Opinioni

Qualche idea per salvare e migliorare il Ssn

di Silvio Garattini

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(Ansa)


3' di lettura

Sono passati 40 anni dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Nonostante tutte le benemerenze bisogna tuttavia ammettere che il Ssn è in declino per varie ragioni. Anzitutto ha tradito se stesso perché ha perso una delle sue caratteristiche: l’equità dell’accesso. È ancora vero che nei casi gravi non ci sono distinzioni fra ricchi e poveri, ma nelle cose di tutti i giorni, per le visite, gli esami diagnostici, i piccoli interventi chirurgici o riabilitativi vigono le liste d’attesa.

Ma queste valgono solo per qualcuno, perché chi ha risorse economiche ricorre - all’interno delle strutture pubbliche - all’intramoenia, un termine che indica che si può avere tutto e presto, con gli stessi medici, le stesse apparecchiature, le stesse strutture purché si paghi. Un vero scandalo che crea differenze.

Una seconda anomalia è l’eccessiva presenza in parecchie Regioni di strutture private che vivono grazie al Ssn, ma dovendo fare profitto possono scegliere i pazienti, non avere il problema dei pronto soccorso e molto spesso “largheggiare” nelle visite e negli interventi, perché tanto paga il Ssn! A questo si aggiunga nelle strutture pubbliche la mancanza di personale, soprattutto infermieristico, ma più recentemente anche medico.

L’invecchiamento della popolazione è un altro elemento di preoccupazione perché con l’età anche a causa della scarsa attenzione alla prevenzione, si accumulano le patologie e quindi le necessità di intervento, mentre manca nella nostra medicina una necessaria cultura geriatrica. In particolare mancano strutture adeguate per aiutare le famiglie quando, ad esempio, si trovino ad avere una persona anziana affetta da demenza.

Un altro elemento critico è l’aumento degli interventi assicurativi, personali ma soprattutto aziendali o professionali che non solo interferiscono sul funzionamento delle strutture ospedaliere, ma essendo generalmente tasse esenti sottraggono indirettamente risorse alla comunità e quindi anche al Ssn. In aggiunta a queste e altre difficoltà il Ssn soffre della eterogeneità regionale con gravi disparità nella quantità e nella qualità degli interventi, disparità che generano disagi e impongono viaggi - più frequentemente dal Sud al Nord.

Infine, ma non meno importante, vi è la mancata sensazione generale che il Ssn sia un bene comune da proteggere in tutti i modi. Ogni medico dovrebbe avere il concetto che qualsiasi intervento non strettamente necessario va a scapito di tutta la comunità.

Se è facile denunciare un declino, che se continua porterà alla scomparsa del Ssn, è certamente più rischioso azzardare soluzioni.

Comunque ci si può provare anche con l’idea di suscitare un dibattito, che è attualmente poco vivace.

Una prima soluzione è l’introduzione di una pratica divenuta obsoleta a causa dei grandi progressi ottenuti dalla terapia: la prevenzione. Tutti sanno più o meno che cosa vuol dire, ma pochi la praticano. Tutti dovrebbero sapere che le malattie in gran parte non piovono dal cielo, ma che dal 50 all’80% sono evitabili.

Un secondo elemento per la sostenibilità è rappresentato dalla necessità di non effettuare sprechi ed è certamente fonte di enormi sprechi ogni volta in cui il Ssn realizza interventi che non sono basati sulla evidenza scientifica. Quante analisi ripetitive fatte a breve distanza di tempo solo per accontentare i pazienti; quante Tac, risonanze nucleari magnetiche e analisi di densità ossea che sappiamo essere spesso inutili o sostituibili da esami più semplici. Quanti interventi riabilitativi a cui mancano basi scientifiche per essere considerati utili. Quanti farmaci vengono prescritti quando potrebbero essere sostituiti da migliori stili di vita. In questo senso gioca un ruolo importante la cosiddetta medicina difensiva.

Un terzo intervento essenziale per la sostenibilità del Ssn è la ricerca scientifica. Siamo il Paese che spende la metà della media europea per la ricerca. Come è possibile mantenere un Ssn a conoscenza di ciò che si sviluppa nel mondo senza un adeguato livello di ricerca scientifica? Come è possibile far fronte agli sviluppi delle conoscenze senza poterne controllare il valore? Raggiungere il traguardo minimo del 3% della spesa del Ssn permetterebbe in breve tempo di recuperare ampiamente la spesa ottenendo risparmi significativi. La ricerca, infatti, va considerata un investimento e non una spesa.

(*) Presidente Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

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