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Qatar 2022: guida pratica alla coppa del mondo degli scandali. Infantino: critiche ipocrite

Vi regaliamo un’enciclopedia minima di figure e i figuri che hanno contrassegnato la lunga vigilia dei Mondiali. Dalla «A» di Argentina alla «Z» di Generazione Z

di Francesco Prisco

Qatar 2022, Salman: "Omosessualità danno mentale"

10' di lettura

Comunque vadano a finire, sono già un pezzo di storia. I Mondiali di calcio di Qatar 2022, in corso dal 20 novembre al 18 dicembre, saranno i primi ospitati da un paese arabo, i primi a essere disputati d’autunno ma anche gli ultimi a 32 squadre, prima dell’allargamento a 48. Di portata storica anche gli scandali e le polemiche che ci hanno fatto compagnia fino a questo punto, travolgendo personaggi di primo piano del mondo del calcio, dell’economia e della politica internazionale. Vi regaliamo un’enciclopedia minima di figure e i figuri che hanno contrassegnato questa vigilia. Dalla «A» di Argentina alla «Z» di Generazione Z.

Argentina

Se siete scandalizzati per il fatto che la Fifa abbia affidato la sua massima competizione a un regime liberticida, sappiate che c’è un precedente: quello di Argentina ’78, quando i Mondiali di calcio servirono a glorificare la giunta dei generali dalle mani insanguinate. Anzi due: nel 1934 il Mondiale lo organizzò addirittura il Duce. Forse non tutti sanno che lo sportwashing nacque come specialità Made in Italy.

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Il generale Jorge Rafael Videla (c) , l’ammiraglio Emilio Massera (S) e il generale dell’ aeronautica Orlando Agosti (d) esultano per la vittoria dell’Argentina in finale contro l’Olanda ai Mondiali del 1978 (Ansa)

Blatter

I Mondiali di calcio 2022 furono assegnati al Qatar nel 2010 a discapito degli Usa. Il presidente della Fifa, allora, era lo svizzero Sepp Blatter che sosteneva le ragioni degli americani. Quattro anni più tardi, quando esce fuori un caso di corruzione legato a quell’assegnazione, Blatter si smarca esprimendo per la prima volta pubbliche perplessità. Il 2015 sarà l’ultimo suo anno alla guida della Federazione mondiale del calcio, cui farà seguito una squalifica di sei anni per corruzione. Assolto l’estate scorsa da un processo per frode che lo vedeva coimputato del presidente Uefa Michel Platini, Blatter è tornato a parlare di Qatar 2022: quell’assegnazione «fu un errore. Il Qatar è una nazione troppo piccola e il calcio è troppo grande per quel paese». Quel che non dice è che le logiche politiche che portarono a quell’assegnazione furono l’interpretazione estrema di un metodo da lui inventato.

Sepp Blatter (Ansa)

Cantieri

Sei nuovi stadi faraonici più altri due rimodernati in un fazzoletto di terra da 70 chilometri, ma pure altre grandi infrastrutture come strade, sistemi di trasporto pubblico, hotel, un aeroporto e persino una città artificiale, Lusail. L’emiro ha fatto le cose in grande, per Qatar 2022. Poi dall’Inghilterra è arrivato il Guardian e ha scoperto che, in 11 anni di cantieri, sono morti 6.500 lavoratori immigrati.

Lo stadio Lusail, dove si disputerà la finale di Qatar 2022 (Epa)

Defezioni

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?», si chiedeva Nanni Moretti in una memorabile scena di Ecce Bombo. Effettivamente, in questi Mondiali, rischia di venir notato più chi non ci sarà che chi sarà presente. Hanno detto di no a presenziare all’evento, per esempio, star del calibro di Rod Stewart e Dua Lipa, critiche nei confronti del regime qatariota. Quanto al pallone, se potessimo iscrivere questa squadra alla competizione, avremmo ottime probabilità di arrivare fino alla fine. Giudicate voi: Donnarumma; Di Lorenzo, Skriniar, Alaba, Robertson; Barella, Lobotka, Verratti; Salah, Haaland, Kvaratskhelia. Nei loro rispettivi ruoli, in questo particolare momento storico, sono tra i migliori al mondo. Un Mondiale che, per vari motivi, si permette il lusso di fare a meno di loro non si candida a essere un bel Mondiale.

Dua Lipa (Epa)

Esclusiva (Tv)

Nel mondo dei media investire è fondamentale. Il 9 aprile dell’anno scorso la Rai ha così messo sul piatto una cifra tra i 170 e i 190 milioni di euro per portarsi a casa l’esclusiva di tutte e 64 partite dei Mondiali. Una scelta rischiosa ma di rischio calcolato, considerando che, quando c’è l’Italia che si gioca qualcosa d’importante, per gli italiani non ci sono alternative televisive. Il problema è che il 24 marzo di quest’anno l’Italia s’è fatta buttare fuori già in fase di qualificazioni. Restano tutti quei soldi pubblici spesi e Piersilvio Berlusconi, capo di Mediaset, che «da cittadino» si chiede: «È servizio pubblico?»

Il cavallo di Viale Mazzini, davanti alla sede della Rai (Ansa)

Francia

I campioni del mondo in carica a Qatar 2022 partiranno da un girone che li vedrà impegnati contro Australia, Danimarca e Tunisia. Riusciranno a portare a casa il terzo titolo della loro storia calcistica? Intanto devono ancora «digerire» la vittoria del 2018. Soprattutto dopo il video uscito in queste settimane che ritrae i neovincitori a festeggiare negli spogliatoi, subito dopo la finale, con un bel coretto indirizzato al presidente russo: «Putin hé hé hé!» Col senno di poi, non una bellissima figura.

Il video dei festeggiamenti pro Putin dopo Francia-Croazia, finale dei Mondiali del 2018

Gianni (Infantino)

È l’uomo nuovo, quello che ha preso sulle spalle la missione impossibile di ripulire la Fifa dopo gli anni di Blatter. Svizzero pure lui, ma con quel nome che, alle orecchie di noi italiani, fa tanto amico di famiglia e quel cognome che alla lontana ricorda le più belle pagine di Giovanni Pascoli. Si è speso tanto contro gli scissionisti della Superleague, perché vuole rinnovare il calcio, ma dall’interno. Per garantire il successo di Qatar 2022, da un anno si è trasferito lì. Ha invitato tutti a concentrarsi sull’evento sportivo, lasciando fuori dalla porta le polemiche («In Fifa non impartiamo lezioni morali al resto del mondo»). Poi, qualche settimana fa, è emerso che è stato sentito pure lui dai giudici francesi che indagano sull’assegnazione dei Mondiali al Qatar. Su questo e molto altro ancora, Infantino resta ottimista. Nessuno può saperlo meglio di Gianni: l’ottimismo è il profumo della vita. Tanto che alla vigilia del via, nel corso della conferenza stampa inaugurale, ha definito «ipocrite le critiche al Mondiale», sottolineando: «Per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi 3.000 anni dovremmo scusarci per i prossimi 3.000 anni, prima di dare lezioni morali agli altri. Queste lezioni morali sono solo ipocrisia».

Gianni Infantino, presidente della Fifa (Epa)

Hotel (per tutte le tasche)

Tra i maggiori interventi edilizi che hanno interessato il Qatar dopo l’assegnazione dei Mondiali, sicuramente quello per la costruzione degli alberghi. La disponibilità di camere non è altissima e i prezzi, neanche a dirlo, sono alle stelle: per una camera superlusso puoi spendere fino a 3.200 euro a notte. Se 270 euro vi sembrano pochi, potreste ripiegare su una stanza in un container di quelli che a noi italiani ricordano le emergenze sismiche.

I container hotel per i tifosi

Irrigazione

«Erba di casa mia», cantava Massimo Ranieri. «Quanta emozione, un calcio ad un pallone». Se, piuttosto che in casa, giochi in trasferta l’emozione magari è la stessa, ma sull’erba non garantiamo. Per irrigare e rendere «giocabile» quella dei Mondiali in Qatar, considerando le specificità climatiche di quella parte di mondo, saranno per esempio necessari 10mila litri d’acqua a partita. In tempi di climate change, non è affare da poco.

L’irrigazione dei campi, una delle azioni più dispendiose per l’organizzazione dei mondiali in Qatar

Kalb

Sostantivo arabo che significa cane. Le associazioni animaliste sostengono che i lavori di preparazione ai Mondiali di Qatar hanno portato a una vera e propria strage di randagi, addirittura fucilati per non alterare il decoro pubblico e fare una cattiva impressione ai turisti prossimi venturi: 29 i cani di cui è stata accertata l’«esecuzione». E si tratta di stime al ribasso. Ma, in un Paese dove non sempre i diritti dell’uomo sono tutelati, queste sembrano questioni accademiche.

Strage di cani randagi in Qatar per l’organizzazione dei Mondiali

Lgbt+

Uno dei nodi più complicati da sciogliere, quando si parla dei Mondiali del Qatar, è quello che riguarda i diritti della comunità Lgbt+. O meglio: i non diritti, dal momento che «l’omosessualità è contro la legge ed è una malattia mentale», ha detto Khalid Salman, ambasciatore nel mondo di Qatar 2022. A Euro 2020 molte nazionali si inginocchiarono prima delle partite a sostegno della causa Black Lives Matter. Difficile immaginare qualcosa del genere a favore della causa Lgbt+ in Qatar. E non solo per la scarsa simpatia di cui la causa Lgbt+ gode in ambito calcistico. Eloquente l’opera dello street artist italiano Andrea Villa apparsa per le strade di Torino, raffigurante un bacio tra Cristiano Ronaldo e Mbappé. Titolo: «Hanno FIFA dei gay».

La protesta del gruppo Lgbt+ All Out a Zurigo, davanti alla sede della Fifa

Macedonia (del Nord)

In principio fu la Corea del Nord (1966). Poi vennero quella del Sud (2002), il Costa Rica (2014), la Svezia senza Ibrahimovic (2017) e, appunto, la Macedonia del Nord (2022). Se ci appassioneremo al torneo e, a un certo punto, ci interrogheremo sulle ragioni per cui la nostra amata Italia non vi partecipa, per scacciare la malinconia potremmo ripassare questa breve antologia delle figuracce mondiali che gli azzurri hanno collezionato negli ultimi 56 anni (le ultimissime due riguardano addirittura partite di qualificazione). È vero: un anno e mezzo fa abbiamo vinto l’Europeo, ma aver bucato Qatar 2022 è un’onta che fa ombra a quel successo che fu evidentemente al di sopra delle nostre possibilità. Dopo la disfatta con la Corea del Nord si chiusero le frontiere della Serie A. Adesso minimo minimo andrebbe ripensato il modello di business del calcio italiano, ma difficilmente succederà: «I presidenti di Serie A sono delinquenti veri». Lungi da noi dire una cosa del genere: sono parole del presidente del Coni Giovanni Malagò, uscite da un’intercettazione telefonica.

L’Italia eliminata dalla Macedonia del Nord (Ansa)

Nasser Al Khelaïfi

Politico e manager qatariota, è noto ai più come presidente del Paris St. Germain «galattico» che, da buoni dieci anni, prova invano a vincere la Champions League. Ebbe un ruolo non di secondo piano nella vicenda che ha portato l’assegnazione dei Mondiali al Qatar e, a poche settimane dal calcio d’inizio, è finito sotto i riflettori in Francia perché accusato di estorsione nei confronti di un impresario franco-algerino che, secondo l’indagine, sarebbe stato in possesso di una serie di prove che avrebbero inchiodato lo stesso Al-Khelaïfi, al centro di «azioni di corruzione nella controversa attribuzione del campionato del mondo 2022», scrive Libération.

Nasser Al-Khelaifi alla presentazione di Messi al Paris St. Germain (Ansa)

Olandesi (tifosi pagati dall’emiro)

Come si promuove una Coppa del Mondo di calcio che (eufemismo) non nasce proprio sotto i migliori auspici? Voli, biglietti, alloggi gratuiti per i tifosi provenienti dai quattro angoli del pianeta e persino un po’ di denaro da spendere tra una partita e l’altra. Un trattamento mai visto prima, nella storia del Mondiali, ovviamente pagato dall’emiro: pensano a tutto loro, tu devi soltanto iscriverti al programma, impegnarti a osservare un po’ di regole di comportamento (ci risiamo!) e soprattutto segnalare eventuali post sui social di altri tifosi critici nei confronti del Qatar (ahi ahi ahi!). Poi è andata a finire che alcuni tifosi olandesi che avevano aderito hanno raccontato con dovizia di particolari l’esperienza alla Tv Nos. Ed è spuntato fuori l’ennesimo caso.

Tifosi della nazionale olandese in trasferta (Epa)

Platini

Non sarà stato il più grande calciatore della storia, ma Platini fu di sicuro il giocatore più intelligente di tutti i tempi. In campo e fuori. Impareggiabile senso della posizione e formidabili doti di assist-man ne hanno fatto un fuoriclasse assoluto. Dello sport prima, della politica poi. Da presidente dell’Uefa fu il grande sponsor dell’assegnazione al Qatar dei Mondiali 2022. Per la famosa cena all’Eliseo del novembre 2010 cui presero parte lui, l’allora presidente francese Nikolas Sarkozy e l’emiro Tamim Ben Hamad Al Thani - convivio che preluderebbe a un giro di bustarelle - si è ritrovato al centro di un’indagine per corruzione e tre anni fa fu addirittura fermato e interrogato dalla gendarmerie. Poche settimane fa è uscito fuori che, per evitare che potesse lasciar trapelare informazioni scomode su tutte queste vicende, il Qatar lo fece spiare. E l’ex socio Blatter non gliele manda a dire: «Questo Mondiale è colpa di Platini».

Michel Platinì (Ansa)

Quarantotto (squadre)

Ci sarà almeno una cosa buona di Qatar 2022? A quanto pare sì: sarà l’ultimo Mondiale a 32 squadre. Dal 2026, torneo ospitato da Canada, Messico e Stati Uniti, si passerà a 48 squadre. E a quel punto, per quanto noi italiani vorremo metterci d’impegno a complicarci la vita da soli, difficilmente resteremo fuori.

Il sorteggio dei Mondiali 2022 (Epa)

Ronaldo

Toh, a Qatar 2022 ci sarà anche Cristiano Ronaldo. Occorre dirselo perché il fuoriclasse portoghese, da un paio di anni a questa parte, sembra uscito dal giro del calcio che conta, diciamo dalla non proprio fortunatissima esperienza alla Juventus che appesantì non di poco i bilanci di Nostra Signora, in cambio di appena due scudetti che i bianconeri avrebbero vinto anche senza di lui. Con il Portogallo (girone che vede iscritte anche Ghana, Uruguay e Corea del Sud) avrà la possibilità di scrollarsi di dosso l’ultima frustrante parentesi con il Manchester United, finita ad accuse reciproche, mettendosi in luce in vista del mercato di gennaio. Dettaglio non banale, se consideriamo che l’appetito internazionale intorno a CR7 - 37enne che guadagna 336.370 euro a settimana - è ai minimi storici.

Cristiano Ronaldo durante la preparazione con il Portogallo (Reuters

Sarkozy

Già protagonista di primo piano della politica europea, Nikolas Sarkozy fu figura chiave del processo che portò l’assegnazione dei Mondiali 2022 al Qatar. Secondo Blatter, sarebbe stato proprio l’ex presidente francese a convincere Platini a sostenere la candidatura dell’Emirato. Organizzò la famosa cena all’Eliseo, certo, e si spese non poco per favorire l’acquisizione del Paris St. Germain da parte del fondo sovrano qatariota nel 2011. Secondo Mediapart, Sébastien Bazin, allora boss del fondo Colony Capital e proprietario della squadra parigina, riuscì a raddoppiare il prezzo di vendita del club grazie all’aiuto di Sarkozy e di suo figlio Pierre: da 30 milioni di euro si salì a 64 milioni di euro pagati in due fasi. Cosa avrebbe ottenuto in cambio non è del tutto chiaro. Non a caso se ne stanno occupando gli inquirenti francesi.

Nikolas Sarkozy (Ansa)

Tamim bin Hamad al-Thani

L’emiro è lui, i soldi sono suoi: Tamim bin Hamad ha fortemente voluto i Mondiali di Qatar, incontrando tutti quelli che doveva incontrare. Una volta ottenuta l’assegnazione, non ha badato a spese. Pagava, contento di pagare. Adesso, a leggere tutti i reportage che la stampa occidentale sta dedicando al suo Paese e a sentire tutte le polemiche che girano sui diritti civili, ha deciso di parlare: «Siamo stati diffamati. La campagna contro il Qatar è stata ampliata con invenzioni e doppi standard così feroci che hanno spinto molte persone a mettere in discussione le vere ragioni dietro alla campagna». Sarà ancora contento dell’investimento?

Tamim bin Hamad al-Thani, emiro del Qatar (Ansa)

Usa-Iran

Non prendete appuntamenti per martedì 29 novembre, ore 20 italiane: sarà di scena un vero e proprio big match. E non esattamente per i valori tecnici espressi dai due contendenti: nello stranissimo Mondiale di Qatar, Usa-Iran merita il rango di partita di cartello. Da un lato la maggiore potenza geopolitica del pianeta, impegnata su fronti diplomatici delicatissimi come quello russo-ucraino e quello cinese-taiwanese, dall’altro l’Iran, teocrazia sua grande nemica che negli ultimi mesi fa i conti con la sacrosanta protesta delle proprie donne. In campo con gli asiatici ci dovrebbe essere anche il fantasista Azmoun, noto per le proprie posizioni tutt’altro che allineate con il regime. Sullo sfondo il dibattito sul nucleare iraniano, dossier che interessa non poco a Washington, sul quale lo stesso al-Thani ha preso posizione a favore di Tehran. Chissà che a bordo campo, durante la partita, non si intravedano osservatori russi e israeliani.

Usa-Iran, il precedente dei Mondiali di Francia ’98

Versare (la birra)

Niente di meglio, davanti a una partita dei Mondiali, che un bel boccale di birra. Mica per caso Budweiser, brand del colosso Ab Inbev, ha versato alla Fifa 75 milioni per sponsorizzare il torneo. Il problema è che, secondo quanto ricostruisce il New York Times, la famiglia reale qatariota è intervenuta direttamente chiedendo e ottenendo dalla Federazione lo spostamento degli stand di Budweiser adiacenti agli stadi, così da renderli il meno evidenti possibili e «non turbare» la popolazione locale. Una birra, durante il torneo, costerà poi 13,20 euro, così da disincentivare gli estimatori. E non la troverai allo stadio: lì solo surrogati analcolici. Si sa che l’Islam ha un rapporto un po’ conflittuale con l’alcol. Il problema è che chi investe su una sponsorizzazione vorrebbe la massima evidenza per favorire il massimo consumo dei propri prodotti, ma guai a piangere sui soldi investiti: sarebbe come piangere sul latte versato. Pardon: la birra.

Z (Generazione)

Il calcio è enormemente cambiato rispetto all’era pre-diritti Tv. La fruizione del calcio ancora di più: secondo le ultime ricerche di marketing, i nati tra il 1997 e il 2012 seguono lo sport meno dei loro predecessori, non vogliono più vedere una partita intera ma preferiscono le azioni spettacolari. I Gen Z si accontentano degli highlights, non sono minimamente interessati a tutto il cinema che viene prima e dopo. A giudicare soltanto dai fatti che negli ultimi 12 anni hanno portato a Qatar 2022, difficile dare loro torto.

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