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Putin alla vigilia del voto: «Russi e ucraini, un unico popolo»

di Antonella Scott


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La direzione. Un poster della campagna elettorale dell’ex presidente Poroshenko: «Per la Nato e la Ue»

3' di lettura

Per Vladimir Putin, è tutto molto semplice: «Se in Ucraina danno i passaporti ai russi - osservava il presidente in aprile durante un’intervista tv -, e se qui in Russia diamo passaporti e cittadinanza agli ucraini, presto o tardi otterremo il risultato previsto. Ognuno avrà doppia cittadinanza. Questo ci piace».

Un mese fa,Putin ha rincarato la dose parlando al regista americano Oliver Stone, dichiarazioni diffuse proprio il giorno prima del voto dal Cremlino: «Io credo che russi e ucraini siano un unico popolo...una nazione, di fatto. Abbiamo molte cose in comune, vantaggio competitivo in una qualche forma di integrazione. Il riavvicinamento è inevitabile».

Alla vigilia delle elezioni parlamentari di domenica, anticipate di tre mesi dal nuovo presidente Volodymyr Zelenskiy, il legame con Mosca e la ricerca di una soluzione nel Donbass tornano al centro del dibattito e delle scelte degli elettori ucraini. Orientati, stando ai sondaggi, a confermare il consenso attribuito al giovane Zelenskiy in aprile, quando l’attore comico quasi sconosciuto fino a pochi mesi prima ha conquistato la presidenza con più del 70% dei voti. Un successo che Zelenskiy ha voluto cavalcare prima che l’entusiasmo venisse messo alla prova dei fatti: la sua prima decisione da presidente è stata sciogliere la Verkhovna Rada, il Parlamento fedele al predecessore Petro Poroshenko. In modo da poter contare su una maggioranza e su un governo in sintonia con i propri programmi.

E ai primi posti in agenda ci sono lotta alla corruzione, rilancio dell’economia e del livello di vita, il nodo delle regioni dell’Est Ucraina in mano ai separatisti. Tutte questioni difficilissime da risolvere, soprattutto per un presidente populista che deve tenersi in equilibrio tra le promesse fatte in campagna elettorale e la realtà. Che mette invece Zelenskiy davanti all’oligarca che lo ha sostenuto, Ihor Kolomoiskyi, intenzionato a riprendersi la banca nazionalizzata dal governo precedente; davanti al Fondo monetario internazionale, che chiede riforme impopolari in cambio di un nuovo programma di aiuti finanziari; e davanti a Putin.

Non basteranno tutte le puntate di “Servo del popolo”, la fiction in cui Zelenskiy, 41 anni,impersonava un presidente molto somigliante a quello che avrebbe voluto essere, per uguagliare le sfide della vita reale. Il partito che ha preso il nome della serie tv è in testa ai sondaggi e dovrebbe ottenere il 40% circa dei voti. Ma è costruito su volti nuovi, inesperti: meno certo è il risultato sulla metà dei 424 seggi della Rada che verranno attribuiti nei confronti maggioritari diretti.”Servo del popolo” avrà bisogno di alleati, idealmente il partito più vicino è “la Voce”, movimento guidato dalla rock star Svjatoslav Vakarchuk (44 anni) con cui condivide l’appello al cambiamento e il desiderio di fare piazza pulita della “vecchia politica” che ha governato il Paese finora. Riforme, innovazione, guerra agli oligarchi. Come Kolomoiskyi.

Al secondo posto nei sondaggi è la Piattaforma di Opposizione di Viktor Medvedchuk. Uomo vicinissimo a Putin, e già pronto a far balenare agli elettori i vantaggi di un riavvicinamento con Mosca che renderebbe possibile lo scambio dei prigionieri di cinque anni di guerra, la composizione del conflitto con Donetsk e Luhansk, la ripresa delle forniture di gas russo a prezzi scontati del 25%. Come ai tempi di Viktor Yanukovich, l’ex presidente filorusso rovesciato dalla Rivoluzione del Maidan. Per Zelenskiy, che nei giorni scorsi ha parlato per telefono con Putin e gli ha proposto la ripresa dei negoziati, proseguire su questa strada senza tradire la direzione opposta, rivolta all’Europa, imboccata dall’Ucraina dopo il 2014 sarà la sfida più difficile.

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