ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl discorso a Vladivostok

Putin, stop gas e petrolio se impongono il price cap

Sul conflitto: il 24 febbraio, ha detto Putin, la Russia ha cercato di portare a termine quanto iniziato nel 2014 «in aiuto della popolazione del Donbass»

di Antonella Scott

Putin: "Impossibile isolare la Russia"

3' di lettura

MOSCA - «Non abbiamo perduto nulla, e nulla perderemo. Il principale risultato (dell'operazione militare in Ucraina, ndr) è un rafforzamento della nostra sovranità, del nostro Paese dall'interno». Vladimir Putin ha scelto l'asiatica Vladivostok, nell'Estremo Oriente russo, per sferrare il suo attacco a quello che qui chiamano “Occidente collettivo”: se mai le sanzioni riusciranno a convincerlo a scendere a patti con Europa e Stati Uniti, quel giorno appare lontanissimo.

E a chi cerca di leggere nell'andamento dell'economia la portata di una crisi inevitabile, il presidente contrappone la propria verità ufficiale: isolare la Russia, ha detto alla sessione plenaria dell'Eastern Economic Forum di Vladivostok, «è impossibile». Un tentativo futile e aggressivo che sta distruggendo l'economia globale e che fallirà, è convinto Putin secondo cui anche la fiducia in dollaro, euro e sterlina sta venendo meno. Il futuro, ad ogni buon conto, è l'Asia.

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«La Russia non fornirà più petrolio e gas a quei Paesi occidentali che imporranno un price cap sull’energia russa» ha aggiunto Putin. «Non consegneremo nulla se è contrario ai nostri interessi, in questo caso economici. Né gas, né petrolio, né carbone. Niente».

«Respingeremo tutto quanto ci danneggia e ci ostacola – ha avvertito Putin -. Accelereremo il ritmo dello sviluppo, perché oggi lo sviluppo può basarsi soltanto sulla sovranità. Ogni passo andrà in direzione di un rafforzamento di questa sovranità». Motivazioni all'origine di quella che qui a Mosca deve essere chiamata “operazione militare speciale”: il 24 febbraio, ha detto Putin a Vladivostok, la Russia «non ha iniziato nulla». Piuttosto ha cercato di portare a termine quanto iniziato nel 2014 «in aiuto della popolazione del Donbass. È il nostro dovere, e lo compiremo fino alla fine».

A Mosca, a migliaia di chilometri di distanza, un manifesto appeso alla fermata del tram mostra una mano tesa verso quella di un bimbo: «Per la Russia! Per i bambini del Donbass!». Ma dalla capitale, l'Ucraina appare molto lontana. Sia il conflitto come l'impatto delle sanzioni sembrano restare sotto traccia, in una normalità che si sa ingannevole, come in attesa di un colpo che tutti sanno arriverà, ma di cui è ancora troppo presto indovinare le dimensioni. Allo stesso modo, al di là delle certezze ostentate da Putin, servirà tempo per capire fino a che punto la produzione locale riuscirà a coprire quanto non si può più importare dai Paesi “ostili”.

Da Vladivostok, proprio mentre il presidente parlava, veniva diffusa la notizia di un accordo multimiliardario tra Aeroflot e il gruppo aeronautico OAK per la fornitura di 339 apparecchi di produzione locale, pronti tra il 2023 e il 2030. Un contratto senza precedenti, spiega il ministro dell'Industria Denis Manturov, mentre in Borsa il titolo di Aeroflot riprendeva slancio: aeronautica e automotive sono per il momento i due settori più colpiti dalle sanzioni, dal blocco di trasporti e logistica, dalla partenza dei grandi gruppi occidentali.

La risposta dell'industria russa alla sfida, al di là della disponibilità di risorse finanziarie, dipenderà dalla capacità di reperire materiali e componenti spesso bloccate nelle catene produttive. «Posso confermare che hanno iniziato a smontare gli aerei per prendere ciò che serve», ci dice una fonte del settore. Secondo cui una via d'uscita è il cosiddetto “import parallelo”, autorizzato dal Governo russo per far entrare nel Paese prodotti e tecnologie anche senza l'autorizzazione diretta del fornitore: una strada sul cui impatto le opinioni sono contrastanti. Ma intanto, secondo quanto scrive il quotidiano americano Politico riferendosi a una lista di cui non ha potuto verificare la provenienza, Mosca avrebbe definito con precisione tecnologie e componenti di cui ha più bisogno il proprio apparato militar-industriale, in particolare microchip di produzione americana.

Il discorso di Vladivostok ha gettato un'ombra anche sull'unico punto d'incontro raggiunto in questi mesi da Ucraina e Russia: l'accordo sull'esportazione di grano, ottenuto grazie alla mediazione della Turchia. Secondo Putin, alla fine soltanto il 3% dei carichi esportati dai porti ucraini sono stati destinati agli affamati del mondo: i Governi occidentali, ha attaccato il presidente russo, «hanno ingannato brutalmente non soltanto noi, ma i Paesi africani» che più di tutti hanno bisogno di quel grano. Pur continuando ad aderire alle intese, Putin ha chiarito che si consulterà in merito con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, eventualmente per modificarle.

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