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Quadrino: «Scossa all’Italia? Da un maxi fondo per le infrastrutture»

Il presidente di Tages: «Il futuro del mercato energetico saranno rinnovabili e cicli combinati a gas, eventualmente accoppiati a sistemi di stoccaggio» - Secondo closing per Tages Helios II: «Abbiamo raggiunto 252 milioni»

di Cheo Condina

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(IMAGOECONOMICA)

Il presidente di Tages: «Il futuro del mercato energetico saranno rinnovabili e cicli combinati a gas, eventualmente accoppiati a sistemi di stoccaggio» - Secondo closing per Tages Helios II: «Abbiamo raggiunto 252 milioni»


5' di lettura

La seconda raccolta di Tages Helios II? «Abbiamo appena effettuato il secondo closing raggiungendo una raccolta totale pari a 252 milioni di euro ma puntiamo ad arrivare a 350-400 milioni. Continueremo a investire sulle rinnovabili, oltre al solare guarderemo anche ad eolico e mini-idro, e contiamo di confermare un tasso interno di rendimento (IRR) sopra il target del 7%». Il futuro del mercato energetico? «Completamente diverso rispetto a quello di dieci anni fa: il forte progresso tecnologico ha reso competitive le fonti rinnovabili anche senza incentivi e sono attesi investimenti colossali nei prossimi anni. Vogliamo fare la nostra parte per accompagnare la transizione energetica dell'Italia».

Umberto Quadrino è presidente di Tages e key manager dei fondi Tages Helios gestiti da Tages Capital SGR, che è una gamba del business di Tages Group, fondato nel 2010 da Panfilo Tarantelli, Sergio Ascolani e Salvatore Cordaro e attivo, attraverso partecipazioni dirette di minoranza dei soci, per esempio, anche nel settore bancario con Credito Fondiario.

Nel 2015 è maturata la decisione di lanciare un fondo specializzato sul fotovoltaico, appunto Tages Helios, per iniziativa dell'ex numero uno di Edison (dal 2001 al 2011) che è diventato così uno dei soci di Tages. I risultati raggiunti in cinque anni? «Tra il primo e il secondo fondo abbiamo sinora raccolto più di 500 milioni di cui 320 sono già investiti e tenuto conto della leva, abbiamo acquistato asset per circa 1,2 miliardi. Siamo così diventati i secondi operatori italiani del solare con oltre 300 MW di capacità produttiva, offrendo ai sottoscrittori rendimenti elevati».

Ma Quadrino, da osservatore attento della realtà italiana e da manager di lungo corso - da assistente dell'ad di Fiat, Cesare Romiti, è arrivato a ricoprire posizioni apicali nel gruppo Fiat, oltre che a realizzare la fusione che ha dato vita a Cnh, fino ovviamente alla decade da leader nella Edison - ha anche un auspicio per il nostro Paese, in particolare in un momento come l'attuale: «Per dare una vera scossa al Paese serve un maxi fondo che investa sulle nuove infrastrutture: i capitali sul mercato ci sono, ed hanno appetito per questo genere di impieghi, ma bisogna garantire loro una stabilità regolatoria e normativa nel lungo termine».

Dottor Quadrino, chi sono i principali sottoscrittori del secondo fondo Tages Helios?
La maggioranza sono assicurazioni sulla vita, praticamente tutte le principali compagnie italiane e qualcuna straniera, ma ci sono anche fondi pensione, Casse privatizzate, Fondazioni bancarie e Family office: praticamente tutti gli investitori istituzionali. Il nostro fondo si sposa bene con le esigenze di questi soggetti: con distribuzioni semestrali e rimborsi di capitale intermedi, infatti, Tages Helios ha un profilo simile a un bond, ma il suo andamento è decorrelato dai mercati, è poco volatile e i rendimenti sono molto interessanti”.

A proposito, quanto rende Tages Helios?
Il primo fondo, completamente investito, aveva un target di IRR pari all'8% e oggi a scadenza proietta oltre il 10% netto. Le distribuzioni dei primi tre anni sono state del 14-15% sul capitale investito. Anche con il secondo fondo ci sono i presupposti per fare meglio degli obiettivi.

Come fate a generare questi rendimenti? Dove create valore?
I fondi Tages Helios investono in rinnovabili, in particolare in impianti fotovoltaici già operativi e collegati alla rete e che restano in portafoglio per tutta la durata residua degli incentivi, circa 12-13 anni. Raggiunta la massa critica abbiamo due leve su cui agire per migliorare la redditività e aumentare di conseguenza i ritorni per gli investitori. La prima è industriale: abbiamo una società specializzata e dedicata esclusivamente ai nostri impianti, Delos Power, che crea valore attraverso lo sfruttamento di sinergie ed economie di scala del portafoglio gestito. Ottimizziamo le performance anche grazie ad un sistema di monitoraggio proprietario, che ci consente in tempo reale di verificare la produzione per singola stringa di pannelli intervenendo in tempo in caso di eventuali problemi. La seconda leva è il refinancing: diversi asset sono stati finanziati anni fa e oggi i tassi sono inferiori. Complessivamente grazie a queste azioni miglioriamo il tasso interno di rendimento del 2,5-3%.

Il futuro del mercato energetico saranno rinnovabili e cicli combinati a gas, eventualmente accoppiati a sistemi di stoccaggio

Sul mercato italiano, ultimamente, scarseggiano “prede” di grossa taglia nel fotovoltaico...
L'offerta è estremamente frazionata. La nostra recente acquisizione da Susi Sustainable Energy è un portafoglio fotovoltaico di 14,5 MW. La nostra struttura ci permette di investire fino a 100 milioni l'anno ma se spunteranno portafogli più consistenti ci muoveremo con decisione, come nel 2018 per Glennmont.

Come vede lo sviluppo del mercato energetico nei prossimi anni?
Continuerà il consolidamento ma partirà soprattutto una nuova ondata di investimenti sulle rinnovabili: il Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima) prevede di triplicare la capacità produttiva del solare e di raddoppiare quella dell'eolico entro il 2030. Si tratta di uno sforzo gigantesco da realizzare nei prossimi 10 anni con una differenza sostanziale rispetto al passato: oggi le fonti verdi sono competitive anche senza incentivi e la transizione energetica non si realizzerà solo per ridurre le emissioni inquinanti ma per ragioni di convenienza economica rispetto alle fonti termiche ed anche rispetto all'energia nucleare. Grazie agli enormi investimenti di Cina, Usa, India e molti altri paesi, infatti, i prezzi degli impianti solari sono crollati; e anche per l'eolico, con pale arrivate a 5 MW di potenza, la produttività è balzata. Il futuro del mercato energetico saranno rinnovabili e cicli combinati a gas, eventualmente accoppiati a sistemi di stoccaggio.

In questo scenario sono previsti nuovi fondi come Tages Helios e Tages Helios II?
Serviranno investimenti colossali nei prossimi anni e al contempo ci sarà sempre più appetito per fondi come i nostri in termini di bilanciamento rischio-rendimento. Quindi contiamo di fare la nostra parte per accompagnare la transizione energetica italiana, investendo anche in settori complementari alle rinnovabili.

Tages Helios e Tages Helios II, come altri, sono fondi “brown field”, cioè investono e migliorano la redditività di infrastrutture esistenti. Un fondo “green field” potrebbe rappresentare una svolta per il nostro Paese?
Ne sono convinto. Serve un fondo che punti su nuove infrastrutture ma bisogna creare le condizioni di partenza giuste, a partire dalla stabilità regolatoria, visto che c'è notevole richiesta da parte di investitori nazionali e internazionali di investire su asset che generino rendimenti costanti nel lungo termine. I settori a cui destinare risorse non mancano: il trasporto pubblico locale, il ciclo idrico che presenta ancora forti perdite, i depuratori, il trattamento dei rifiuti, le scuole (di cui alcune non hanno ancora requisiti sismici), gli ospedali, le residenze per anziani, gli studentati, l'alta velocità e le infrastrutture per la mobilità elettrica. Servono infrastrutture grandi e piccole: per progetti del genere lo Stato deve garantire la stabilità regolatoria e gli operatori come Tages devono fare la loro parte.

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