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Pwc, dieci obiettivi per fare ripartire l’immobiliare

Dalla rigenerazione urbana alla digitalizzazione, dalla revisioni degli spazi a quella dei rapporti con il conduttore. I driver del real estate del dopo-pandemia

di Paola Dezza

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Dalla rigenerazione urbana alla digitalizzazione, dalla revisioni degli spazi a quella dei rapporti con il conduttore. I driver del real estate del dopo-pandemia


3' di lettura

Dieci punti per fare ripartire il settore immobiliare, che vale il 20% del Pil del nostro Paese. È quanto sottolinea Pwc in un dibattito sul segmento, partendo dai dati dei primi nove mesi del 2020, che hanno visto i volumi nel settore residenziale calare del 20% rispetto al 2019. La stessa riduzione viene registrata nel segmento del commercial real estate, con un volumi di investimento parti a 5,9 miliardi di euro al 30 settembre 2020. Nel commercial real estate, il settore uffici si conferma al primo posto con il 45% dei volumi di investimento. Seguono il Retail (17%), la logistica (14%), gli alberghi (12%).

Ma quali sono i dieci punti? «Le dieci priorità d’azione individuate da Pwc per una solida ripartenza della industry nel post-pandemia partono dalla flessibilità e dalle nuove modalità di utilizzo degli spazi, che dovranno essere concepiti in un’ottica di maggior flessibilità e accoglienza, perchè cambiano le abitudini nella vita lavorativa e personale» dice Lia Turri, partner di Pwc.

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Secondo punto la revisione in chiave strategica e operativa della relazione tra proprietario e conduttore, così da comprendere non solo le esigenze di quest’ultimo, ma anche la sua attività e operatività in modo da aver contezza della sua effettiva capacità di sostenere il canone.

Ristrutturazione e rigenerazione urbana sono il terzo punto. Interventi di questo genere hanno un elevato moltiplicatore economico. Sono i temi più importanti sul tavolo in questo momento, per ridisegnare, anche in chiave sostenibile, le nostre città. Gli interventi di restauro e rigenerazione urbana, così come quelli di efficientamento energetico devono essere ripetuti nel tempo e assumere caratteristiche strutturali. E richiedono una importante partnership pubblico-privato.

Il tutto condito con certezza amministrativa, un punto richiesto da anni, anche dagli investitori internazionali.

Il settore immobiliare deve iniziare a guardare anche canali di finanziamento diversi da quello bancario. In conseguenza della congiuntura economica le banche si troveranno ad affrontare un incremento della massa di crediti deteriorati e saranno dunque necessari nuovi attori o nuove forme di finanziamento a supporto dei nuovi progetti.

Superare la difficoltà di viaggiare che ha frenato negli ultimi mesi gli investimenti internazionali. La necessità di continuare ad attrarre nuovi capitali per il Paese passa da nuove regole in questo contesto.

Per fare ripartire l’immobiliare bisogna agire sulle infrastrutture di trasporto e digitali. La connettività dell’asset o dell’area, sia sotto il profilo fisico sia digitale, è un elemento determinante nella scelta degli investimenti immobiliari. «Occorre un grande piano per lo sviluppo di infrastrutture di trasporto e digitali, in quanto sono le città maggiormente interconnesse che attraggono maggiormente le risorse» dice Lia Turri.

Il settore deve iniziare a guardare nuove nicchie di mercato che presentano un potenziale (strutture di assistenza sanitaria e sociale, data center, co-housing, co-working). La crisi sanitaria porta con sè l’importanza delle strutture di cura, dei centri di ricerca nonché la necessità di modernizzazione delle strutture ospedaliere.

Il settore deve prepararsi a una profonda trasformazione digitale, andando verso un modello proptech e applicare i principi SDGs all'interno del business e della propria strategia (sia per ragioni di difesa del brand, sia perché gli interventi ad alto impatto sociale possono rappresentare uno strumento di mitigazione del rischio se si trova un accordo con le istituzioni).

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