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Qualche consiglio per gestire i trade-off in un mondo complesso

È importante non limitarsi a considerare la prima e più evidente variabile, ma approfondire la valutazione con domande generative

di Alessandro Cravera *

(© Erich Häfele)

4' di lettura

Il pensiero strategico occidentale si è sviluppato intorno al concetto di vittoria. Il fine della strategia è quello di raggiungere l’obiettivo prefissato. Focalizzazione delle risorse, attenta pianificazione, determinazione e perseveranza sono stati i pilastri dell’orientamento al risultato. Questo modo di concepire l’azione strategica funziona bene quando ci si muove per raggiungere obiettivi e target chiari in un contesto di bassa interdipendenza. Tuttavia, in una realtà iperconnessa come quella attuale questa condizione è piuttosto rara. I sistemi sociali, politici e organizzativi sono oggi molto più complessi che in passato. E questa complessità genera un fenomeno che siamo meno abituati a gestire: i trade-off.

Tecnicamente un trade-off è una situazione che implica una scelta tra due o più possibilità, in cui la diminuzione di una quantità costituisce un aumento in un’altra quantità. Si parla quindi di trade-off quando si deve operare una scelta tra due obiettivi ugualmente desiderabili ma tra loro contrastanti. Gran parte degli obiettivi funzionali di un’azienda sono in trade-off. E lo stesso vale per gli obiettivi politici di un governo. La crisi pandemica degli ultimi anni ha chiarito quanto sia difficile gestirli.

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Si pensi ad esempio, alla relazione inversa tra l’obiettivo di minimizzare i contagi da COVID-19 e quello di gestire gli impatti economici e sociali. Ogni governo ha dovuto affrontare molti altri trade-off. Si pensi al trade-off tra il diritto alla salute e il diritto alla privacy, tra le restrizioni alla libertà individuale per contenere i contagi e i diritti costituzionali, tra l’uso di mascherine, guanti e flaconi monodosi e l’impatto ambientale, e così via.

Per gestire con efficacia i trade-off i cardini del pensiero strategico occidentale entrano in crisi. Ad esempio, chi sono gli esperti nella gestione dei trade-off? Se parliamo di limitare i contagi dobbiamo certamente ascoltare gli epidemiologi e se parliamo di limitare gli impatti economici e sociali dobbiamo ascoltare economisti e psicologi. Ma se dobbiamo gestire contemporaneamente entrambi gli obiettivi a chi ci rivolgiamo? Spesso la risposta a questa domanda è stata “la politica”. Sono i governi con le loro scelte politiche a dover mediare tra questi obiettivi. Questo è senz'altro vero, ma su quali basi avvengono queste scelte politiche?

Spesso c’è più ideologia che scienza e metodo in queste scelte. E si torna quindi al punto precedente: se gli specialisti servono per obiettivi “funzionali” a quali esperti dobbiamo affidarci per la gestione di obiettivi interdipendenti?

Un’efficace gestione dei trade-off richiede due fasi fondamentali. La prima di queste è riconoscere il trade-off, farlo emergere con chiarezza. Può sembrare una banalità ma non lo è. Se il trade-off non emerge con chiarezza, ciò che normalmente accade è che gli esperti di uno degli obiettivi in relazione inversa polarizzino la strategia di gestione determinando effetti negativi sull’obiettivo contrapposto. Inoltre, se il trade-off non è chiaramente riconosciuto, ogni scelta strategica può determinare conseguenze inattese negative che sorprendono il decisore.

Provo a spiegare questo aspetto con un esempio. Pensate alla domanda: “Preferireste guadagnare 70.000 $ nel 1900 o 70.000 $ oggi?” Al centro della questione c’è la variabile denaro. Se per rispondere a questa domanda mi limitassi a considerare questa variabile, probabilmente deciderei di guadagnare 70.000$ nel 1900. Questa domanda tuttavia nasconde dei trade-off. Nel 1900, infatti, nessuna somma di denaro poteva comprare gli antibiotici o un frigorifero o un condizionatore o computer. Inoltre, l’aspettativa di vita era di 46 anni, contro gli 83 attuali.

Ricchezza/salute, ricchezza/durata della vita e ricchezza/qualità della vita sono trade-off che rischierei di non vedere nel momento della scelta. Per vedere tutti i trade-off è pertanto importante ampliare la lettura del contesto. Non limitarsi quindi a considerare la variabile denaro, ma allargare il campo. Chiedersi ad esempio che aspettativa di media si aveva nel 1900, o se fossero disponibili gli antibiotici, o in quali condizioni sociali vivevano le donne, fa emergere altre variabili che possono portare a una scelta più consapevole.

Queste domande si definiscono “generative” perché fanno emergere un punto di vista sulla situazione da affrontare che, in loro assenza, resterebbe nascosto. Ci aiutano a interpretare meglio il contesto e a vedere le retroazioni sistemiche generate dalle nostre azioni e decisioni.

Il secondo aspetto fondamentale per gestire i trade-off è la velocità di apprendimento e adattamento. Di fronte a un trade-off è normale nelle prime fasi affrontarlo sul piano valoriale decidendo quale dei due obiettivi è prioritario. Decidere se è più importante l’efficienza o la soddisfazione del cliente, la limitazione dei contagi o gli impatti economici e sociali sono scelte che sottendono a valori del decisore. Ciò che però si deve evitare è mantenere la strategia ancorata a quei valori di partenza. In tal caso la strategia diventerà presto ideologica e porterà a scompensi e danni significativi sull'obiettivo del trade-off che si è scelto di mettere in secondo piano.

Quando parlo di velocità di apprendimento mi riferisco alla rapidità del decisore di leggere i mutamenti del contesto che si creano in virtù delle strategie adottate e di ritarare nel modo più rapido e flessibile le stesse per adattarsi al mutare delle condizioni. Questa rapidità di adattamento consente di adottare scelte strategiche molto flessibili che consentono di prendere in considerazione entrambi gli obiettivi del trade-off a seconda delle condizioni di contesto determinando quindi risultati positivi e sostenibili su entrambi i fronti. Lungi dall’essere “incoerente”-– definito tale da chi è meno consapevole della complessità - questo approccio flessibile, mutevole e connesso all’evolvere del contesto, rappresenta il cardine del nuovo pensiero strategico.

* Partner di Newton SpA


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