Europa

Putin rassicura sulle forniture, il prezzo del gas scende del 6,6%

Mercoledì mattina quotazioni salite del 40%, Bruxelles accusa Gazprom di trasportare volumi ridotti. La commissaria Ue all’energia, Simson: presto la riforma del mercato. Von der Leyen: il nostro futuro non è il gas ma sono le rinnovabili

di Giuseppe Chiellino

Mercoledì mattina quotazioni salite del 40%, Bruxelles accusa Gazprom di trasportare volumi ridotti. La commissaria Ue all’energia, Simson: presto la riforma del mercato. Von der Leyen: il nostro futuro non è il gas ma sono le rinnovabili

(Reuters)

3' di lettura

I prezzi del gas volano sulle montagne russe. In questo caso la metafora non è abusata. Dopo un rialzo del 40% a 160 euro a megawatt/ora in mattinata, che si era aggiunto al +20% del giorno prima, è bastata una dichiarazione rassicurante di Vladimir Putin sul rispetto degli impegni nell’export di gas russo verso l’Europa, per far tornare i prezzi a livelli più ragionevoli (108,33 euro ad Amsterdam, -6,6% rispetto al giorno prima). Evidentemente il mercato scontava il dubbio che ciò potesse non avvenire. Prudente, ma diplomaticamente esplicita, era stata qualche ora prima la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ad una domanda diretta sul ruolo della Russia nella crisi energetica europea, ha risposto: «Dobbiamo guardare al contesto globale. Dobbiamo avere prima il quadro completo dei dati». Precisando subito dopo: «Vedo che la Norvegia, uno dei nostri fornitori, è stata esemplare, aumentando la produzione di gas».

Le accuse dell’Ucraina

Diretta, invece, era stata l’accusa lanciata dall’operatore ucraino di trasmissione del gas che in un incontro del comitato politico della Nato sulla sicurezza energetica ha affermato che Gazprom attualmente, attraverso la rete che attraversa il paese, sta trasportando meno dei volumi contrattati. La partita, dunque, si gioca su un tavolo geopolitico al quale Bruxelles non ha grandi carte da giocare. E l’entrata in attività del gasdotto Nord Stream 2, ancora in attesa di certificazione come ha ricordato Angela Merkel, non cambierà gli equilibri: i rubinetti restano a Mosca. Perciò l’Unione europea deve provare a risolvere la questione in casa propria se vuole evitare che la decarbonizzazione e la transizione energetica del Green deal non riescano a decollare. Forse anche per questo, dopo l’incontro con i capi di stato e di governo dei 27 martedì sera a Brdo, in Slovenia, la presidente von der Leyen ha sentito il bisogno di puntualizzare: «Deve essere chiaro che il nostro futuro sono le rinnovabili, non il gas». E tra i nodi più complicati che Bruxelles dovrà sciogliere, c’è quello del nucleare di nuova generazione.

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Misure Ue di breve e lungo periodo

Intanto, però occorre pensare al presente. «Entro fine anno proporremo una riforma del mercato del gas e rivedremo in quel contesto le questioni delle scorte e della sicurezza delle forniture» ha spiegato la commissaria all’energia Kadri Simson, ricordando che la commissione sta esaminando le proposte e le idee presentate dagli stati membri e dai deputati su «forme di acquisto congiunto di scorte di emergenza di gas». A ribadire la richiesta, ieri, anche il premier spagnolo Pedro Sanchez che ha sollecitato anche la revisione del meccanismo di formazione dei prezzi. Anche per il premier italiano, Mario Draghi, un consorzio comune europeo per stoccare le riserve di gas «sarebbe molto positivo per non farsi trovare impreparati». Acquisti comuni e capacità di stoccaggio per mettere in comune le riserve sono però interventi i cui effetti si vedranno nel medio-lungo periodo. Nel frattempo bisogna far fronte a prezzi che «resteranno alti per tutto l’inverno» e a rincari che «potrebbero compromettere la ripresa economica». Perciò Bruxelles sta preparando per la prossima settimana una comunicazione con l’indicazione di alcuni strumenti da utilizzare nell’immediato: «Sostegni mirati ai consumatori, pagamenti diretti a chi è a rischio di povertà energetica, tagli di imposte sull’energia, spostando il carico sulla fiscalità generale sono tutte misure che possono essere adottate molto rapidamente dagli Stati» ha detto la commissaria.

I ricavi delle aste Ets

Alle accuse che le politiche ambientali europee siano responsabili dell’aumento dei prezzi, ha replicato il vicepresidente della commissione Ue, Frans Timmermans, responsabile del Green deal che non intende mettere in discussione il piano: «Sento alcuni leader e alcuni paesi dire che se aumentano i prezzi dell’energia è colpa dell’Ets», il mercato Ue dei permessi di emissioni di CO2. «Avete undici miliardi in più in ricavi dalle aste Ets rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: usateli - ha scandito il politico olandese - non guardate solo ai costi dell’Ets, ma anche a cosa potete fare già oggi con quei ricavi aggiuntivi per investire nella transizione e avere i mezzi per compensare i cittadini più vulnerabili». Secondo le norme attuali gli Stati membri devono utilizzare il 50% dei ricavi delle aste dell’Ets per investimenti verdi, ma l’impiego dell’altra metà è a loro discrezione. Alle risorse messe in gioco dagli stati nazionali potrebbero aggiungersi anche quelle del bilancio europeo, soprattutto a tutela delle famiglie più vulnerabili.

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