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Qatargate: la moglie di Panzeri verrà consegnata al Belgio

La decisione della Corte d’Appello di Brescia sul luogo della custodia cautelare. I legali: «scelta ingiustificata». Atteso ricorso in Cassazione

di Sara Monaci

(REUTERS)

2' di lettura

La Corte d’Appello di Brescia ha deciso: Maria Dolores Colleoni, 67 anni, moglie di Antonio Panzeri, principale indagato per corruzione nella vicenda del Qatargate, deve essere consegnata al Belgio, in custodia cautelare. Atteso il ricorso in Cassazione entro 5 giorni.

Il giorno 20 dicembre si deciderà per la figlia, Silvia Panzeri.

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Le due donne, accusate di riciclaggio in favore dell’ex europarlamentare del Pd e oggi alla guida della Ong Fight Impunity, a Bergamo sono state prima messe in custodia cautelare in carcere e poi ai domiciliari.

Panzeri è stato trovato con 700mila euro dai servizi segreti lo scorso luglio, poi in Belgio gli inquirenti durante le perquisizioni di una settimana fa ne hanno recuperati 600mila, mentre i carabinieri di Bergamo ne hanno sequestrati altri 17mila nella sua abitazione italiana. La procura di Bruxelles ha ritenuto le due donne complici di riciclaggio, al fine di nascondere il denaro della presunta tangente ricevuta dal Qatar, e quindi ha chiesto che potessero essere consegnate in Belgio. La procura generale di Brescia ha recepito la richiesta e l’ha condivisa, chiedendo al giudice italiano la stessa cosa.

Gli avvocati difensori si oppongono a questa decisione: «Abbiamo chiesto che la nostra assistita non venisse consegnata, in subordine che rimanga qui ai domiciliari perché potrebbe essere sentita con il sistema audiovisivo dai magistrati di Bruxelles - dice Angelo De Riso, difensore insieme al collega Nicola Colli, di Maria Colleoni, moglie dell’ex eurodeputato. La donna, che ha rilasciato dichiarazioni spontanee nell'udienza a porte chiuse, è in attesa della decisone dei giudici della corte d'appello di Brescia sulla sua consegna al Belgio, su richiesta di mandato di arresto europeo.

«Per noi l’aggravamento della misura sarebbe ingiustificato in relazione ai rapporti tra i due Stati europei. Se il sequestro operato a Bergamo di 17mila euro dovesse essere un indizio di un reato a carico è stato commesso in Italia e il codice penale dice che quando parte dell’azione viene commessa nel territorio dello Stato la giurisdizione è del giudice italiano». Il difensore De Riso sottolinea come nella memoria scritta «piuttosto nutrita» consegnata alla corte si sostiene «che c’è una contraddizione tra il tenere in Italia una persona ai domiciliari e poi nel caso di trasferimento questa persona andrebbe in carcere (in Belgio, ndr) con un aggravamento della misura, senza aver trasgredito il provvedimento deciso qui».

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