cui queste relazioni si stanno sviluppando, con varie iniziative, contatti, incontri». Incontri a Mosca con il patriarca Kirill – ancora non si parla apertamente di un secondo incontro tra Kirill e Francesco dopo quello del febbraio 2016 a L’Avana, ma si lavora a questa ipotesi – con il suo vice Hilarion, e poi con Lavrov.

Le parole pronunciate dicono che Vaticano e Russia lavoreranno assieme per risolvere le crisi globali, dall’Africa al Medio Oriente fino al lontano e tormentato Venezuela, dove la mediazione vaticana non è stata accolta dalle parti. Parole che non possono non inquietare la diplomazia di Washington, che suda freddo ogni volta che sente o vede un russo in movimento. Certamente in questa fase di confusione totale ai vertici dell’amministrazione Trump la visita di Parolin (la prima a livello di segretario di Stato a Mosca dal 1988, a opera del grande cardinale Agostino Casaroli) non fa scattare un’emergenza, ma conferma che su questa traiettoria – quella dove opera la Santa Sede di Francesco, con la sua enorme influenza, come si è visto nel caso di Cuba e della Colombia – gli Stati Uniti degli ultimi tempi sono tagliati fuori.

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